La seconda stagione è appena finita e già ci piace più di "Breaking Bad” (lettura libera, pezzo senza spoiler)

La settimana scorsa è andata in onda l’ultima puntata della seconda stagione di Better Call Saul, il prequel di Breaking Bad che racconta come l’avvocato azzeccagarbugli Saul Goodman è diventato il braccio legale di un paio di imperi criminali.

Better Call Saul è l’esempio più perfetto dell’attuale momento delle serie tv. Dopo il rinascimento (da The Wire a Mad Men), siamo passati al barocco: non esistono più serie consacrate come instant classic, la qualità è altalenante, il brodo è troppo allungato, ma allo stesso tempo si sente una certa libertà, una maggiore sperimentazione. BCS incarna questa trasformazione: dall’intensità shakespeariana di Breaking Bad, lo stesso team di autori passa a raccontare una vicenda di minor momento, andando ad accoccolarsi tra le pieghe di una forma di racconto espansa, sognante e nitida, dove torniamo a vedere la televisione come da bambini: distratti e ipnotizzati al tempo stesso.

Ecco alcuni motivi per convincere chi non ha ancora guardato  Better Call Saul che in fondo anche questa nuova fase un po’ meno aurea della tv può dare le sue soddisfazioni.

Consigliato se vi piace

Secondo me non serve aver visto Breaking Bad. Devi amare più che altro fotografi americani come William Egglestone, Joel Meyerowitz, Joel Sternfeld, Alec Soth: paesaggi, persone strane, cieli enormi.
BCS parla della scena legale di Albuquerque, e della contigua scena criminale (che è una versione meno sanguinosa, vista col binocolo, di quella di Breaking Bad). Saul Goodman ha ancora il suo vero nome, James McGill, e nelle prime due stagioni lo mantiene, in barba al nome della serie, che ricorda lo slogan pubblicitario che in futuro, cioè in Breaking Bad, Jimmy/Saul Goodman userà per attirare i clienti. Non è ancora un esperto in truffe legali, ma lo sta diventando.
La serie in effetti racconta sia i tentativi di Jimmy di diventare un avvocato credibile, sia la sua passione per quelle zone creative al limite della legalità, dove si approfitta della lettera della legge per tradirne lo spirito.
Accanto a lui abbiamo un paio di noiosi studi di avvocati e associazioni, e due personaggi memorabili: la sua amante e suo fratello.

Unbreakable Kim

La mossa geniale è stata pensare di trasformare una macchietta in un protagonista: che passato ha uno che a un certo punto diventa un uomo bidimensionale? Probabilmente, nel suo passato c’è qualcosa che l’ha spezzato.
Non sappiamo ancora come si è spezzato, ma sappiamo che la vita di Jimmy, prima che diventi Saul, è segnata da una donna.
Una donna meravigliosa e uno dei più bei personaggi femminili della tv recente. Sembra che da quando siamo usciti dal mito delle serie sul mito americano dominate da personaggi maschili (Don Draper e Walter White riposino in pace), in questo nuovo paesaggio più barocco e quindi più strano, vario, intuitivo, possano emergere personaggi femminili liberi e interessanti (vedi Jessica Jones).
Kim è un avvocato e si è fatta da sola. La società per cui lavora ha pagato i suoi studi, e lei sta ancora cercando di restituire il prestito. È innamorata di Jimmy e la cosa non è mai motivata, ma sembra di capire che nell’avvocatura un po’ di classismo ci sia e perciò Kim si è innamorata di uno “al suo livello”. Quei ruoli mitici (penso ad Allie McBeal…) che in America sono spesso raccontati al di fuori di ogni differenza di classe, qui invece, con molta delicatezza, vengono contestualizzati: Kim è una dolcissima burina, e sta con Jimmy, nonostante i suoi vestiti sgargianti e la mancanza di aria corporate, perché è al suo livello. Kim è così ancorata alla propria identità che, nonostante sembri il perfetto ingranaggio funzionale della macchina legale, continuerà a fare scelte impulsive, di pancia, che le impediscono di completare quel percorso iniziato dallo scalino più basso.
Immaginiamo che sarà Jimmy a spezzarle il cuore, e ci sentiamo male. Finora lui l’ha delusa spesso, e lei è sempre rimasta.

Chuck e la coperta spaziale

Il fratello di Jimmy, che è alternatamente Caino o Abele. I due si boicottano a vicenda, in maniera mitologica. Eppure Jimmy si prende cura di Chuck, che è partner di uno studio legale ma non va in ufficio perché sostiene di essere fisicamente allergico all’elettricità. Per due stagioni, non si capisce se sia vero o sia paranoia o una combinazione delle due. Il racconto di quest’uomo di successo che vive chiuso in casa alla luce di una lampada a gas da campeggio, coprendosi con una copertina argentata stile Nasa, è una delle gioie di questa serie.

Il procedural, a lentezza naturale

La storia è quella di un avvocato che ha l’aummaumma nel sangue e la sfortuna di essere fratello di un grande avvocato. Siamo ad Albuquerque, New Mexico, dove, come nel resto d’America, la vita degli avvocati, qui descritta con enorme realismo, è una lentissima istruttoria, raccolta di fogli in triplice copia, per autorizzazioni ad aprire e chiudere aziende e sedi di aziende. È una presa in giro dell’adrenalinico procedural. Come sketch, però, è tirato avanti per ore, molto più dei soliti momenti goffi alla Monty Python o Simpsons quando si cerca di far vedere che certe situazioni sono lunghe. Qui si girano scene lunghe cinque minuti di imbarazzo in aula di tribunale. È parecchio audace. È lenta, è quasi ferma. Ogni puntata è composta di una serie di quadretti in cui succede una cosa; quella cosa muove sempre la trama. Ma a volte è così lenta che la si guarda come un progetto video di Andy Warhol. Se ti piace, è il massimo.

Un ritmo nuovo: quasi una raccolta di diapositive

La lentezza nelle scene di malavita e nei momenti in cui qualche strano van corre nel deserto è ancora più forte e bella e classica che in Breaking Bad. BCS è una serie anti-adrenalinica, e se hai un buono schermo, o un televisore grande, o un proiettore, è meglio. È una delle poche serie che si possono guardare per il gusto di guardare. Diciamo che il giorno che vorranno farci interessare per lo più alla trama  di questa serie potranno condensare le due stagioni in quattro ore in tutto. Come i distillati del mercato editoriale. Pare che ultimamente il mercato sia così saturo che è tornata l’usanza anni ottanta di non seguire una serie da cima a fondo, facendosi invece aggiornare sugli eventi da internet e, più comunemente, dal proprio partner, prima di dormire. È un rischio anche di BCS, la trama si dipana lentamente, e siccome è un prequel sappiamo anche come va a finire. Ma ci sono certi cieli nuvolosi e tersi che se fai uno screengrab hai ogni settimana una bella foto profilo nuova su facebook.

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