Explicit / Fiction

L’amore è eterno, finché non risponde

20.06.2016

AP

Pagine dal primo romanzo di Ester Viola. Protagonisti: un'avvocata divorzista e i suoi clienti. Lasciati e lascianti, prima o poi la sciagura sentimentale tocca a tutti

– Dormivi?
– Dario, è l’una…
– Sí, dormivi. Dimmi una cosa, Olivia Marni.
Poi smette di parlare, sento l’accendino. Potrei dire su quale poltrona di casa è sdraiato, se la finestra è aperta. So che jeans ha addosso, la serie Tv messa in pausa e il libro piegato a terra che ha appena deciso di non finire. So anche cosa deve dirmi: niente.
– Hai mai pensato di andartene da qui? – un tiro di sigaretta. – Per sempre, dico.
– Che è successo oggi, Dario?
– Quanto ci metti da piazza Garibaldi ad arrivare in Tribunale? Ogni mattina, intendo.
– Sono due minuti di Circumvesuviana dalla stazione.
– Ma tra ritardi e treni soppressi perché non pagano gli stipendi ai macchinisti ormai ne passa una ogni quaranta minuti. Quaranta minuti. Questo ti pare un posto dove puoi vivere?
Mi sfilo dalle coperte, allontano il telefono dall’orecchio e cerco di ridere piú piano che posso. Cammino lentamente fino alla cucina mentre lo ascolto passare in rassegna il centro storico ridotto a Erasmus perenne, Chiaia che è il piú volgare dei posti arricchiti d’Italia, il Vomero che non ha ancora deciso che quartiere vuole essere, sa solo che si sente un rione diverso e migliore, figlio di un’altra città.
Dario se la prende con Napoli quando litiga col padre.
– Ti ha di nuovo chiesto della specializzazione? – gli chiedo.
– Ho trentatré anni, Olivia. È tardi per riprendere il bisturi in mano. Io ho lasciato perdere, lui no.
– Con una clinica privata non è tardi quasi niente, Dario. In ospedale eri bravo. Il lavoro ce l’hai, dovresti solo volerlo.
– Non lo voglio.
– Ma intanto Medicina l’hai studiata.
– Sí, come tu hai studiato Legge. Controvoglia.
– Altre domande?
– Se ci sposiamo, divorziamo e poi litighiamo per vedere il cane, per legge al cane che succede?
– Me lo stai chiedendo davvero?
– Rispondimi.
– Serve un accordo, se fai ricorso il giudice ti manda a casa. Non è tenuto a occuparsi pure dei nostri animali.
– Ma perché non sei diventata magistrato?
– Mai stata portata. Mi vorresti magistrato?
– Scherzi? Le hai mai viste, quelle che vincono il concorso per uditore giudiziario? Claudio Marinella stava con una che l’aveva superato a ventisei anni, non ce l’ha detto finché non l’ha lasciata. Come la presenti agli amici una che è meglio di te?
– Vuoi una che è meglio di te, Dario Giordano?
– Mi sei già bastata tu.

Tra me e Dario è finita da sei mesi. La relazione ufficiale, intendo. Perché lui è presente quasi quanto prima. Voglio dire che mi chiama, e mi scrive.
Ho provato a capire come cerca di capire un giudice, mettendosi al centro delle cose: se un uomo non ti ama, sparisce. Se invece scrive o telefona significa qualcosa, deve significare qualcosa. No?

Lo so cosa si dovrebbe fare, l’ho letto nei libri.

  1. Lasciali prima che si stanchino di te.
  2. Se sei triste, spostati.

L’ho letto nei libri: cambiare prospettiva. E se non posso essere bella, devo almeno essere meravigliosa.
Ma c’è mai riuscita qualcuna?

Mi chiamo Olivia Marni, ho trentadue anni e mi succede sempre la stessa cosa. In dieci punti:

  1. Stiamo insieme, io sono felice, poi lui si stanca di essere felice con me.
  2. Valuto le alternative. Piano A: me ne vado. Sono intelligente, sparisco prima di farlo stancare del tutto. Cosí mi rimpiange e torna. Un addio non è poi cosí terribile, dipende da chi prende l’iniziativa.
  3. Considero anche il piano B: non me ne vado. In amore non serve intelligenza, ci vuole coraggio: se ci tieni, dicono che devi combattere. Cioè resto nella casa che va a fuoco.
  4. Se ne va lui.
  5. Dovevo combattere contro chi? Applico il piano C: mi metto a piangere.
  6. Ancora piano C.
  7. Analizzo. Ma che devo analizzare? I motivi per cui a un certo punto tutti si stancano di me?
  8. Non esco. Odio tutti gli esseri umani, anche le mie amiche, quelle che mi costringono a uscire. Le uniche sopportabili sono quelle che mi incoraggiano: presto l’animale richiamerà.
  9. «Presto» è un giorno che non arriva mai.
  10. In una bella mattina di sole mi sento meglio: forse la pazienza è stata ricompensata, mi sta passando. Lui invece si è fidanzato con un’altra, lo scopro e soffro come al momento dell’addio, quindi decido di scrivergli o telefonargli. È il fondo.

Lo sanno tutti com’è il fondo. Perché io allora devo scendere a toccare?

Sono entrata nello studio legale di Luca Ardenghi il giorno dopo la discussione della tesi, forse con lo stesso vestito addosso. Era novembre, mio padre – preside di un liceo classico – non mi rivolse la parola per i sei mesi successivi: voleva da me il concorso in magistratura. – Un centodieci in Legge alla Federico II non va a sprecarsi con le separazioni, – disse, piú o meno come un centodieci in Medicina non deve diventare chirurgo plastico. Ma io sbaglio sempre tutto solo fino a un certo punto: tra il 1996 e il 2006 la Borsa Italiana delle Relazioni è esplosa, picco di aumento divorzi per oltre il cinquanta percento.
Scegliere la pratica da divorzista dieci anni fa era l’equivalente professionale dell’acquisto di un grosso stock di azioni Facebook all’arrivo sul mercato. Mossa intelligente, se sei stato cosí intelligente da prevederla. Oppure se sei fortunata, come quelle che nascono con le ossa sottili. Io ho le ossa sottili.
Altri dettagli? Non bionda, occhi scuri. Il tipo di ragazza di cui nessuno può dire «non è carina». Carina nella media delle ragazze coi piedi per terra quando si guardano allo specchio con lo spazzolino in bocca verso le sette. In certi giorni di particolare felicità: proprio bella. Da angoli fortunati di foto arriveresti a dire (sbagliandoti): bellissima.

Non immaginatemi in tailleur ben tagliati, tipo Amal Alamuddin nel periodo del processo Assange, con quel bellissimo sorriso triste che aveva prima di rovinarsi col matrimonio.
L’hanno fatto diventare un lavoro molto telegenico, quello dell’avvocato, in realtà consiste perlopiú in: produzione e consegna di carte contenenti un ragionamento esatto secondo codice con discussioni brevissime e tecniche davanti a un giudice.
Quelle fantasie su vincere o costringere l’avversario a perdere con sottili strategie davanti a un pubblico interessato, spesso facendo a pezzi un testimone (l’avvocato Tom Cruise contro il colonnello Jack Nicholson), le notti insonni col trucco che regge e il caffè lungo nel bicchiere di carta davanti a colonne di documenti con colleghi interessanti (i quali troveranno pure le forze di spogliarti all’alba svelando pettorali insospettabili), l’idea geniale che risolve il caso cinque minuti dopo che tutti s’erano dati per vinti davanti alle scatole unte delle pizze della sera prima – tutta questa roba è da sceneggiatori esaltati. E quelli esagerano per mestiere, ma con gli avvocati hanno passato il segno.
Per spiegarvi meglio: ora che faccio l’avvocato considero Codice d’onore come il Pretty Woman per studentesse di Legge.
Nella mia specializzazione (ho scelto i divorzi, o meglio: divorzi degli amici degli Elgreco-Ruitz, uno 0,3% di popolazione) ho a che fare con due categorie di clienti, categorie che un professionista deve riconoscere alla prima occhiata:

  • Lascianti.

Sono spesso in forma e di buonumore. Fosse per loro, chiuderebbero questa farsa e questo fascicolo adesso, pagando molto purché tutto finisca in cinque minuti senza passare per il Tribunale.
Cosa li identifica: sono quelli ragionevoli e preoccupati per i figli.
Naturalmente sono cosí lucidi, moderni e rassegnati con benevolenza a sfasciare una famiglia perché di solito muniti di un amore nuovo di zecca. Niente ti fa diventare buono con gli ex quanto la tua nuova relazione.
Nei Lascianti sono chiaramente compresi quelli che si fanno lasciare. Spesso, i mariti. Che al prezzo di una certa spesa mensile (in certi casi al prezzo di qualunque spesa mensile) firmano con baldanza sotto a:

Mai piú un’infelicità cosí,
ho sbagliato a sposarti,
addio.

Niente al mondo, neanche l’amore del primo minuto, è forte quanto la voglia di andarsene dell’ultimo.

  • Lasciati.

Hanno già perso col matrimonio, quindi non hanno nessuna intenzione di perdere nel divorzio.
Sognano la separazione come una guerra, è il loro modo di sentirsi meno sconfitti.
La verità è che loro, questo divorzio, non lo volevano proprio.
Cosa li identifica: a volte sei costretta a fermarli perché ti danno troppi dettagli sull’indegnità dell’ex.
Colano veleno su tutto ovunque: con te, con gli amici, con gli estranei, su Facebook, nei commenti on-line dei quotidiani.
Il mondo deve sapere chi è quel porco (o la stronza, dipende), con l’effetto superclassico che il traditore dopo dieci minuti inizia a starci inevitabilmente simpatico (ogni divorzista verso il terzo appuntamento inizia a preferire il cliente dell’avversario).

Da un punto di vista non rigorosamente etico: quando ti capitano i primi, lavori di meno; quando ti capitano i secondi, ti diverti.

 © 2016 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino

Brano tratto da L’amore è eterno, finché non risponde
in libreria dal 21 giugno

Einaudi
180 pagine 17 euro

Chiudi