Tra membri che arrivano e membri che vanno, la band presenterà il suo ultimo lavoro “Un luogo sicuro” all'Alcatraz il 2 aprile

La provincia che ti sta stretta, la città che ti sta larga e mai niente che sia della taglia giusta. Il nuovo disco de L’Orso – che poi sono quattro – è una valigia piena di t-shirt disegnate, cappelli da rapper, collant («da togliere»), guanti no, quelli no perché «li ho lasciati da te più di un anno fa». Una valigia che apri e potrebbe benissimo essere la tua, con il disordine e tutte quelle inutili altre cose raccolte durante i viaggi. È la valigia di un «viaggio di ritorno, quello verso casa, alla ricerca di un luogo sicuro». Mattia Barro, che de L’Orso è il cantante, le parole non le usa a caso: Un luogo sicuro è il titolo del nuovo disco con cui si presenteranno sul palco dell’Alcatraz di Milano il 2 aprile. Sullo stesso palco, per dire, solo qualche giorno fa c’era Francesco De Gregori, eppure la cosa non lo sconvolge: «Non sono un fan della tradizione cantautorale italiana. Rispetto la storia ma non ne ho un valore affettivo. Più che altro penso che l’ultimo artista che ho visto su quel palco è stata St. Vincent».

 

La storia de L’Orso comincia a Ivrea, città natale di Barro e sede della mansarda in cui Un posto sicuro è stato scritto. Dentro ci sono gli amici – gente chiamata “i tropicalisti” che l’estate scorsa si faceva fotografare con un cocktail in mano in bermuda e occhiali da sole in un giardino di Ivrea, manco fossero ai tropici davvero –, gli amori, Berlino, l’Irlanda, il tempo che passa e un pochino di inevitabile conseguente malinconia. Ma non aspettatevi atmosfere da accendini accesi e ondeggianti tra la folla: Un luogo sicuro è un disco da ballare, all’Alcatraz o da soli in casa una domenica mattina («Balla con me, saremo goffi assieme» è una splendida dichiarazione di resa alla nerditudine). Il 2 aprile sul palco milanese ci saranno anche Omar Assadi, Niccolò Bonazzon e Francesco Paganelli, gli altri tre componenti della band che – dal 2011 ad oggi – ha cambiato sonorità e formazione. L’ultima in ordine cronologico ad aver abbandonato il progetto de L’Orso è stata Gaia D’Arrigo, ma è giusto ricordare che dalla tana de L’Orso sono passati anche Tommaso Spinelli e Giulio Scarano, la cui faccia – protagonista della pubblicità della Wind – ha a lungo tappezzato i muri delle città. Ma se, come spiega Mattia Barro, L’Orso è un viaggio, è del tutto naturale che lungo la strada qualcuno si perda e qualcun altro invece arrivi. Senza troppe malinconie, ridendoci anche un po’ su e alzando il volume.

Sabato 2 aprile L’Orso sarà ospite della Rassegna stampa Subito Open Day, condotta da Christian Rocca e Paola Peduzzi, a cura di Spotorno Subito. IL è media partner dell’iniziativa. Ore 10,30, libreria Open – More than books, viale Monte Nero 6, Milano

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