“La mappa della Cina del signor Selden”, un caso cartografico tra Cina e Mediterraneo, una sfida lunga quattro secoli

Ci sono mappe che sono soltanto mappe. E altre che sono anche strumenti narrativi. L’antica carta della Cina riscoperta per caso nel 2008 a Oxford, negli archivi della biblioteca Bodleiana, appartiene alla seconda categoria. Realizzata a inizio Diciassettesimo secolo, acquisita dall’università inglese nel 1659 e da allora dimenticata, si presenta come un’opera dai tratti misteriosi. Prima di tutto perché il suo disegno è fin troppo preciso per i mezzi dei geografi cinesi dell’epoca: qual è il suo segreto? Poi perché il suo interesse sembra rivolto, in modo insolito, oltre il Regno di Mezzo, verso una regione che spazia dal Vietnam a Singapore e dalle Filippine al Giappone. Il suo protagonista è insomma il Mar Cinese Meridionale: le cui isole e giacimenti energetici sono oggi reclamati da Pechino in una disputa geopolitica combattuta a colpi di Sea Grab.

Intorno agli elementi di questo giallo cartografico il sinologo Timothy Brook, coinvolto nel ritrovamento del 2008, ha costruito La mappa della Cina del signor Selden (Einaudi). Il signor Selden, di nome John, fu colui che lasciò in dono a Oxford quella carta eccezionale, a cui era personalmente legato. Storico e costituzionalista, Selden è uno dei padri dimenticati del diritto internazionale. L’assetto contemporaneo del governo del mare, ci ricorda Brook, citando il principio del “passaggio innocente”, è ancora in buona parte un bilanciamento delle posizioni di due eruditi secenteschi. Da un lato l’olandese Grozio, il quale per giustificare gli atti di guerra commerciale dei propri compatrioti – come l’affondamento del mercantile portoghese Santa Catarina al largo di Singapore – scrisse il trattato Mare liberum (1609). Dall’altro appunto il britannico Selden, che rispose con il Mare clausum (1635), affermando il diritto (del proprio re) alla piena sovranità entro una certa distanza dalla costa. Usando la mappa di Selden a volte come centro della trama, a volte come gancio per introdurre altri temi, il saggio di Brook suggerisce un’alternativa orientale alle appassionanti narrazioni di Fernand Braudel o David Abulafia sul Mediterraneo, Mare clausum di casa nostra. 

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