Aprile: doppi Milano e New York più Francoforte

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Sigmar Polke. Early Prints, dal 2 marzo al 22 maggio 2016, Städel Museum – Frankfurt am Main

A cura di Jutta Schütt

Nel 1963 Sigmar Polke, Manfred Kuttner, Konrad Lueg e Gerhard Richter inaugurano la stagione miliare della Germania del secondo Novecento e la chiamano Realismo Capitalista. Spesso presentata come parodia della Pop Art americana, in realtà ne è uno speranzoso omaggio, un invito, una rivisitazione di Goodbye to Berlin dove la signora Schroeder danza brandendo un aspirapolvere Hoover e Sally Bowles ascolta i Beach Boys in cuffia. I quattro artisti prenderanno strade molto diverse; quella di Richter è nota al grande pubblico, ma il vero genio fu Sigmar Polke (1941-2010) che navigando mille miglia oltre il pop ha saputo attribuire un’importanza tale a bikini, biscotti e metafisiche salsicce da trasformare il Realismo Capitalista in Würstel Politik. Non dimenticò mai il folklore tedesco più fosco, alchemico, mannaro, fiabesco, il suo fu un pop da Foresta Nera, una figurazione cerebrale. I trenta lavori esposti allo Städel Museum vanno guardati a lungo e soprattutto decifrati: stampe offset, serigrafie, negativi distorti, sono i rebus di Berlino Ovest.

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GüntherFÖRG. Le coppie si passano la palla
7 aprile – 21 maggio 2016, Galleria Gió Marconi, Milano

Agli artisti non piace visitare le grandi fiere, specie se non vi sono esposti. Il rancore, i neon, la folla, il plusvalore, le It girl… il pensieroso pittore storce il naso. Eppure più di una volta mi è capitato d’assistere a un rito piuttosto singolare: pittori che pagavano il sacrosanto biglietto d’ingresso alla fiera, pur di vedere un quadro di Günther Förg (1952-2013). È il pittore più amato dai pittori e la sua opera omnia si sfoglia come un Artusi delle pennellate. Dalla Galleria Gió Marconi una mostra spettacolare che raccoglie grandi dipinti dell’artista accostati ad altri più piccoli. Förg stravolge la cronologia dell’abbozzo: sono le tele più piccine a essere state dipinte successivamente alle loro maestose gemelle. L’artista stava preparando una retrospettiva in miniatura, riproducendo le opere storiche su tavole di legno non per spremere il succo dal dipinto originario e tantomeno per strappare la perla dall’ostrica, ma per comprendere l’evoluzione della propria meravigliosa mano, e farle un estremo sgambetto.

Günther Förg: “Le coppie si passano la palla”, 06.04. – 21.05.2016 Installation view Giò Marconi, Milan

Filippo Armellin Courtesy: Estate Günther Förg, Münchenstein, Suisse; Giò Marconi, Milano

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Sojourner Truth Parsons – Heartbeats Accelerating
25 marzo – 24 aprile 2016, Tomorrow Gallery, New York

La giovane, misteriosa artista canadese Sojourner Truth Parsons (1984) emerge con le sue elegantissime pitture da un universo di nebbie bluette e vinili graffiati. In mostra tele dipinte in un denso e modellato acrilico che esalta la consistenza del gesso, Parsons vi incolla ritagli di stoffa; le donne ritratte voltano le spalle allo spettatore e il loro carattere può essere colto solo da un certo barlume posturale da cui sembrano trasparire sguardi ferini e rossetti abbaglianti. Melodiose ragazze canadesi dai lunghi capelli increspati dall’aria della città; rose stinte e cagnetti impomatati, luminose farfalle autistiche, di quelle che sbattono la testa contro ogni muro; una canzone di Joni Mitchell: Cause I’m midway down the midway slowin’ down, down, down, down… Dita dalla manicure lucida e perfetta tamburellano sulla tela.

Sojourner Truth Parsons

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Anna-Bella Papp. Chris Succo
7 aprile – 11 maggio 2016, Spazio Cabinet, Milano

A cura di Maria Chiara Valacchi

Galleria Gió Marconi ha un giovane e frizzante dirimpettaio, Spazio Cabinet: usciti da Günther Förg ecco che salite le scale del fresco cortile di Via Tadino per visitare la mostra di Anna-Bella Papp (1988) e di Chris Succo (1979). Disposte su tre tavoli sfilano le tavolette di creta cruda lievemente modellate da Papp: nessun colore, non più di tre linee o qualche esigua sagoma a calcarne la superficie. Il gesto di Papp è talmente puro, leggero, radicale che l’ombra scompare da queste immobili superfici. E benché Arturo Martini, estremo adoratore del sasso, dicesse: «Il sasso si esprime con l’ombra», è proprio alla scultura di quest’ultimo che mi riportano le superfici di Papp, creatrice di sassi senz’ombra; tavole, tavole più che della legge, della pace formale. Se la cromia di Papp è pura neutralità, i bianchi e i neri formicolanti delle tele di Chris Succo introducono l’eterna guerra tra luce e buio, increspano le superfici, divampano come incendi e si sfiniscono vicendevolmente. Una mostra speciale, questa che affratella i lontanissimi vicinissimi Papp e Succo, nella contraddizione percettiva, nella frenesia, nell’eterna quiete.

Anna-Bella Papp, Untitled, 2016

Courtesy Artist and Cabinet, Milano

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Warhol by the Book
5 febbraio – 15 maggio 2016, The Morgan Library & Museum, New York

Amare Andy Warhol (1928-1987) al di là dell’icona, delle Marilyn e delle Bianca, delle zuppe e delle ultime cene, dei fiori e delle sedie elettriche, significa amare l’Andy Warhol dei suoi vent’anni, l’Andy Varchola originario di Miková, Stropkov, Prešov, Slovenská republika. Il giovane studia grafica pubblicitaria, si laurea in una prestigiosa università di Pittsburgh, crea magnifiche illustrazioni per riviste, copertine di romanzi e racconti. La sua specialità sono i contorni polposi e scuri con cui traccia eserciti di fragoline sorridenti e paffuti putti con cosciotti da pin-up. L’estro di Warhol disegnatore, persino la sua calligrafia, provengono dalla grafica delle riviste da signora, di quelle che avrà trovato davanti ai caschi asciugacapelli mentre accompagnava la madre Júlia Justína Zavacká dalla parrucchiera. Le opere grafiche sono oggi esposte per la prima volta a New York nelle splendide stanze della Morgan Library, più di 130 oggetti, fotografie, libri per l’infanzia, disegni dagli anni da studente, per scoprire il bambino slovacco con Vogue in cartella, prima di New York, prima di poter allungare il braccio intorno alle spalle di dive e divini, prima dell’Identità.

Andy Warhol's Index (Book), New York: Random House; A Black Star book, 1967. The Morgan Library & Museum; Purchased on the Gordon N. Ray Fund

Graham S. Haber, 2015. © 2016 The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc./ Artists Rights Society (ARS), New York.

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