Il «magazzino da esposizione» firmato da Herzog & de Meuron è l'ultima novità nel quartier generale dell'azienda di arredamento a Weil Am Rhein. Ospiterà i pezzi della collezione del Vitra Design Museum

Apre un nuovo edificio consacrato al design all’interno del Campus Vitra di Weil Am Rhein, in Germania: è lo Schaudepot, letteralmente «magazzino da esposizione», un capannone monolitico in mattoni di clinker rossi rotti a metà, progettato dagli architetti di Basilea Jacques Herzog e Pierre de Meuron. Ospiterà la collezione permanente del Vitra Design Musum, mai ancora mostrata al pubblico in modo permanente. Il quartiere generale di Vitra, azienda di arredamento fondata nel 1950 da Willi Fehlbaum si arricchisce dunque di un ulteriore pezzo architettonico pregiato che esplicita la duplice vocazione del Campus: sito produttivo e luogo di cultura allo stesso tempo. Al di là del Reno che fa da confine di Stato con la Francia e dopo essersi lasciati alle spalle Basilea e la Svizzera, si possono visitare infatti gli stabilimenti disegnati negli anni da Nicholas Grimshaw, Álvaro Siza, Sanaa e gli interventi di Frank Gehry, che firma anche l’edificio del Vitra Design Museum nel 1989, inizialmente pensato per ospitare la collezione iniziata dal suo fondatore Rolf Fehlbaum, ma oggi destinato ad ospitare mostre temporanee.

L'interno dello Schaudepot, con il focus dedicato al "Radical Design"

Vitra Design Museum, Mark Niedermann

Nel parco architettonico delle meraviglie si possono trovare anche la frastagliata stazione dei pompieri di Zaha Hadid (1993), il Conference Pavillion di Tadao Ando (1993), la piccola stazione di servizio di Jean Prouvé (1953-2003), il geode Dome di Buckminster Fuller (1975-2000), lo showroom VitraHaus composto da lunghe case ammassate le une sulle altre di Herzog & de Meuron, la casa autosufficiente Diogene di Renzo Piano (2013), la passeggiata Álvaro Siza (2014), il grande scivolo della Vitra Slide Tower pensato da Carsten Höller (2014). Tour guidati a ogni ora, da metterne in conto un paio per vedere bene tutto e fare un giro sullo scivolo usando gli appositi tappetini.

I magazzini che ospitano la collezione del Vitra Design Museum, chiusi al pubblico

Vitra Design Museum, Florian Boehm

I lavori, allo Schaudepot, iniziano il 3 giugno con il vernissage ufficiale: sotto il soffitto illuminato da sottili tubi luminescenti, nei 1.600 metri quadrati di austerità a disposizione, trovano posto 430 pezzi di storia del design, dal 1800 ai giorni nostri: progetti di Le Corbusier, Gerrit Rietveld, Alvar Aalto, Charles & Ray Eames, Ettore Sottsass, ma anche cimeli pop di plastica colorata e prototipi realizzati con stampante 3D. Si tratta di una selezione della collezione di Rolf Fehlbaum allargata negli anni dai direttori del Vitra Design Museum (Alexander con Vegesack dal 1989 al 2010, Mateo Kries e Marc Zehnter dal 2011) e che conta oggi circa 20mila pezzi, con un fondo principale di 7mila arredi e complementi; una raccolta di lampade che comprende un migliaio di oggetti luminosi (firmati tra gli altri da Gino Sarfatti, Achille Castiglioni, Ingo Maurer); elettrodomestici e oggetti di uso quotidiano, tessuti e un archivio di 100mila documenti fra cui i lasciti degli Eames, di Verner Panton e di Alexander Girard –non a caso protagonista della mostra in corso al Vitra Design Museum fino al 29 gennaio 2017. The Vitra Design Museum Collection 1800 to the Present è una grande introduzione al design, che si snoda cronologicamente attraverso gli oggetti di svolta e le innovazione del caso.

Accanto a questa collezione permanente, si trova uno spazio per approfondimenti temporanei, viaggi tematici all’interno del patrimonio del museo: si comincia con Radical Design (dal 4 giugno al 29 settembre), mostra dedicata ai radicali italiani. Superstudio con il tavolo Quaderna, Gaetano Pesce con il sofà La mamma, Pierò Gilardi, Studio65 e Drocco+Mello che con Gufram provavano il poliuretano espanso e il latex, Alessandro Mendini e i suoi sconfinamenti tra le discipline.

Lo Schaudepot visto dalla stazione dei pompieri di Zaha Hadid

Vitra Design Museum, Julien Lanoo

Lo Schaudepot cambia i connotati del Campus Vitra: davanti alla costruzione è stato infatti aperto un secondo ingresso, a Sud, verso la città di Weil Am Rhein. Un intervento che si presenta in linea con un altro progetto di passaggio e circolazione della cultura. È la Rehberger-Weg, la strada di 5 chilometri da fare a piedi o in bicicletta, che unisce la Fondazione Beyeler di Riehen (Basilea), vecchia conoscenza degli appassionati di arte, al Campus Vitra, promossa da entrambe le istituzioni con la collaborazione delle rispettive municipalità e il patrocinio di Swatch. È un camminamento tra Svizzera e Germania lungo il quale lo scultore tedesco Tobias Rehberger ha pensato 24 opere che segnano altrettante fermate nel progetto 24 Stops. Le prime 12 sono state messe a dimora il settembre scorso, le ultime sono in posa ora e il 12 giugno si inaugurerà l’intero percorso. Giusto in tempo per Art Basel, la fiera che dal 16 al 19 giugno renderà questo scampolo di terra tra boschi, pascoli, falegnami e orologiai, la capitale mondiale dell’arte moderna e contemporanea.

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