Storia di Mamadou Sow, l'uomo che viaggia di più in Italia. 420 voli l'anno e non sentirli

È la persona che vola di più in Italia (420 biglietti l’anno, ci viene segnalato da Alitalia). Il signor Mamadou Sow, senegalese, il più grande frequent flyer italiano, ogni giorno che Dio manda in terra, esclusi i sabati e le feste comandate compie, andata e ritorno, il tragitto Roma Fiumicino (codice Iata: FCO)-Alghero (AHO).

Gli telefoniamo e ci dà appuntamento al bar “Vida do Brasil” al Pigneto, Isola Pedonale, Roma. Si era provato a cercarlo su Google e Mamadou Sow risulta essere un super manager di un primario gruppo assicurativo, e dunque cresce la curiosità per questo manager senegalese di stanza al Pigneto, che si reca ad Alghero ogni giorno (sarà uno dei massicci investimenti esteri in Italia, tipo Cisco o Apple a Napoli). Si prova a proporre un incontro a Fiumicino ma giustamente «Fiumicino noo, non ne posso più», dice il manager frequent flyer.

Quindi si va al solito Pigneto, isola pedonale appena rifatta, ecco il baretto. Ci passa accanto un omone con dreadlocks molto allegro, si aspetta il nostro contatto. Dopo un po’ si capisce che è lui, Mamadou sta parlando con una sua amica «Stefi», come compare dal display del maxi smartphone. «Eh, mannaggia. Se non dovevo svegliarmi alle sei venivo, son qua, mi faccio due mojito e poi vado a dormì».

Ci sediamo. Lui prende tutti i giorni questo Roma-Alghero delle nove e quaranta, «devo stare lì alle sette, a Fiumicino», sospira. Ma che ci vai a fare, è la domanda, e soprattutto perché vai all’aeroporto così in anticipo. «Faccio il corriere». Pausa, non è dunque il manager internazionale, questo lo si era capito. Omonimia, e pensieri razzisti (però se ha accettato di farsi intervistare non sarà un pusher). «Per il Banco di Sardegna. Porto gli assegni». Ma perchè vai così presto? «Mi aspetta alle sette in aeroporto il furgone del trasporto valori, mi danno la valigia con gli assegni e io la porto ad Alghero, lì c’è un altro trasporto valori che viene a prendere la valigia», poi è libero. La devi imbarcare questa valigia di assegni? «Eh sì, è troppo grossa per metterla in cabina». Ma che assegni sono? Circolari? «E che ne so, sono sigillati, io mica li posso vedere». Tutti i giorni? «Tutti i giorni». E poi che fai ad Alghero? «Niente, vado a dormire da certi amici miei che mi ospitano, ho pure le chiavi di casa. La sera riprendo l’aereo e torno a Roma. Adesso vorrei iscrivermi in palestra».

LaPresse

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Ti piace come lavoro? «Non è male, praticamente non faccio un cazzo» (saluta un amico senegalese che passa di lì, scherza con un altro cliente «Mi stanno intervistando! Sono quello che vola di più in Italia!». Ordina un secondo mojito. «Che ciai ‘na sigaretta?»). Da quanto lo fai? «Da tre anni. Prima facevo televisione». Ah, cosa? «Facevo il pubblico, ho fatto Parla con me di Serena Dandini, e Domenica In». Sempre lavori comodi. «Eh, battevo le mani, non facevo niente neanche lì». Ma cosa ti pesa di più dell’aereo? L’aria condizionata? Hai delle sinusiti? «No, ma ti succhia tutte le energie l’aereo. Ti senti indebolito. Per esempio a letto non sono più lo stesso. Una volta ero un toro». Ecco. «Ora ho come…». Come? «Un’ansia». Volare ti fa paura? «Sì, certo, un po’ di paura c’è sempre. Soprattutto al decollo. Il mio amico pilota dell’Alitalia mi ha detto che la fase più pericolosa è l’atterraggio ma a me spaventa invece il decollo. Durante l’alluvione in Sardegna l’aereo ha fatto un salto di dieci metri sulla pista, ho detto qui io cambio lavoro. Se mi propongono il Roma-Milano col Frecciarossa firmo subito». Mi sa che c’è meno mercato. «Aspetta, ti faccio vedere la foto» (fa vedere i messaggi del suo amico pilota Alessandro che gli scrive «ciao, sono a Linate, scalo tecnico», «bacioni da Pantelleria»). «In aereo si conosce tanta gente simpatica. Ho conosciuto un mio caro amico, Ivano, che fa il giudice e va in tutta Italia a fare i corsi per magistrati». Anche con le hostess ha fatto molta amicizia ma non approva le nuove uniformi («gli arabi non hanno gusto come gli italiani»). «Il fatto è che sono un viveur. Il mio sogno è mettere su un negozio di abbigliamento elegante, aspetta, ti faccio vedere una cosa». Mi mostra una foto di lui in smoking a un campionato di salsa. «Io sono pazzo per la salsa, nel weekend vado sempre al Palacavicchi a ballare, me la cavo» (è un locale vicino a Ciampino).

Esci tutte le sere? «Ma che sei matto? Mi sveglio alle cinque e quarantacinque, non posso, stasera sono qui per te» (ordina un altro mojito). Ti piace Alghero? «No, è un posto morto, un plat pays, come cantava Jacques Brel». Però avrai un sacco di miglia: «Eh sì, di solito le do a mia figlia, ma non so se si può scrivere. Ma adesso le uso io, devo andare a Dakar a Natale». In realtà a Dakar vorrebbe tornare per sempre. «L’Europa è finita con l’euro», dice. Il più frequent flyer d’Italia ha anche una visione politica. «Sono di estrema sinistra, te lo dico». Ah. «L’Europa è una patologia, in Grecia si sta male, in Portogallo si sta male: hanno fatto bene gli inglesi col Brexit». Non mi sarai pure grillino. «Grillo non sa comunicare. Urla troppo. Molto meglio Di Maio, più posato, più elegante». Poi, inopinatamente: «Sai chi mi piace davvero? Renzi: è molto valido». Ma non è di estrema sinistra Renzi! «Lo so ma è molto valido». Vabbè. Ma la tua passione? «Scrivere: ero il più bravo a scuola, sempre, leggo sempre la rivista di bordo Alitalia». Il suo libro preferito è I miserabili di Victor Hugo. E Il contratto sociale di Jean Jacques Rousseau. «Anzi, mi fate scrivere?». Posso provare a chiedere. «Un articolo alla settimana, gratis». Riferirò. Domani c’è sciopero, Mamadou, sei contento? «Eh, ma io comunque alle sette devo stare lì lo stesso, a quel punto mi sono alzato». Ti ferma mai la polizia, Mamadou? «Un negro rasta tutti i giorni sulla stessa rotta. Secondo te?».

 

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