Pascale, Di Paolo, De Silva, Piedimonte. Quattro scrittori alle prese con i sentimenti. Ma perché gli uomini italiani non parlano d'altro?

Sapete la quantità di maschi che piange per amore? Una cosa insopportabile. Soffrono, e la cosa terribile è che diventano impotenti.

È la denuncia di Monica, uno dei miei personaggi preferiti delle Aggravanti sentimentali, il nuovo, bellissimo libro di Antonio Pascale (Einaudi), dove dialoghi brillanti si alternano a riflessioni sul senso della vita e su quanto siamo disposti a rovinarcela in nome della felicità e qualche volta dei sentimenti (se la risposta non è “completamente”, forse non siete umani). Monica ha un dottorato in biologia evolutiva, analizzare come cambiano gli esseri viventi è il suo mestiere:

E vogliamo parlare di quelli che per conquistarti ti parlano d’amore? Una cosa che tempo fa era riservata alle donne: noi parliamo d’amore perché vogliamo convincere il partner che siamo affidabili…

Tempo fa, dice Monica, cioè l’era protozoica. Oggi d’amore parlano soprattutto gli uomini; sarà, come dice lei, che nessuna ha più bisogno e spesso voglia di sposarsi, allora si sentono soli e vogliono convincerci di essere un buon partito, come le giovani zitelle dei romanzi dell’Ottocento, o anche solo intrattenerci parlandoci della loro sensibilità. Lo fanno i trentenni, i quarantenni e i cinquantenni, il barista che ti disegna il cuore nel cappuccino e cerca consolazione per l’ex moglie crudele che non vuole più saperne, il meccanico che ti cambia l’olio nel motorino e al posto del calendario sconcio tiene appesa la foto della fidanzata dentro un cuore, parlano d’amore il cugino di mezza età che c’è appena ricascato e il nipote adolescente che sta per uscire con la ragazza che già sogna accanto per sempre. Parlano d’amore gli scrittori italiani, basta dare un’occhiata alle nuove uscite, alle storie e alle angolazioni da cui hanno deciso di raccontare il presente, con un senso di approdo e liberazione. 

Antonio Pascale
Le aggravanti sentimentali

Einaudi
192 pagine 18,50 euro

In Storia quasi solo d’amore (Feltrinelli), Paolo Di Paolo si lascia parzialmente alle spalle la presenza storica e politica dei romanzi precedenti (l’antifascismo di Mandami tanta vita, gli anni del berlusconismo di Dove eravate tutti) e racconta un mondo dove ci sono sì il teatro, Londra, la precarietà, la contemporaneità e le ideologie al tramonto, ma a prendersi la scena è l’incontro fra la trentenne Teresa e il ventenne Nino:

E certo uno poteva aver visto nascere i fiammiferi e la locomotiva a vapore, il primo lampione a elettricità, il telefono, il televisore o il primo computer grosso come un comodino, ma nulla poteva essere più stupefacente di te, stasera, davanti a me.

Di Paolo non ha dubbi su quale sia l’unico evento di cronaca rilevante del millennio:

La mattina dopo, il mondo è cambiato, benché sia rimasto lo stesso, pioggia compresa. Nino è uscito presto di casa, ha fatto colazione fuori – teso, nervoso, convinto che se avesse chiesto a un’edicola un giornale qualunque, il titolo a tutta pagina sarebbe stato: SI SONO BACIATI.

Un bacio per cui si tifa subito, si tifa moltissimo, più che per un armistizio fra nazioni in guerra, più che per la rivoluzione in un Paese oppresso.

 

Paolo Di Paolo
Una storia quasi solo d’amore

Feltrinelli
176 pagine 15 euro

Nel nome dell’amore scompare la trasgressione. Sembrava il secolo del sesso, invece è quello del matrimonio (o dei pacs, delle unioni civili, di qualsiasi cosa davanti a cui possiamo spergiurare che sarà per tutta la vita). Gli anni della liberazione sessuale sembrano un’altra preistoria. In Terapia di coppia per amanti di Diego De Silva (Einaudi), lo sbrigativo Modesto Fracasso e l’esuberante Viviana detta Vivi sono sposati, ma non fra loro. Sì, c’è stato un momento inebriante in cui a unirli è stata l’eccitazione nel fare qualcosa di proibito, ma è durato un attimo, il rapporto si è subito incrostato di tutte quelle abitudini, lacerazioni e scompensi che logorano il quotidiano. Il loro è a tutti gli effetti un terzo matrimonio in mezzo a due unioni che già non funzionavano, e per risolvere le claustrofobie, la noia e le incomprensioni che hanno riprodotto con precisione perfetta, gli amanti finiscono da un analista anche lui dal nome allegorico, il dottor Malavolta. L’incipit del romanzo gira intorno alla definizione dentro la quale nessuno dei due vorrebbe ritrovarsi: «relazione squallida». Vade retro! Viviana e Modesto rivendicano di essere amanti nel senso che si amano, non vogliono sentir parlare di “squallore” (anche se quella parola non è poi così male, tocca ammettere quando il moralismo dorme). Visto che ci tengono, bisogna accettare il pacchetto completo:

Lo so che appena usciremo di qui Viviana vorrà commentare tutta la seduta minuto per minuto. Non faremo in tempo ad arrivare all’ascensore che già sarà partita l’analisi dell’analisi, e la prospettiva mi abbatte come una telefonata dal commercialista.

Forse era meglio lo squallore. Niente da fare: corre l’obbligo di amare, ormai è quella la vera roba da maschi.

 

Diego De Silva
Terapia di coppia per amanti

Einaudi
288 pagine 18 euro

Una volta c’erano il latin lover, il seduttore, il gigolò. Tempi in cui il maschio italiano monetizzava il sesso, non i sentimenti. Invece Ivan Sciarrino, protagonista del romanzo di Stefano Piedimonte in questi giorni in libreria (L’innamoratore, Rizzoli), per lavoro deve fare innamorare le donne, non sedurle per una sera, piuttosto devastare loro la vita. È un mago nel campo, il più bravo di tutti, ma per riuscirci deve innamorarsi pure lui, persino più delle vittime. Apparentemente disinvolto e in realtà molto fragile, com’è contemporaneo questo Sciarrino.

Ora mettete una accanto all’altra le copertine dei nostri scrittori: non ce n’è neanche una rosa. Immaginate se una delle autrici fosse stata donna. Il rischio di massacro grafico sarebbe stato altissimo, come quello di aver prodotto letteratura feroce e ritrovarsi invece nell’innocuo scaffale della “chick lit”. Fortunati colleghi, che non dovranno mai rispondere di “narrativa al maschile” per dar conto di aver indagato i sentimenti. La copertina dell’Innamoratore è nera, cupa, buia come si conviene alle tragedie. Certo, nessuno obietterà che non è il colore giusto per l’amore.

Stefano Piedimonte
L’innamoratore

Rizzoli
272 pagine 18 euro
Chiudi