Explicit / Idee

L’invasione dei padri chioccia

27.06.2016

Due libri sui nuovi super papà: i racconti social di Matteo Bussola e il romanzo disincantato di Simone Giorgi. Intanto le mamme sono a cena fuori con le amiche

È cominciato tutto nel 1998, con Nanni Moretti e l’attacco di panico e di indomabile felicità per la nascita del figlio, quattro chili e duecento grammi:

Tutti devono sapere, bisogna informare!

(un giorno Facebook l’avrebbe preso in parola, e status dettagliati e selfie dalla sala parto sarebbero stati la regola).

Avevo vent’anni e sedevo perplessa nella poltrona di un cinema di provincia: Nanni non sarebbe entrato in banca pure lui, ma era diventato padre e lo affermava con una forza spiazzante. Ero confusa. Fresca di lettura del Secondo sesso e della convinzione di essermi sbarazzata del problema di dovermi definire solo o soprattutto come madre, all’improvviso mi trovavo davanti a un maschio che ci teneva tanto ad appropriarsi di un ruolo che noi avevamo impiegato due millenni a ridimensionare.

Dentro quel cinema, ai titoli di coda la mia accompagnatrice (allora quarantenne) non trattenne la commozione: bellissima scena, no? Non sapevo che rispondere. A parte le considerazioni di genere, è difficile che una matricola che gira l’Europa con l’Interrail dormendo dentro un sacco lenzuolo si appassioni alle gioie genitoriali di un quarantenne, persino se è uno dei suoi registi preferiti.

 

Matteo Bussola
Notti in bianco, baci a colazione
Einaudi Stile Libero, 2016

184 pagine 17 euro

Matteo Bussola è un disegnatore della Sergio Bonelli diventato famoso per la grazia con cui racconta acrobazie, difficoltà e gioie della quotidianità familiare nella sua pagina Facebook (versione contemporanea, dunque maschile, dei vecchi blog di mamme indaffarate), e adesso anche in un libro pubblicato da Einaudi (Notti in bianco, baci a colazione). Padre di tre figlie femmine, con i suoi post ha suscitato cordate di empatia intenerendo anche i più cinici: sono passati quasi vent’anni da Aprile, il sacco lenzuolo è in cantina e posso intenerirmi anch’io. Lo immagino pure lui al cinema nel ’98 mentre assiste a un mutamento epocale e alla proiezione del suo futuro, chissà se in quel momento ha capito cosa sarebbe diventato da grande: uno che si definisce innanzitutto un papà.

Bussola è trasognato e irresistibilmente fiducioso e bisognerebbe nascondergli la storia di un omonimo: Matteo Stella, protagonista dell’esordio di Simone Giorgi. L’ultima famiglia felice (Einaudi Stile Libero), malinconico e autentico già nel titolo, è il romanzo di un uomo che per tutta la vita ha educato i figli al dialogo evitando ogni deriva punitiva, un uomo mite che pratica la gentilezza, l’ascolto, la comprensione, sempre disponibile come marito e come padre. Matteo Stella non riesce a capire dove ha sbagliato eppure ha estenuato tutti suscitando rabbie violente e represse, pronte a deflagrarglisi contro. Nelle prime pagine tutto va in frantumi insieme al vetro spaccato da una pallina, e Giorgi racconta una per una le crepe nevrotiche nascoste dietro la perfezione della bontà. L’ultima famiglia felice è la storia del fallimento di un nucleo, ma soprattutto di un padre-chioccia, e siccome è un romanzo non stabilisce certo un destino uguale per tutti, però, proprio perché è un romanzo, apre una voragine di scricchiolii sul nostro inconfessabile bisogno di autorevolezza.

 

Simone Giorgi
L’ultima famiglia felice
Einaudi Stile Libero, 2016

252 pagine 18 euro

Intanto, mentre i padri fanno i padri e gioiscono o falliscono passando il tempo a raccontarcelo, Roma e Torino da qualche giorno hanno due sindache. In campagna elettorale ha fatto discutere la proposta di Virginia Raggi di consegnare alle donne un kit di pannolini lavabili, e tra le obiezioni si aggirava lo spettro del lavaggio a mano. Per la generazione di mia nonna (che lavorava e tirava su sei figli), il femminismo l’hanno fatto per metà i libri e per metà la lavatrice. Grazie a quel tempo liberato le donne hanno potuto scrivere libri, andare al cinema, cantare o dedicarsi a qualsiasi occupazione più interessante che dare di gomito sui panni della prole. Se il kit diventerà realtà ci si potrebbe rivolgere all’elettorato giusto, facendo recapitare i pannolini agli uomini: si leverebbe il consenso unanime dei padri, che su Facebook si autoscatteranno orgogliosi e intenti a strigliare, e delle madri che cliccheranno like intenerite, lontane da casa, nella serena spensieratezza di una cena con gli amici.

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