La visione dell'amore, l'amicizia, il sesso, la giovinezza, le droghe, la crescita individuale: ripercorriamo tre decenni di film generazionali, dal romanticismo sfrenato al concetto di bromance

I teen movies e i coming-of-age movies sono pellicole che raccontano l’universo dei teenagers. Con occhio fraterno portano in scena i riti di passaggio necessari della formazione. Quest’anno è il trentennale di Stand by me (1986), capolavoro di Rob Reiner tratto dal racconto The Body di Stephen King e capostipite onorario del genere. Quattro amici intraprendono un viaggio alla ricerca di un cadavere disperso, in un percorso simbolico verso l’accettazione della morte e, dunque, verso la fine della giovinezza.

A trent’anni da quel cammino, il cinema americano è tornato sul tema della perdita nell’adolescenza con un nuovo taglio narrativo. Se prima la morte era simbolicamente interpretata come la fine dell’adolescenza, ora ne è parte. Me and Earl and the Dying Girl, vincitore del premio della critica e del pubblico al Sundance 2015, porta sullo schermo il rapporto tra due adolescenti, Greg e Rachel, costretti a coltivare la loro amicizia all’interno della malattia terminale della stessa Rachel. Il punto di svolta, rispetto ai predecessori Now is Good (2012) e The Fault in Our Stars (2014) è il cambio di focus dalla relazione amorosa a quella amicale. Perché Greg e Rachel non vorrebbero nemmeno conoscersi; ne sono costretti dagli eventi. E si affezionano, senza cadere nel cliché dell’amore impossibile. Questa non è una toccante storia d’amore. L’evoluzione del personaggio di Greg, lo studente invisibile (figura maschile già esplorata con Michael Cera in Juno e con Logan Lerman in The Pains of Being a Wallflower), trova nel concetto di fine la voglia di essere ed esserci.

In queste pellicole, la relazione principale è l’amicizia. Se quella fraterna e pura tra Gordie e Chris di Stand By Me, anticipata nel 1983 dal rapporto tra Johnny e Ponyboy nel capolavoro di Francis Ford Coppola The Outsiders, nei decenni si è evoluta fino al concetto di bromance (su cui si stanno basando principalmente i patterns delle serie tv, a partire da Scrubs), Me and Earl and the Dying Girl sdogana il rapporto maschio-femmina, uscendo dai topos tipici del cinema anglofono.

 

Animal House – 1978

Pretty in Pink – 1980

Porky's – 1982

Pretty in Pink – 1980

All’interno di questo arco temporale che copre tre decenni, il genere ha raccontato l’evoluzione sociale del teenagers.

Negli Anni Ottanta, grazie a John Hughes, il cinema scopre l’amore giovanile, quello idealizzato e senza limiti. Quello che umilia. La libertà sessuale dei collegiali americani degli anni Settanta, quella delle infinite saghe di National Lampoon (la prima, per intenderci, è Animal House) e Porky’s, sembra esaurirsi a favore dell’amore. La camera da presa inizia a indagare il mondo rosa (Pretty in Pink), facendo un passo indietro per soffermarsi principalmente sul pathos sentimentale degli adolescenti. E con questa tenacia che l’epoca di Hughes, il Brat Pack (con il quale si fa riferimento ad un gruppo di attori, registi, film che hanno rappresentato al cinema la cultura degli adolescenti negli anni ’80), è un mondo di minuscoli baci e giganteschi sentimenti. Un universo di chissà se accetterà di venire al ballo di fine anno con me. È un mondo soft, come è giusto che sia quello dei teenagers, emotivamente distrutti per un affetto non ricambiato o per un taglio di capelli sbagliato. Jon Cryer, in un passaggio memorabile di Pretty in Pink, si fa interprete di Otis Redding,

Dazed and Confused – 1993

Scream – 1996

I Know What You Did Last Summer –1997

Urban Legend – 1998

Final Destination – 2000

È American Pie (1999) a riportare in voga il tema della sessualità. Il problema dei millenials diventa uno solo: perdere la verginità. Ma il furore degli anni ’70 è andato perso. I ragazzi sono un branco di ignoranti in tema di sessualità, internet inizia ad essere il più grande promotore dell’onanismo, l’imbarazzo entra con vigore in ogni ripresa. American Pie difatti non è una commedia da ridere. È un film che mette a disagio perché risalta gli imbarazzi che ogni adolescente somatizza nella pubertà. La faccia che meglio rappresenta il brufoloso sfigato che è in ognuno di noi è quella di Jason Biggs, il teenage dirtbag cantato dai Wheatus nella colonna sonora del suo Loser (2000). Biggs è il parafulmine di ogni sfortuna sessuale. È così in là da raccogliere ogni ansia e ogni ingenuità possibile. Per intenderci, fa sesso con una torta di mele. E in un qualche modo è utile allo spettatore adolescente, che di fronte a una débacle così clamorosa e impossibile, si sente rassicurato. Difficilmente si può far peggio di così.

love is their only happiness, yeah / but it’s all so easy
all you gotta do is try, try a little tenderness

American Pie – 1999

Looser – 2000

Quello che ci viene chiesto da Hughes e dagli anni Ottanta è proprio provare un po’ di sana tenerezza verso chi vede nell’amore l’unica forma di felicità. Anche perché poi arrivano i Novanta, che non sono proprio riconosciuti come il decennio del buon umore. Con il grunge e le camicie di flanella a deprimere occhi ed orecchie, è difficile per i teen movies far breccia nelle sale cinematografiche. La soluzione di Hollywood per rimanere a contatto con il tempo è semplice: prendere un gruppi di giovani, buttarli dentro il genere horror e farli a fette ancora prima di pensare a dove poter trovare l’amore. È il periodo di Scream (1996), I Know What You Did Last Summer (1997), Urban Legend (1998), Final Destination (2000). Tra un omicidio e una motosega, certo, c’è tempo per un accenno di sesso e di relazione, ma il focus principale si focalizza sulle teste mozzate. Eccezione del periodo è il capolavoro Dazed and Confused (1993) di Richard Linklater che per riportare il focus sulla formazione adolescenziale, ambienta la sua pellicola nel 1976, trovando così la libertà per poter riportare allo splendore il coming-of-age movie e ritornare ad avventurarsi ai temi tipici della crescita: amore, bullismo, droga. I ragazzi di Linklater tornano sul tema della fine, interrogandosi su come ciò possa incidere sul loro presente,

A cosa ci stiamo preparando?
Alla morte.
Ma se comunque dobbiamo morire, ora non dovremmo divertirci?

Mean Girls – 2004

Juno – 2007

Easy Girl – 2010

Juno – 2007

50/50 – 2011

Now is Good – 2012

The Fault in Our Stars – 2014

Now is Good – 2012

Al contrario, con tre pellicole molto decise, la figura femminile si afferma e consolida. Con Mean Girls (2004), Juno (2007) e Easy Girl (2010) e le interpretazioni di Linsday Lohan, Ellen Page e Emma Stone, il ruolo della ragazza moderna è decisamente solido. In queste pellicole ci si concentra, forse come mai prima, sul ruolo della ragazza non come parte di una coppia, ma come singolo individuo con le proprie problematiche. Le relazioni sono marginali, i ragazzi son spesso amebe che fanno sorridere il pubblico, ma che non determinano la narrazione. L’amore ricercato è quello verso se stessi, in contrasto con i contesti di bullismo femminile e gravidanze inattese.

Stand by Me –1986

Quello che ci hanno lasciato i teen movies in trent’anni di onorevole carriera è l’analisi della continua evoluzione del concetto di teenager. I coming-of-age movies, quelli girati con delicatezza, riescono a raccontare le profonde variazioni sociali del ruolo della figura maschile e femminile nell’età più complicata. Il cinema ha trovato la propria voce per raccontare un tema delicato come la giovinezza. Niente male, per dei film per ragazzini.

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