Uscito a sorpresa pochi giorni fa, “Untitled Unmastered” è la conferma del talento di un artista diverso dagli altri, con uno stile personalissimo e tematiche mai scontate e banali

Nella notte americana tra giovedì e venerdì Kendrick Lamar ha fatto uscire un disco a sorpresa: Untitled Unmastered. formato da un insieme di demo rimaste fuori dal disco precedente, To Pimp a Butterfly, tra cui un paio di canzoni che aveva già eseguito durante gli ultimi Grammys o come ospite nei late show di Steven Colbert e Jimmy Fallon.

L’hip-hop ha ingoiato il pop come un serpente abbastanza grosso è in grado di fare con un vitello intero. In un contesto in cui ogni giorno escono nuovi mixtape, singoli, remix, collaborazioni, e un rapper come Future, poco conosciuto in Italia al di fuori della nicchia di “ascoltatori forti” di rap, ha avuto tre dischi diversi al primo posto di Billboard in soli sette mesi, tutto sommato non è una grande notizia. Al limite potrebbe esserlo il fatto che anche senza titolo e non lavorato alla perfezione, anche se Lamar ne parla come di un “progetto” e non come un album, Untitled Unmastered. è un altro mezzo capolavoro.

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Anche The Life of Pablo, l’ultimo disco di Kanye West, in teoria non è un disco finito, ma Kanye ha già annunciato un nuovo album in estate. Quindi, Kendrick Lamar non fa che leggere i codici del gioco contemporaneo: non è importante pubblicare sempre album levigati come il monolite di Kubrick, ma far emergere la propria voce nel rumore di fondo quotidiano. Ma Kendrick Lamar non è un rapper egocentrico che vuole imporre la sua personalità o il suo stile di vita, a differenza della maggior parte degli altri rapper del momento lui ha qualcosa da dire.

Kendrick Lamar è anzitutto uno dei rapper più magnetici della storia relativamente breve del rap (basta averlo visto live anche solo in video per capirlo). Il modo in cui ha superato i tic e i vizi di quasi tutto il rap mainstream senza perdere un centesimo del suo carisma (swag) non gli ha solo aperto le porte della Casa Bianca, ma è ciò che lo rende uno dei rapper più rivelanti e duraturi della nostra epoca. La sua intensità da profeta lo mette su un piano più universale dell’edonismo nichilista dei suoi colleghi migliori (A$ap Rocky, The Weeknd, per fare due esempi). Tra vent’anni ci ricorderemo, ammesso che ce ne sarà bisogno e non sarà ancora su scena, chi era Kendrick Lamar.

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Untitled Unmastered. conferma lo stile personalissimo di To Pimp a Butterfly in cui si mescolano jazz, funk e basi potenti, vocine buffe e minacciose e decine di strofe consecutive che scendono come acqua da un rubinetto aperto.

I concetti di fondo sono gli stessi. Nella prima traccia cita il libro dell’Apocalisse: «No birds chirping or flying, no dogs barking, we all nervous and crying, moving caution, in disbeliefs our beliefs the reason for all this». Nella penultima confessa la dipendenza che può dare la fama: «Love won’t get you high as this, drugs won’t get you high as this». Ma il tema preferito di Kendrick Lamar resta la critica al razzismo dell’industria musicale che sfrutta gli artisti neri, e il suo conflitto nel farne parte: «A piece of mine’s, that’s what the white man wanted when I rhyme».

Il disco è a disposizione – su iTunes, Spotify, Tidal, Apple Music, Google Play Music – e chi ha apprezzato To Pimp a Butterfly lo starà già ascoltando. Figuriamoci chi si vanta di conoscere Kendrick Lamar già dalle prime collaborazioni con Jay Rock e The Game. Tutti gli altri hanno una nuova occasione per scoprirlo, anche se non ho idea di quanto Kendrick Lamar possa essere ascoltato da un pubblico veramente mainstream. So solo che ho fatto vedere il video di una sua performance live a una persona che non sapeva che faccia avesse, che ha commentato: «Si vede che è intelligente». Che tradotto nella terminologia di Kendrick Lamar diventa: «I freed you from being a slave in your mind».

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