Finalmente anche i lettori italiani possono leggere tutta la trilogia del Canto della pianura (NN editore)

Ed è sera. Prima del buio, quella luce morbida che sfuma i contorni. Il crepuscolo è un’ora spoglia e senza smanie. Come lo sono i protagonisti di questo secondo volume della trilogia della pianura di Kent Haruf. Ci siamo arrivati, finalmente! Dopo il terzo romanzo, Benedizione, e il primo, Canto della pianura, esce per NN Editore Crepuscolo. Il titolo originale è Eventide, vespro.

Voglio pensare di aver scritto quanto più vicino all’osso che potevo

Haruf lo dice nel corso della sua ultima intervista. Ed è questo che colpisce, il talento di chi raschia via gli orpelli dello stile e depone i fronzoli della retorica. Scavare fino alla fondamentale struttura della vita, come afferma lui. Mettere in scena il corso di esistenze semplici, aprire le porte delle casette di legno di questa città immaginaria che è Holt, accogliere il lettore in sala da pranzo – oggi è festa, pollo con gnocchi di pane in una pentola blu – o in stanza da letto. Fuori, l’aperta campagna, grigia, bruna e secca. Le macchine passano senza far rumore, solenni e mute come una nave che solca un mare spettrale. Il crepuscolo precoce di una breve giornata invernale. E il cielo impallidisce. Le ombre proiettate dal lampione sono lunghi omini disegnati a matita dietro gli alberi. Si rincasa. Dopo aver chiuso mucche e giumente nei loro recinti, i fratelli McPheron entrano in salone, vecchie poltrone e una carta da parati ormai lisa. Salgono le scale e si buttano a letto. Ciascuno nella propria stanza sui due lati del corridoio, confortati oppure no, demoralizzati oppure no, da ricordi e pensieri familiari logorati dal tempo.

Anche Crepuscolo è situato nella stessa geografia degli altri due volumi. Al centro esatto dell’America, in una cittadina minuscola del Colorado. L’aria è fredda e tutto sembra gelido. Il terreno ghiacciato somiglia all’acciaio. Anche Crepuscolo è un mosaico di tante vite, che si alternano, proseguono per conto loro e poi a sorpresa si incrociano. In Canto della pianura Victoria Roubideaux è appena sedicenne. Scopre di essere incinta, viene cacciata di casa dalla madre, chiede aiuto all’insegnante di scuola, Maggie Jones, e viene accolta dai fratelli McPheron. I due sconvolgono la routine delle loro giornate, spese nel ranch in mezzo alle bestie, e le fanno posto al piano terra. In Crepuscolo troviamo Victoria dopo alcuni anni. Frequenta il college, chiama da lontano, trova l’amore. Riconsegna i due anziani alle vecchie abitudini, fino a che… ma non scrivo altro. Ci fanno compagnia altri personaggi. Come accade in Benedizione e Canto della pianura, siamo inghiottiti dall’essenzialità delle loro vite. Li seguiamo per le vie deserte di Holt, in ospedale, dentro un capanno abbandonato da arredare con piatti sbeccati e un vecchio tappeto, nell’orto, dentro una roulotte arrugginita, a scuola, in un pub. C’è un bambino che si prende cura del nonno, ci sono Luther e Betty Wallace, impauriti dalla violenza dello zio di lei, c’è Rose Tyler, l’assistente sociale della contea. Dei fratelli McPheron ce n’è soprattutto uno, Raymond.

Vieni in città di tanto in tanto, gli dice Guthrie. Finirai per diventare troppo solitario, qui. Lui resiste e poi ci prova. Fatica a scrollarsi di dosso anni di silenzi e di faccende da sbrigare dentro ai grossi recinti, in mezzo al gelo. Un ranch nel terreno polveroso dell’aperta campagna, nessuna donna e all’improvviso Victoria, quella ragazza che diventa una figlia. Di casini Raymond non ne ha avuti molti. Mai qualcuno di interessante, confessa. E se mi metto in qualche casino da cui non so come uscire?, si chiede. Cosa faccio? Nell’universo di Kent Haruf, al posto dei sogni, c’è il lavoro. Sodo, doveroso e a volte fatale. Nessun grillo per la testa. Semmai i grilli sono in mezzo al verde, nel cicaleccio estivo verso cui si affacciano le verande. Un’uscita al mese, quando arriva l’assegno della pensione. Per Raymond neanche quella. Anche se alla fine si convince e tenta, ignaro di come si faccia. Impacciato e tenero, butta un occhio ai tavoli del locale in città, non vede nessuno con cui fermarsi a parlare, si siede al bancone e ordina una birra. Starsene fra le mucche al pascolo è quello gli riesce meglio. Il resto sembra uno sbaglio da vecchio.

La vecchiaia ha la stessa luce diffusa del tramonto. È il tempo di un respiro lento. Intervallo fra la stanchezza del giorno e l’attimo in cui tutto si spegne. In Benedizione, la vecchiaia è l’ultima tappa di una vita scandita da famiglia e lavoro. Nella dignitosa attesa del rintocco finale, Dad Lewis fa i conti col rimpianto. Le ferite mai sanate si riaprono a un passo dalla morte, lasciandolo al cospetto di chi è ormai un fantasma. Al contrario, Canto della pianura contiene il fervore cauto di un nuovo inizio. I fratelli McPheron stravolgono la monotonia di giornate che si assomigliano troppo e prendono in casa Victoria. I figli di Tom Guthrie e di una donna che passa il tempo nella sua camera, al buio, imparano a cavarsela da soli. Victoria mette al mondo una bimba.

In mezzo a una vita che sboccia e una che sfiorisce, c’è il crepuscolo. Un vecchio aggrappato agli scampoli di quel che resta. Scende la sera, il buio inizia ad avvolgere le strade di Holt, le fattorie sono immerse nella luce blu dei lampioni, il vento soffia senza trovare ostacoli sui campi di grano. Resta con me! Recita la citazione di Hanry F. Lyte in apertura del libro. Quando veloce scende la sera, resta con me. Chissà se è quello che, in silenzio, si ripete Raymond nell’ultima scena. Ma forse non sarebbe mai così diretto. Troppo abituato a star zitto per non sbagliare. Scrive Kent Haruf: ogni essere vivente a questo mondo prima o poi va svezzato. E chi lo ha detto che a sera sia troppo tardi per un giro di prova? Con Crepuscolo si ha come l’impressione che nella vita non si smetta mai di iniziare. Nossignore, come direbbe Raymond.

Kent Haruf
Crepuscolo
NN editore

In libreria dal 12 maggio
320 pagine
Chiudi