Che cosa è successo nella terza serata della convention di Philadelphia

Il terzo giorno della Convention democratica, il Team Hillary ha schierato i pezzi grossi del partito: il presidente Barack Obama, il vicepresidente Joe Biden, il candidato vicepresidente Tim Kaine e anche l’ex repubblicano, ora indipendente, Mike Bloomberg.

Obama ha passato il testimone a Hillary, siglato da un lungo abbraccio sul palco al termine del suo discorso, dicendo che lascia il partito è il paese in buone mani, e spiegando perché Hillary è «la persona, uomo o donna che sia, più preparata a fare il presidente, più di me, più di Bill».

Il tema del terzo giorno della convention è stato quello di raccontare Hillary Clinton come una leader pronta a guidare il paese, a comandare le forze armate, a fermare la diffusione delle armi, a battersi per i diritti di tutti, a costruire un’economia più forte e a unificare l’America.

Gli interventi sono serviti a consolidare questa idea. Il più applaudito, oltre a quello di Obama, è stato il discorso di Joe Biden. L’ex sindaco di New York Mike Bloomberg ha raccontato perché Hillary è la scelta giusta per un’economia migliore, mentre Tim Kaine dopo una lunga introduzione personale ha attaccato in modo diretto Trump, prendendo in giro il suo continuare a chiedere agli elettori di «credere» alle promesse che fa, nonostante non abbia un passato di promesse mantenute.

In generale, con questa terza serata, i democratici si sono appropriati dei toni ottimistici tipici della politica americana e delle convention presidenziali, in particolare di quelle repubblicane, ma che sono stati completamente assenti a Cleveland la settimana scorsa e tenuti in sordina nei primi due giorni a Philadelphia.

Questo è uno dei punti di attacco di Hillary sull’elettorato bianco delle ex zone industriali, quello su cui punta maggiormente Trump per vincere elezione, ma che non è detto che si riconosca in pieno nella descrizione trumpista di un’America al collasso e senza speranza, a meno che si affidi a lui. Su questo Obama si è soffermato a lungo, sottolineando le differenze tra il messaggio di speranza di Hillary e il pessimismo diffuso a Cleveland da Trump.

Non sono mancati gli attacchi pesanti a Trump. Obama, rigettando la narrazione trumpista di un’America in ginocchio, ha ricordato che «chiunque minaccia i nostri valori, siano fascisti o comunisti o jihadisti o demagoghi nostrani, alla fine fallisce perché questa è l’America, questa è l’America. C’è un legame affettivo, c’è un credo comune. Non abbiamo paura del futuro, lo modelliamo, lo abbracciamo, come un solo popolo che sa di essere più forte quando è unito, non quando sta da solo».

Biden ha più volte detto che Trump «non ha idea» di che cosa parla. Il più pesante è stato Bloomberg, che oltre a ricordare i fallimenti imprenditoriali di Trump, lo ha definito un «truffatore», gli ha dato di persona «demagogo pericoloso» e ha chiuso l’endorsement di Hillary dicendo che bisogna eleggere presidente «una persona competente e sana di mente».

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