Yolo / Serie TV

Riparte “Girls”, con data di scadenza

IL 78 20.02.2016

Era la serie nata in antagonismo a Sex and the City. Invece, lentamente, si è incanalata nel solco di Carrie Bradshaw. Ora inizia la quinta stagione, la penultima

Il 21 febbraio comincia la penultima stagione di Girls: dopo aver raccontato un paio di generazioni in cinque anni, Hannah Horvath è ormai arrivata a fine missione. Niente più bruttine sovrappeso, restano a farci compagnia Jessica Jones e il commando delle secche coi superpoteri o la laurea in legge. Com’è stato che Lena Dunham è riuscita a diventare Nora Ephron prima di avere l’età? L’errore dell’inizio fu quello di pensare che Girls avesse l’unico obiettivo che sembrava sensato per una serie con quattro amiche: riempire il posto vuoto di Sex and the City, replicare lo schema. Al posto di una nuova Carrie però si presentò tutta un’altra persona: Hannah cantava Wonderwall molto assorta nella vasca da bagno, si tagliava i capelli da sola (storti) e piangeva, mangiava nuda nelle giornate amare, non le piaceva nessuno a parte se stessa. Lena Dunham l’aveva costruita per farle avere vent’anni, ma capitando in un periodo storico bello e svergognato, quello dell’adolescenza lunga – stupido per chi ci vive ma fortunato se devi scriverne – s’accorse subito che poteva essere contrabbandata come caso di scuola almeno fino alle quarantenni. Era una disoccupata con velleità, ci piaceva: l’amore era finalmente diventato solo la seconda cosa al mondo. Nella prima puntata ricattava i genitori per farsi mantenere («Potrei drogarmi. Capite quanto siete fortunati?»), quando muore il suo editore la prima cosa di cui si preoccupa è se il suo libro verrà pubblicato o no. C’era Adam, la versione hipster di Mister Big, ma il problema non era solo lui.

È che a differenza del fumetto di New York anni Novanta, Hannah sembrava vera: con l’affitto da pagare, le crisi di panico, il lavoro che manca – specialmente quello che vuole fare lei – era talmente narcisista da esibire pure il masochismo: «Nessuno mi può odiare più di quanto mi odio io». Ci piaceva, non poteva durare. «L’America ha la tendenza a prolungare le serie», è così che Lena Dunham ha spiegato che era necessario far finire Girls: «L’avevo pensata quando avevo 23 anni, adesso ne ho trenta». A trent’anni si smette con l’odio universale e si inizia con le diete? Si chiude con l’ansia delle ambizioni e si comincia con i sentimenti frustrati? Esattamente: appena arriva un lavoro ben pagato, puoi dedicarti tutto il giorno a essere sfortunata in amore con gli anaffettivi pesi massimi. Lena Dunham, lascia perdere prima che Hannah cominci a riempire l’armadio di scarpe e a farsi solo domande sugli uomini, prima di iniziare a somigliare troppo a Carrie Bradshaw. In un certo senso, prima di diventare come ci si aspetta: normale.

Chiudi