QUESTA SETTIMANA

I sindaci, le riforme e i talk show

02.06.2016

LAPRESSE

Dalla newsletter di IL: che cosa è successo questa settimana

Domenica si vota a Milano, a Roma, a Torino, a Bologna e in molti altri comuni italiani. A livello nazionale si è parlato molto delle riforme istituzionali più che dell’elezione dei sindaci, come se le elezioni amministrative fossero un test per il governo in vista del referendum costituzionale di ottobre che quelle riforme potrà confermare oppure respingere.

Le riforme approvate dal Parlamento, in attesa del referendum, cambiano il nostro sistema politico in modo decisivo, accelerando il processo politico e legislativo (il governo dovrà chiedere la fiducia solo alla Camera e le leggi non dovranno più essere approvate da entrambi i rami del Parlamento). In questo dibattito va ricordato che la modalità di elezione dei sindaci – maggioritario a doppio turno e mandato chiaro e stabile per l’eletto – è l’unica grande riforma istituzionale italiana varata negli ultimi 20 anni e oltre, e anche l’unica ancora in vigore (l’altra grande riforma, il sistema elettorale maggioritario per Camera e Senato detto Mattarellum nato da un voto referendario, è stata inopinatamente cancellata dalla legge passata alla storia come il Porcellum). Magari non tutti si ricordano che cosa succedeva prima del 1993, quando non si votava per il sindaco, ma solo per i consiglieri comunali, e si lasciava ai partiti e alle correnti lo spazio per creare alleanze alla carta e scegliere sindaci deboli e condizionabili.

Tutti dicono che Milano è fortunata perché, chiunque vincerà tra Beppe Sala del PD e Stefano Parisi del centrodestra, a Palazzo Marino arriverà comunque un sindaco serio, capace e competente. A Roma, per non parlare di Napoli, la situazione è decisamente meno rosea, a cominciare dal fatto che la favorita per il Campidoglio è la candidata del Movimento 5 stelle. Tutto vero.

Al di là dei profili e dei programmi dei candidati delle due città, è stato interessante, questa settimana, vedere i due dibattiti elettorali di Milano e Roma a distanza di un paio di giorni l’uno dall’altro. I candidati milanesi, cioè quelli bravi e invidiati, sono sembrati impacciati davanti alle telecamere e al format eccessivamente ingabbiato concordato con SkyTG24. Agli sfidanti romani, invece, è andata diversamente: Roberto Giachetti del PD, Alfio Marchini del centrodestra, Giorgia Meloni dei Fratelli d’Italia, Stefano Fassina della sinistra non PD, e tutto sommato anche la grillina Raggi, in studio sono sembrati naturali, nella parte, a loro agio. Al contrario dei due manager milanesi, i candidati romani vivono da anni dentro i talk show televisivi e, in fondo, basta solo questo a spiegare perché Milano è fortunata.

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