Finisce il secondo mandato del Presidente più musicofilo di sempre. Tra playlist invernali, estive, sound per l'allenamento e duetti con star assortite ecco tracciata la legacy musicale di Barack

Se vuoi essere ricordato come Il Presidente cool, devi avere cura della musica che consigli. In otto anni di presidenza, Obama ha voluto trasportarci più volte dentro i suoi ascolti. Tra playlist su Spotify, chiacchiere da iPod, interviste, si è cimentato – come sempre – nel ruolo dell’amico giusto. Quello addetto alle compilation a cui affidare il sottofondo di una cena tra amici o di un viaggio in macchina. Nulla di estremamente ricercato, ma sempre di buon gusto. Basta spulciare un po’ le playlist rilasciate dal POTUS per scovare le sue passioni, in un elegante bignami della black music. Il funk soul di Stevie Wonder, Marvin Gaye, Earth, Wind & Fire, le splendide voci femminili di Nina Simone, Aretha Franklin, Billie Holiday, l’hip-hop di Jay Z, Kanye West, Common. Al Telegraph ha dichiarato: «Se dovessi scegliere un eroe musicale, sarebbe sicuramente Stevie Wonder», decisamente una scelta smooth.

Pochi giorni fa, l’ultima playlist droppata (termine street molto amato da Obama), dedicata all’allenamento. Mostra il lato più ironico di Barack, con brani uptempo come Get Me Bodied di Beyoncé, Let’s Get It Started dei Black Eyed Peas, Off That di Jay Z con Drake. La perla che non ti aspetti è Elevator Operator di Courtney Barnett, tratto da Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit, disco osannato dall’America pitchforkiana da cui il Presidente sembra spesso attingere per rimanere sull’onda.

Queste compilation trattano esclusivamente popular music. Se ne scorrono generi, geografie, etnie, a volte banalizzando, altre ricercando, ma pur sempre rimanendo nel terreno comprensibile dalla cultura occidentale. L’immagine che Obama vuole darci di sé è quella di un ascoltatore popolare. Anche per questo, oltre ad aver sempre fatto affidamento sulla storia della musica afroamericana, non ha lesinato ovazioni per mostri sacri della working class come Bruce Springsteen e Bob Dylan.

Barack Obama duetta con B.B. King

Barack, però, non è solo chi ci consiglia musica, ma è anche colui che la ispira. Oltre agli omaggi e alle citazioni dei vari Ludacris, Young Jeezy, Jay Z, il rap ha gioito della sua presidenza grazie a brani come Black President di Nas. C’è chi è andato ancora oltre, come Common, che in Changes lo definisce incarnazione del concetto di cambiamento, «what is change?/ change is Martin Luther King Jr., Gandhi, Shakespeare, Tupac Shakur, Barack Obama». Questo percorso che ha reso Obama musa di un certo ambiente musicale ha inizio nel 2008 con Will I Am che, durante la prima campagna per la presidenza, ha coinvolto personaggi come Herbie Hancock, John Legend, Common, Kareem Adbul-Jabbar, Scarlett Johansson per musicare un discorso tenuto da Barack in New Hempshire, dal titolo Yes We Can.

Nella sua ultima cena alla Casa Bianca, dedicata all’Italia e con ospite d’eccezione Renzi, compaiono tra gli invitati anche Chance The Rapper e Frank Ocean, artefici di alcuni tra i migliori dischi del 2016 con i rispettivi Coloring Book e Endless/Blonde. Un modo ulteriore per mostrare rispetto e interesse verso chi sta portando l’hip-hop in un luogo differente, come lo stesso Obama auspicava nel 2008 in un’intervista con Jeff Johnson per BET, «Amo l’hip-hop, ma spesso non mi piace il messaggio che trasmette. I valori si riferiscono a cose materiali. L’hip-hop deve tentare qualcosa di nuovo. Non può essere solo un riflesso della nostra realtà, deve impegnarsi e aiutarci a migliorare la nostra comunità». È forse questo uno dei motivi per cui Obama adora Chance The Rapper. L’ultimo disco del musicista di Chicago è stato definito da Rolling Stone un gospel-rap masterpiece e piuttosto che soffermarsi su vestiario e automobili, si riferisce a Dio e alla spiritualità ritrovata. Oltre ad averlo inserito nella summer playlist, Obama l’ha già ospitato per l’iniziativa My Brother’s Keeper e fatto esibire al National Christmas Tree Lighting event. Come scrive Consequence of Sound: «President Barack Obama loves two things: his country, and Chance the Rapper». 

L’augurio è che Renzi, seduto al tavolo presidenziale, abbia avuto la prontezza di segnarsi almeno questo nome. E nel caso l’avesse perso, potrà sempre recuperarlo da queste celebri playlist.

La presidenza giunge al termine, la musica si abbassa. Obama out.

Chiudi