Pippaioli da fumetti unitevi: esce oggi in Italia (venerdì negli Usa) “Captain America: Civil War”. La domanda sconvolge le coscienze: è il migliore della serie?

È la domanda per cui tutto il mondo non sta dormendo la notte: Captain America: Civil War è davvero il miglior film degli Avengers? La stampa americana ha così unanimemente decretato, i nerd non si tengono sulla tastiera, gli esercenti gongolano preventivamente. Esce oggi da noi (negli Stati Uniti tra due giorni) già forte dei 200 milioni racimolati nei primi mercati lo scorso weekend. È bello? Sì. È il più bello? Boh. Importa? Non troppo.

Se mai, è una questione di mitologia, se si vuole parlare la lingua dei pippaioli da fumetti. Prima il tema portante era “grandi poteri, grandi responsabilità”, oggi il passaggio è – semplificando – “se sei un supereroe con la tutina, la gente può prenderti per terrorista”. Là dove fino all’altro ieri c’era Batman (contro Superman), oggi sono appunto cascati pure gli Avengers. L’11 settembre è lontano, non c’è più il tabù dei palazzi che saltano e crollano. C’è però la riflessione sulla sicurezza nazionale, «di strettissima attualità» come dicono le recensioni.

Dunque: durante la missione numero enne Capitan America, Iron Man e soci causano la morte dei soliti poveri civili (pure africani: piove sempre sul bagnato). Le Nazioni Unite, nientemenoche, fanno la voce grossa, stabiliscono che gli eroi tutti devono firmare un accordo, possono intervenire solo previa decisione dell’apparato: un po’ come i grillini quando non erano liberi di partecipare ai talk show. Iron Man firma, Capitan America in tv invece ci vuole andare (per capirci), da qui la guerra civile del titolo.

Prima gli eroi si spartivano anche i generi cinematografici: ad Iron Man toccava il one-man-show brillante (in quanto Robert Downey Jr., fondamentalmente), a Captain America l’action classico, a Thor (qui assente, seguono polemiche) il fantasy con ambizioni scespiriane, a Spider-Man la commedia romantico-teen. Dal primo Avengers in poi deve stare tutto insieme, in più, da quando Marvel è Disney, la scelta dell’intrattenimento cosiddetto “per famiglie” è ancora più marcata. S’era visto in Star Wars – Il risveglio della Forza, che sembra per motivi uguali e diversi quasi un gemello di questo. Qui ai bambini di quarta elementare viene introdotto il nuovo Spider-Man (il terzo!), che prossimamente farà un sacco di soldi nell’ennesimo film tutto suo: pare appunto uscito dal Disney Club, è l’ormai immancabile quota Bieber.

Ci sono gli spari, ci sono le esplosioni, ci sono le battute da commedia sofisticata perché Downey è la nuova Katharine Hepburn, c’è Scarlett Johansson con la piega sempre a posto, c’è un sacco di gente che – una volta tu, una volta il vicino di poltrona – ti giri e chiedi: ma questo chi è? È nuovo? C’era già? È parente di Hulk? E poi lasci perdere.

Il futuro è già scritto. Anche se travestito sotto questo titolo, il terzo Avengers tornato bello come il primo (il secondo era inguardabile) farà i fantastilioni e via col quarto, il quinto, il trentasettesimo. Di là, in casa DC Comics, dopo la coppia pasticciata Batman-Superman verrà la Justice League, cioè tutti insieme appassionatamente, e può essere che saranno aggiunti all’universo tradizionalmente dark quei toni da commedia che hanno fatto la fortuna dei concorrenti. E poi il nuovo Batman di e con Ben Affleck, ma pure lì saranno costretti a metterci dentro una Wonder Woman o una Lanterna Verde.

La cosa che si è capita davvero è che ormai nessuno può più stare da solo. Suggerimenti per film futuri, a questo punto anche di tutt’altro genere: un sequel del Diavolo veste Prada con la direttora Miranda Priestly nella redazione di Spotlight; una biografia di Barack Obama e Hillary Clinton insieme, interpretati entrambi da Eddie Redmayne; l’orso di The Revenant accolto come predatore redento a Zootropolis.

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