QUESTA SETTIMANA

Le elezioni hanno conseguenze

30.06.2016

L’ultimo numero di IL ha affrontato la questione più importante della nostra epoca: la crisi della globalizzazione. Ce ne occupiamo da almeno quattro anni e al tema abbiamo dedicato sette copertine. Lo shock per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, assieme ai successi populisti di Roma e Torino, per non parlare di quelli di Donald Trump, finalmente costringe tutti a occuparsene. Abbiamo ricordato, numeri alla mano, che l’alternativa alla globalizzazione non è detto che sia migliore, anzi, e ci fa piacere che il settimanale Bloomberg abbia pubblicato un’inchiesta simile alla nostra per raccontare lo straordinario successo di questi anni nell’abbattere la povertà nel mondo.
La Brexit, che con un pizzico di mitomania avevamo provato a scongiurare con il numero Please don’t go, si spera sia il punto più basso della protesta globale di questi anni. Si intravede qualche segnale che l’impazzimento possa aver raggiunto il limite, a cominciare dal pentimento di cui parlano i giornali inglesi e dal tentativo di rallentare l’uscita che il fronte “Leave” cerca di ottenere dalle istituzioni europee. E quindi potrebbe anche non essere un caso che qualche giorno dopo il disastro Brexit, con le conseguenze negative sui mercati e lo stupore dell’opinione pubblica internazionale, il partito di protesta spagnolo Podemos, alleato in questa tornata elettorale ai comunisti di Izquierda Unida, abbia inaspettatamente perso le elezioni che fino al giorno prima di Brexit sembravano vinte. Non è certamente un caso, invece, che il leader della sinistra radicale inglese Jeremy Corbyn, eletto trionfalmente qualche mese fa alla guida del Labour con una piattaforma di alternativa neo marxista, sia stato clamorosamente sfiduciato dai parlamentari del suo partito e da buona parte del suo governo ombra. Anche la stella di Bernie Sanders, in America, sembra essersi appannata. Insomma, c’è qualche speranza che la gente si stia accorgendo di quali disastri potrebbero capitare in caso di cessione della sovranità a demagoghi e populisti di destra e di sinistra. Le elezioni hanno conseguenze, il voto è una cosa seria che non può essere cancellato come un tweet scritto male e inviato frettolosamente. Ci penseranno gli americani, a novembre, prima di votare Donald Trump? E, ancora prima, a ottobre, gli italiani prima di bocciare l’ottima riforma costituzionale che ci garantisce finalmente un processo legislativo e politico più veloce?

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