È stata inaugurata in Piazza Castello a Mantova “Vortici”, enorme scultura in alluminio e titanio dell'artista giapponese: un omaggio al pittore che nel 1465 affrescò la celebre Camera degli Sposi

«Non chiedete che cosa significa, non lo so neanch’io. Se l’avessi saputo non l’avrei fatta. È un omaggio ad Andrea Mantegna. Ci sono messaggi e domande nascoste nelle sue opere, che sono senza risposta. Come nel mio lavoro. Tocca a voi cercarle». Hidetoshi Nagasawa è l’artista che ha creato Vortici, l’opera inaugurata il 27 maggio in Piazza Castello, all’interno del Palazzo Ducale di Mantova, accanto all’edificio che custodisce la celebre Camera degli Sposi: sette parallelapipedi metallici curvi del peso di 4 tonnellate l’uno, disposti a raggera, che invitano ad attraversarli. Borsa a tracolla e scarpe da ginnastica, toscanello in bocca, il maestro giapponese ricorda i primi incontri con Mantegna: «Venivo qui già negli anni 70 e 80, ad ammirare le sue opere». Nato in Manciuria nel 1940, arriva in Italia nel 1967, al termine di un lungo viaggio in bicicletta, e vi si stabilisce. Oggi vive tra Milano e Biella, dove ha recuperato una vecchia fabbrica tessile adattandola a studio e abitazione. Ha lavorato sul tema dello spazio e del viaggio, esplorando equilibri tra le forme e materiali. Gli elementi di Vortici sono in alluminio e titanio: «Sono così come sono usciti dall’officina (un’azienda locale che fa imbarcazioni, ndr), opachi: non volevo fossero riflettenti». Per non suggerire risposte troppo facili, forse.

L'artista Hidetoshi Nagasawa all'interno della sua opera

«Unire spazio chiuso e aperto, fare di un contenitore un contenuto, delimitare un territorio (che sia una piazza, un giardino, un bosco) alzando muri e separazioni, è tipico della scultura di Nagasawa e dei numerosi interventi ambientali permanenti che ha realizzato negli anni in Italia, come quelli del Parco delle Celle, di Quarrata, di Certaldo, di Brisighella o in fase di realizzazione come a Montelupo Fiorentino», osserva Marco Tonelli, curatore dell’opera. D’altra parte l’abolizione della cornice che mette in comunicazione le scene affrescate con l’ambiente che le ospita e lo sfondamento pittorico di soffitto e pareti è proprio l’espediente che Andrea Mantegna usa nella camera picta commissionatagli da Ludovico III Gonzaga nel 1465. «Ciò che accomuna Nagasawa e Mantegna è una ricerca costante e innovativa sullo spazio», spiega Renata Casarin, vicedirettore di Palazzo Ducale. Ammirare a testa all’insù l’oculo sul soffitto, con i meravigliosi putti prospettici, è un’avventura percettiva. Come quella di camminare attraverso i petali del vortice di Nagasawa. Peter Assmann, da novembre direttore di Palazzo Ducale, non ha dubbi sul potere comune dell’arte, sia antica che contemporanea: «Con questo progetto intendiamo far apprezzare sempre di più l’eccellenza del pensiero artistico, inserito nella storia attraverso le nuove produzioni dell’arte contemporanea, per far sì che i visitatori possano cogliere questa interazione fra linguaggi che appartengono all’unico grande linguaggio della creazione artistica». Il vortice di alluminio e titanio, metafora dell’energia che anima il mondo, come la Camera degli Sposi, come lo studiolo d’Isabella d’Este con i suoi misteriosi segni musicali, come la sala del labirinto con il motto di Francesco II Gonzaga «forse che sì forse che no», sono luoghi vivi, dove ognuno cerca le proprie risposte.

“Vortici” di Hidetoshi Nagasawa in Piazza Castello a Mantova

L’opera di Nagasawa inaugura Sculture in piazza: un progetto della direzione del Complesso museale Palazzo Ducale di Mantova che prevede l’esposizione, per un anno, di un’opera di un artista creata specificamente per lo spazio di Piazza Castello. Vortici è stata realizzata in collaborazione con Mantova Creativa, manifestazione che animerà tra il 27 e il 29 maggio strade e musei della città capitale italiana della cultura 2016, e Lubiam: l’azienda mantovana di abbigliamento maschile fondata nel 1911, e guidata ancora oggi dalla famiglia Bianchi, ha messo a disposizione il supporto logistico e le risorse necessarie. L’anno prossimo, al termine dell’esposizione in Piazza Castello, ospiterà l’opera, lasciata in prestito permanente dallo stesso artista, nel prato davanti alla propria sede, accanto al giardino dell’asilo aziendale. «Abbiamo sempre riservato un’attenzione particolare al mondo dell’arte contemporanea, sin dagli anni 70, con l’istituzione del premio Lubiam, fino alle collaborazioni più recenti con Mantova Creativa e la Collezione Guggenheim di Venezia», racconta Giulia Bianchi, product manager a Lubiam e ultimogenita del presidente Giuliano. E se l’ingresso dello stabilimento è un turbinio di opere di Ferruccio Bolognesi («era un amico»), lo showroom ospita la grande tela seicentesca di Fra Semplice La cacciata dell’invitato indegno: faceva parte della quadreria dei Gonzaga ed è stata acquistata dalla famiglia Bianchi in Inghilterra, a un’asta, più di venti anni fa. La parte dei mecenati, nella terra di una delle grandi famiglie nobiliari italiane, questa volta l’hanno fatta gli industriali.

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