Questo articolo è stato scritto per l'annuario 2015 della Juventus, quando la squadra più scudettata d'Italia sembrava fuori dai giochi per il titolo. Ecco com'è riuscito, tra mille scetticismi, Massimiliano Allegri a trasformare una squadra di calcio vincente in una straordinaria forza tranquilla

Sono quattro anni che ci stropicciamo gli occhi, a non voler contare anche i centoquattordici precedenti. Ma questo 2015 difficilmente ce lo dimenticheremo. Ci siamo arrivati con lo scetticismo del cambio in corsa dell’allenatore in una complicata estate 2014 e con l’euforia dei primi e quasi inattesi risultati positivi di fine anno. Poi è arrivato, il formidabile 2015: ed è stato meraviglioso, quasi sorprendente, vedere in campo una squadra adulta, sicura e serena. Una squadra consapevole della sua superiorità, senza fretta di dimostrarla, senza ansie da prestazione.
Una forza tranquilla.
Era, in teoria, la stessa squadra del triennio contiano, più Morata, Pereyra ed Evra, meno grandiosa e irrequieta della macchina da guerra dei 102 punti, ma più compassata, più fredda, più cinica. Più Juventus, a volerla dire tutta. Una squadra che nel corso dell’anno ha dominato le partite senza subire, senza affanni, senza patemi. Solida, affidabile, organizzata. Una squadra cui bastavano i colpi dei tanti campioni, giovani e no, per ottenere i 3 punti.
La Juve 2015 guidata da Massimiliano Allegri ricorda la Juventus d’acciaio di Fabio Capello. Come quella dei portentosi scudetti numero 28 e 29, la Juve del trionfo numero 33 non ha avuto bisogno di strafare per vincere le partite: un gol o due e poi tutti a gestire il risultato con qualità tecnica ed equilibrio tattico. Quante ne abbiamo vinte così, quest’anno.
Allo Stadium, quando capitava che il match non riusciva a sbloccarsi, guardavo Allegri per capire che sensazioni trasmetteva alla squadra. E, nonostante i minuti passassero inesorabili, lo vedevo sempre sereno chiedere ai calciatori di rimanere tranquilli, di far girare palla, di aspettare il momento buono. Il momento buono immancabilmente arrivava. Questo talento naturale di raggiungere la vittoria senza particolari strappi e sbalzi non è solo nel DNA della Juventus, è conseguenza del lavoro serio e professionale di un team tecnico-tattico e di una società senza eguali. Non è un caso, insomma.
A un certo punto è successo qualcosa. La Juventus si apprestava a vincere il quarto scudetto consecutivo, i tifosi erano entusiasti e nessuno davvero credeva potessimo ottenere di più da una stagione sportiva: il 33esimo scudetto, il superamento del turno di Champions, una squadra strepitosa, il miglior portiere del mondo, una difesa da urlo, un centrocampo mondiale, il miglior giovane calciatore in circolazione, lo stadio bello da impazzire.

LaPresse

Senonché è arrivato il giorno degli ottavi di Champions League. A Torino è sceso il Borussia Dortmund, una bella squadra con cui negli anni ci siamo scambiati parecchi giocatori (Reuter, Moeller, Khoeler, Julio Cesar, Paulo Sousa e Immobile) e contro cui abbiamo giocato partite memorabili tipo quella della traiettoria arcuata poi denominata «il gol alla Del Piero» e anche un’incredibile finale di Champions persa 3-1 ancora non si riesce a capire come.
Allo Stadium è stata una bella partita, vinta 2-1 contro un gruppo di giocatori che sul momento ha lasciato l’impressione di essere più europeo di noi. La partita della svolta è stata quella del ritorno. Una partita perfetta, sbloccata subito e vinta 3-0 con l’incredibile facilità dei predestinati. Ecco, quella sera del 18 marzo, il 2015 è diventato un anno formidabile per gli juventini. In quella notte di Dortmund è nata una nuova squadra, con la «caratura internazionale», come ama dire Allegri, che mancava dalla finale di Manchester del 2003. La Juventus è tornata a essere una squadra consapevole di potersela giocare con i giganti del calcio europeo, e lo ha dimostrato anche in finale col Barcellona. Non avremmo battuto il Monaco, e soprattutto il Real in semifinale, pareggiando poi a Madrid, senza la notte magnifica di Dortmund.
La nuova serie A 2015/2016 non è iniziata benissimo, a differenza della Champions. La squadra è completamente nuova, sono andati via 9 campioni ne sono arrivati 10. I conti, però, si faranno a maggio del 2016. Come sempre la Juventus giocherà fino alla fine.

Chiudi