Chi non si è mai imbesuito per ore dando in pasto a Google Translate qualunque cosa gli passasse per la mente? Ecco, qualcuno – Elliot edizioni – ha fatto meglio di tutti e gli ha consegnato alcune poesie della grande poetessa americana. Il risultato a volte è monco e altre sorprendente, testimoniando una volta di più che la lingua è un progetto e non un orologio a cucù

Charter in delirio! (Elliot editore, 7,50 euro) è una raccolta di poesie di Emily Dickinson il cui testo italiano a fronte è ottenuto con i traduttori automatici. Da cui il titolo, che trasforma l’originale inglese da un delirante contratto a una scena dell’Aereo più pazzo del mondo.

Le perle sono varie, spesso molto sottili. Alcuni versi sul sonno si robotizzano in

Lo spegnimento dovrebbe essere,
per le anime di sanità mentale,
la chiusura degli occhi.

Perché il traduttore ha trasformato in “spegnimento” la parola “sleep”, usata sui computer in questo senso. Come se il software leggesse il mondo con i propri parametri.

A volte il gioco riesce a metà perché la traduzione è meno folle dei versi di ED:

A shady friend for Torrid days
Is easier to find
Than one of higher temperature
For Frigid hour of Mind

Un amico ombreggiato per giorni Torridi
è più facile da trovare
di uno di temperatura superiore
per la Frigida ora della Mente

Ma quando trionfa è illuminante:

Lex assiste una sirena
nella sua mostra serena;
ma il padre è a carico e onorato,
e in prestito fino ad oggi.

… che è una solenne e attualissima meditazione sui blocchi emotivi e forse sessuali delle figlie di padri troppo forti, che però sono a loro volta deboli…

Nella prefazione, la curatrice Marzia Grillo argomenta in vario modo la necessità editoriale del suo progetto e di un confronto con i software che ci ruberanno anche i lavori umanistici o forse no – stiamo a vedere: «Sempre più spesso si parla di versi prodotti tramite algoritimi, di applicazioni capaci di trasformare i tweet in sonetti in pentamentro giambico e, persino, di “robopoesie” pubblicate su autorevoli riviste culturali americane all’insaputa dei redattori, che le credevano frutto di un originale e ispirato animo umano».

Non posso non sentire sullo sfondo una risata chimicamente alterata: come ci piace guardare su youtube i robot che inciampano, come ci piace chiedere a Siri di sposarci (oggi mi ha risposto «Come sei dolce, Francesco. C’è qualcos’altro che posso fare per te?»), così ci piace usare il traduttore di Google per ridare alla lingua quella pazzia che il suo costante uso funzionale a volte ci fa perdere. E ovviamente è lì che sta la poesia.

Dice internet (…) che i bambini che imparano tardi a parlare o contare, cioè a piegare il cervello a esigenze sociali ben strutturate, da grandi sono più creativi. E i paradisi artificiali servono a ritrovare quella spontaneità. Ma pure la rete può essere usata come paradiso artificiale. Poi, dal punto di vista del libro, che una spontaneità così esagerata si ritrovi in un volume stampato e messo in vendita è una bella notizia: in questi mesi di agitazione editoriale, mentre Mondazzoli deve capire come sfrondare i rami di troppo, mi ritrovo ad apprezzare più di prima gli editor che pubblicano libri meravigliosamente insensati come questo.
Anche perché, come scrive nella postfazione Martina Testa, uno dei migliori traduttori italiani: «Ho cominciato, meglio tardi che mai, a scoprire quest’autrice visionaria e provocatoria. In fondo, una delle cose più preziose che riescono a fare i libri non è metterci voglia di leggere altri libri?».

Emily Dickinson
CHARTER IN DELIRIO!

A cura di Marzia Grillo
Postfazione di Martina Testa

Elliot
64 pagine, 7 euro
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