Gomorrah Sound, un documentario di Red Bull TV, evidenzia come anche la colonna sonora della serie si discosti nettamente dal cliché della musica napoletana

Il lato meno noto e più oscuro di ‘O Sole Mio viene alla luce in un racconto dettagliato su come la soundtrack della serie abbia rielaborato e rinnovato l’immaginario e il suono di Napoli, una città unica che da sempre ha affidato alla musica il compito di raccontarsi.

Il documentario diretto da Beppe Tufarulo e prodotto da TapeLessFilm è un viaggio esclusivo nei luoghi e nei suoni di Gomorra. Attraverso la voce degli artisti che hanno partecipato alla colonna sonora, alle testimonianze di critici e studiosi di musica napoletana e ai suoni “naturali” di alcune delle location simbolo della serie – a cominciare dalle Vele di Scampia – il documentario attraversa le diverse anime e ispirazioni musicali che convivono nella serie: dal rap alla scena neomelodica passando per il post-rock, illustrando così quanto il suono di Gomorra sia al tempo stesso debitore e innovatore rispetto alla grande tradizione della musica partenopea.

Nel lavoro sono raccolte le testimonianze dirette degli artisti che hanno partecipato alla colonna sonora: i rapper Lucariello, Luchè, Enzo Dong e Nto, il produttore D-Ross, il gruppo post rock Mokadelic, lo storico cantante neomelodico Franco Ricciardi insieme ai più giovani Alessio e Ivan Granatino, artisti diversi, ma che attraverso la musica sono riusciti a ricreare e a trasmettere la parte più cruda e reale della vita partenopea. Ad intervallare gli interventi dei protagonisti le voci autorevoli del giornalista Federico Vacalebre, critico musicale de Il Mattino e del professore Marcello Ravveduto, profondi conoscitori della musica napoletana.

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