La serie Netflix del momento è una miniera di allusioni, riferimenti e citazioni. Vi aiutiamo a districarvi individuando i quattro filoni più importanti

Con Stranger Things, Netflix ci regala la serie dell’estate. Sì, proprio mentre stavamo per andare in vacanza, con le valigie pronte sull’uscio, il re dello streaming legale ci ha costretti ad isolarci dal mondo per goderci le splendide otto ore della sua nuova perla. Stranger Things, scritta e diretta dai Duffer Brothers, è un pastiche nostalgico omaggio al cinema anni ’80. Un rincorrersi di citazioni più o meno palesi che abbiamo raccolto nei quattro principali filoni che hanno ispirato veri e propri passaggi, e scene, della serie.

 

Steven Spielberg

Il principale riferimento cinematografico dei Duffer Brothers.

ET (1982): è la citazione più ricorrente. Il personaggio di Eleven viene raffigurato come una figura aliena e alienata, impersonificazione di un moderno ET. Proprio per questo, alcune scene clou ritornano nella serie: la fuga nel capanno dietro casa (EPISODIO 1), l’incontro con Eleven nel bosco (EP.1), il nascondiglio casalingo (EP.2), la scoperta del televisore da parte di El (EP.3), la scusa di Mike per saltare la scuola (EP.4), il travestimento di lei con una parrucca bionda (EP.4), l’inseguimento in bicicletta con risoluzione sovrannaturale (EP.7) e le scorte di pudding (in ET era gelato) per ridare forze a Eleven (EP.8)

Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977):  le fasi di ricerca dello scomparso Will (EP.1) e la scoperta del mostra da parte della bimba più piccina (EP.3).

Goonies (1985): alcuni personaggi ricordano questo cult movie e gli stessi attori sono stati scelti dopo averne recitato una parte durante il castin. Dustin pare disegnato sul ruolo del logorroico Chunk e Barbara ricorda palesemente Stef. In più lo stesso Dustin viene minacciato proprio come Chunk (EP.6). In quanto atmosfera, è uno dei riferimenti più significativi.

Poltergeist (1982): Joyce regala al figlio Will i biglietti per poterlo vedere al cinema (EP.1). L’esplorazione del gate tra il mondo reale è il mondo upside down (EP.4)

Lo squalo (1975): il mostro è paragonato ad uno squalo per il suo modo di rintracciare la preda (EP.6) e un poster appare nella casa degli Wheeler.

Troviamo anche riferimenti minori, come il cappello indossato nel finale dallo sceriffo Hopper che riporta subito ad Indiana Jones e un’atmosfera che spesso riporta ad uno degli ultimi lavori del registra, Sense 8 (2011).

Stephen King 

È lo stesso autore a benedire Stranger Things con una serie di tweets d’amore. «Watching Stranger Things is looking watching Steve King’s Greatest Hits. I mean that in a good way’ e ‘It’s pure fan. A+. Don’t miss it». Difatti trama e intreccio sono di pura scuola King e il personaggio di Eleven è una sintesi tra le protagoniste di due differenti racconti: Carrie e Firestarter. L’autore è anche citato direttamente per spiegare le abilità sovrannaturali di Eleven ‘Read any Stephen King?’ (EP.6).

Carrie (1976): Eleven, come Carrie, è capace di telecinesi. La scena finale del film di De Palma, dove una mano esce dal terreno per afferrare la ragazza, è analoga a quanto accade tra Nancy e il mostro (EP.6)

Shining (1980): Winona Ryder e l’accetta (EP.4)

The Mist (1980): recupera il tema di un esperimento governativo che causa uno scontro tra dimensione terrena e dimensione mostruosa.

Cujo (1981): durante un turno di guardia, un poliziotto è immerso nella lettura di Cujo (EP.4)

Firestarter (1984): un’associazione filo-governativa utilizza allucinogeni per esperimenti di telecinesi. Eleven è sottoposta agli stessi test per l’espansione del controllo mentale (EP.3)

Stand by me (1986): l’episodio 4 è intitolato ‘The body’ come il racconto da cui è tratto il film. La citazione visiva è totale nella camminata a coppie sui binari del treno (EP.5)

IT (1986): come in IT si fa riferimento al gruppo di ragazzi come ai ‘Losers’. Dustin (un loser) viene minacciato da un bullo con un coltello (EP.6). L’arma utilizzata per combattere il mostro è comune: la fionda (EP.8)

Needful Things (1991): i loghi si richiamano

Lisey’s Story (2006): condividono un finale aperto in cui la creatura oscura non è stata del tutto annientata (EP.8)

John Carpenter

The fog (1980): colonna sonora. Un personaggio, come in The Fog, si chiama Dan O’Bannon (personaggio che nella realtà ha scritto la sceneggiatura di Alien e Dark Star)

La cosa (1982): Mike ha il poster nel seminterrato. Il professore (Mr. Clark) lo sta guardando in tv (EP.7).

They live (1988): citato nella lunga rissa di strada tra Jonathan e Steve (EP.6)

Film cult

Alien (1979): le sembianze della creatura mostruosa. L’esplorazione della dimensione sconosciuta, in particolare attrezzatura e l’uso delle torcie(EP. 8).

Stati di allucinazione (1980): per il distaccamento sensoriale viene utilizzata una vasca ad immersione (EP.7)

La casa (1981): c’è il poster in camera di Jonathan (EP.5)

Scanners (1981): Eleven elimina le guardie ricordando le teste che esplodono del film di Cronenberg (EP.8)

Nightmare (1984): Il mostro cerca di entrare nel mondo terreno attraverso la parete (EP.3). Per ucciderlo Jonathan e Nancy cercano di dargli fuoco dopo averlo intrappolato nel corridoio di casa (EP.8)

Explorers (1985): l’utilizzo del walkie talkie per la comunicazione dei ragazzi

Commando (1985): il montaggio nel momento in cui Lucas si arma per affrontare il mostro in solitaria (EP.6)

The Gate (1987): il portale per entrare nell’altra dimensione è anch’esso all’interno di un albero (EP.5)

Predator (1987): prima di ogni sua apparizione, la creatura emette un suono simile a quello della predatore del film di McTiernan

Il labirinto del fauno (2006): il mostro non ha volto

Under the skin (2013): l’utilizzo di una scenografia black room per quando Eleven si distacca dal mondo a livello sensoriale per entrare nell’altra dimensione

Le vicissitudini adolescenziali di Nancy, Steve, Barbara e Jonathan si rifanno all’immaginario pop di John Hughes (Breakfast Club, Un compleanno da ricordare, Bella in rosa).

Un brano della colonna sonora è Elegia dei New Order, utilizzato sia ne La notte dei morti viventi (1990), sia nel trailer di Bella in rosa (1986) di Hughes.

Nei dialoghi dei ragazzi vengono spesso citati The Hobbit (1937), Dungeons & Dragons (1974) e Star Wars (1977)

L’apparato grafico omaggia, nei titoli di testa, Richard Greenberg (Stati di allucinazione, La zona morta, Alien) e, nella locandina ufficiale, Drew Struzan (Star Wars, Ritorno al futuro, Indiana Jones).

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