QUESTA SETTIMANA

L’eredità di Pannella e il referendum costituzionale

26.05.2016

Dalla newsletter di IL: che cosa è successo questa settimana

Questa è stata la settimana di Marco Pannella, scomparso a Roma giovedì scorso e omaggiato senza sosta su giornali, TV e nelle piazze. Nei giorni del ricordo, abbiamo scoperto che gli italiani hanno sempre tutti votato radicale e tutti apprezzato Pannella, ma evidentemente seguendo dei turni, l’uno o due per cento a volta.

Sono stato a lungo in quell’uno o due per cento, e sempre presente fino a qualche elezione fa. Sono diventato pannelliano nel 1986, a 18 anni. I radicali erano impegnati in una campagna tesseramento vita-o-morte che chiamarono “O lo scegli o lo sciogli“. Il segretario era Giovanni Negri.

Mi iscrissi e ho rinnovato la tessera anno dopo anno per un bel po’. A un certo punto, chiamato da Negri, mi sono trasferito a Roma per dare una mano più diretta, a metà tra il Gruppo parlamentare e la sede del Partito. C’era ancora la Prima repubblica e Pannella aveva già condotto le grandi battaglie sui diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza, riforma del diritto di famiglia), quelle per cui in questi giorni è stato ricordato e che noi meno anziani ci siamo ritrovati belle e pronte all’uso. Ma la cosa formidabile di Pannella, teorico del single-issue movement, è che a furia di battaglie singole è riuscito a metterne in fila a centinaia, le più diverse tra loro, ed è per questo che più o meno tutti si dicono pannelliani: perlomeno una volta o due, ciascuno di noi ha condiviso le sue battaglie.

Pannella però era una cosa ben precisa: era un liberale di sinistra, detestato dai comunisti e temuto dai conservatori ma con cui non aveva alcuna imbarazzo ad allearsi su determinati obiettivi in nome di quella che definiva “unità laica delle forze” in contrapposizione al credo togliattiano della “unità delle forze laiche”.

Allargamento dei diritti civili a parte (compresi quelli dei dissidenti, dei carcerati, dei diseredati nel Terzo mondo e con l’eccezione dei nascituri), il grande contributo di Pannella alla politica italiana ruota intorno a cinque issue: (1) la Giustizia giusta, cioè la difesa delle garanzie dei cittadini dagli eccessi di una magistratura irresponsabile, (2) la democrazia maggioritaria, americana e anglosassone come sistema politico e di governo liberale, (3) il liberismo economico come approccio di sinistra per costruire una società più aperta e più giusta, (4) Israele come avamposto, baluardo e modello globale di democrazia e, infine, (5) l’ingerenza democratica e umanitaria come imperativo morale di una politica estera antitotalitaria volta a liberare i popoli, promuovere la democrazia e abbattere le dittature.

Sul sito di IL abbiamo ricordato Pannella con un suo testo fondamentale, forse l’unico degno di nota della sua produzione perché Pannella amava molto comunicare con la voce e con il corpo, meno con la parola scritta. Il testo è una lunga prefazione del 1973 al libro di Andrea Valcarenghi Underground: a pugno chiuso!,  definita da Pier Paolo Pasolini come il manifesto politico del radicalismo pannelliano. Leggetelo, spiega Pannella più di ogni altra cosa.

Non so come avrebbe votato Pannella al referendum costituzionale, ma so che mi pare coerente il ragionamento dell’ex segretario radicale Giovanni Negri, pubblicato oggi sul Foglio sotto un succulento titolo Radicali per il Sì al Referendum, secondo cui la riforma costituzionale anche se non perfetta va nella direzione delle battaglie radicali degli anni Novanta per la riforma della politica, delle istituzioni e dello Stato.

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