Perché Clinton ha scelto Tim Kaine per battere il ticket Trump-Pence

Hillary Clinton ha scelto il suo candidato vicepresidente. Si chiama Tim Kaine ed è senatore della Virgina e membro delle Commissioni Affari Esteri e Difesa, da dove ha combattuto battaglie spesso solitarie per convincere la Casa Bianca a usare la forza militare, senza l’autorizzazione del Congresso, contro Isis in Siria e in Iraq. Cinquantotto anno, ex sindaco di Richmond e già governatore della Virginia, nel 2008 Kaine aveva sostenuto Obama contro Hillary Clinton. Nel 2009 ha guidato il Partito democratico, nominato da Barack Obama dopo che gli aveva preferito Joe Biden come vicepresidente.

Kaine è un liberaldemocratico centrista; uno dei senatori più di moderati del Partito (chi fa le classifiche in base ai voti espressi al Senato lo piazza sempre tra i 10 meno progressisti del caucus democratico). Kaine è un politico serio, affidabile, poco carismatico («sono noioso», dice di se stesso) ma una garanzia per Hillary. Cattolico praticante, ha studiato dai gesuiti e per un anno ha fatto il missionario. Di origini proletarie, ma laureato ad Harvard, Kaine parla spagnolo e potrebbe aiutare Hillary, a cominciare dal battleground state da cui proviene, a conquistare i voti dei maschi bianchi dell’ex Rust Belt industriale cui punta Donald Trump per vincere le elezioni.

Kaine però è un sostenitore degli accordi di libero scambio, come Hillary e Bill Clinton e, del resto, come anche il candidato vicepresidente di Trump, Mike Pence. Solo che in questo momento, grazie a Trump e, a sinistra, a Bernie Sanders, gli effetti degli accordi commerciali sono considerati la causa principale del disagio sociale della working class americana.

Hillary Clinton

ASSOCIATED PRESS

Il profilo moderato di Kaine, peraltro interventista sulle questioni di sicurezza nazionale, fa rumoreggiare la sinistra del partito che da Hillary si aspettava una scelta più ideologicamente vicina alle tesi socialiste di Sanders, al punto che già da qualche giorno gli viene contestata una lettera pubblica a favore di una maggiore deregolamentazione delle norme per le banche locali.

Hillary, che lunedì aprirà la Convention del Partito democratico a Philadelphia, invece ha scelto diversamente, nominando un candidato comunque liberal, almeno secondo i criteri tradizionali della politica americana, e per certi versi simile al suo profilo: come lei, Kaine è un politico serio, preparato, centrista, noioso e falco. Vedremo come reagiranno i sandersiani a Philadelphia e dopo, ma del resto se dall’altra parte incombe Trump non hanno molte alternative.

La scelta di Hillary è di quelle che in politica vengono definite “caute”, ma risponde alla stessa logica della scelta compiuta da suo marito Bill quando indicò come vice Al Gore. Nessuno dei due Clinton, nel 1992 e adesso, ha cercato di arricchire il ticket presidenziale con un candidato selezionato con criteri etnici o geografici o ideologici per bilanciare l’offerta elettorale.

Entrambi hanno scelto il partner più coerente con le proprie idee, senza vergognarsene e senza ipocrisie, anzi con l’obiettivo di rafforzare il messaggio.

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