Sul mensile inglese Prospect, la prima recensione di Zero K che uscirà in America il 3 maggio. Con spoiler

Il nuovo romanzo di uno dei più grandi scrittori viventi, Don DeLillo, uscirà negli Stati Uniti il 3 maggio. Si intitola Zero K. Il magazine inglese Prospect, sul numero di aprile uscito in edicola a fine marzo, ha pubblicato la prima recensione del libro. Zero K è una satira profonda e commovente, alla DeLillo, sul culto quasi religioso delle magnifiche sorti e progressive della tecnologia. Ambientato in Kyrgyzstan, ma con un finale spettacolare a New York, Zero K racconta la storia di un miliardario americano, Ross Lockhart, e di suo figlio Jeff.

Scrive Elaine Showalter su Prospect: «Ross Lockhart è sulla sessantina quando la sua seconda moglie, Artis, si ammala gravemente di sclerosi multipla. Da quel momento, inizia a investire fortemente in Zero K, un metodo avanzato di crioconservazione in grado di congelare il corpo umano, di conservarlo in un luogo che è metà un magazzino e un metà museo e che lo riporterà in vita in una forma cyber-umana in un’era più sicura e più saggia. (…) Zero K è molto più di una tecnica medica e scientifica. È la religione tecnologica chiamata The Convergence che promette l’immortalità. I “convergenti” ricchi, cioè i convertiti, che arrivano al sito credono che quando risusciteranno saranno essere umani più evoluti, parleranno una lingua avanzata e saranno capaci di esprimere concetti e di vedere cose che oggi non sono possibili. Artis ha scelto di fare la Convergence e Lockhart vuole che suo figlio assista con lui al “passaggio” della moglie».

Artis ci crede: ”Rinascerò in una realtà più profonda e più veritiera». Jeff è la mente sana del romanzo, resiste ai continui messaggi di morte di tecnici e scienziati e fedeli che predicano la fine della vita immaginando un futuro migliore. Si chiede se non si tratti di omicidio e al padre dice: «Penso che tu abbia subito un lavaggio del cervello. Sei vittima di questo ambiente. Fai parte di una setta».

 

Un particolare della copertina americana di Zero K

I toni sono orwelliani e anche molto bizzarri, con DeLillo che un po’ descrive seriamente il culto, un po’ lo prende in giro. Ma il romanzo, scrive Prospect, è «una discussione filosofica profonda sulla paura di invecchiare e di morire, argomento che da sempre ossessiona DeLillo, oltre che la storia del tentativo di Jeff di riconciliarsi con il passato» e con un padre che lo aveva abbandonato quando aveva 13 anni (questa parte personale del romanzo era stata anticipata in un estratto pubblicato dal New Yorker a febbraio che, per come era stata presentata, non sembrava avesse a che fare con Zero K).

Il libro è diviso in due parti e, come spesso capita nei romanzi di DeLillo, prende spunto da fatti storici realmente accaduti, come il meteorite esploso il 15 febbraio 2013 sopra la città russa di Chelyabinsk che ha ferito 1500 persone e creato tra i suoi abitanti il panico di essere sotto attacco nucleare.
Gli ultimi due capitoli sono ambientati a New York, dove Jeff prova a dare un senso all’esperienza di The Convergence. Non riesce a dormire, sembra spacciato, ma riesce comunque a trovare un qualche tipo di felicità nella quotidianità della sua vita.
«Zero K – scrive Prospect – finisce con Jeff su un autobus a New York, mentre un ragazzo vede il sole splendere tra due file di grattacieli. È il fenomeno conosciuto come Manhattanhenge, capita uno o due giorni l’anno nel momento esatto in cui “i raggi del sole si allineano con la griglia delle strade della città”. Jeff interpreta questa convergenza, a differenza dell’altra, come un segno, come una rivelazione, come l’antitesi della religione della sventura. “Sono tornato al mio posto – si legge nel romanzo – e mi sono messo a guardare avanti. Non avevo bisogno della luce del Paradiso. Mi bastava il senso di stupore del ragazzo”».

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