Il Brooklyn Bridge Park custodisce un segreto vivo della vecchia New York, un'anima lignea rigenerata dal designer Hector Ducci

La Promenade di Brooklyn Heights di Woody Allen in Manhattan è solo un ricordo. Il Brooklyn Bridge Park adesso offre, con la vista mozzafiato di skyline, Statua della Libertà e tre ponti, lo sfondo naturale per le foto di rappresentanza: matrimoni, fidanzamenti, quinceaňeras… chi più ne ha più ne metta.
Ma quello che del parco affascina di più i newyorkesi sono le panchine. Installate su una collina che è stata creata con 140mila tonnellate di terra scavata per un tunnel della metropolitana, sono fatte di un legno che resisterà alle intemperie e all’uso almeno 70 anni. Già nei primi sei anni di vita del parco se l’è cavata egregiamente. È reclaimed wood, legno “ridestinato”, e viene usato per pavimenti e banconi.

Francesca Magnani

Qui il legno si trovava già in loco: costituiva le assi portanti di due magazzini frigoriferi degli anni ’40 per le merci in arrivo nel porto. La struttura interna era tutta di pinus palustris, che grazie all’alto contenuto di resina (fino all’85%) può essere resistente più del ferro (e ha pure proprietà antisettiche).
Responsabile della metamorfosi in panchina è stato qualche anno fa Hector Ducci. Nato a Baltimora nel 1975 da genitori cileni, ha cominciato a interessarsi al legno vintage a 19 anni disassemblando granai nelle campagne del Massachusets. Oggi ci scrive dalla Patagonia, dove sta costruendo due granai: «Il pino giallo dalla foglia lunga proviene da antiche foreste che ricoprivano nei secoli scorsi cinque stati del Sud, abbattute al 98%. Le proprietà di questo legno sono fantastiche per resistenza e durabilità, e il fatto che sia un’opzione eco-sostenibile e bella lo rendeva per noi una scelta obbligata».

Francesca Magnani

Ducci ha tagliato e rifinito le assi delle 300 panchine in team con Joe Pepe di M. Fine Lumber, la compagnia che nel 1933 ha inaugurato il business negli USA. Dice Joe: «La vecchia New York è una miniera del prezioso materiale, tanto che gli eco-broker che vanno a caccia di palazzi da demolire parlano di una vera e propria foresta fantasma, Gotham Forest, che si erige nascosta, anima degli edifici più vecchi. Noi ci occupiamo di andarlo a prendere, ripulirlo, togliere i chiodi, e rivenderlo». Chiosa Ducci: «Sono affascinato dall’idea del “costruire”, sia nel rapporto uomo-donna, che nel nostro modo di abitare il pianeta. Gli edifici rivelano il livello di consapevolezza dell’epoca».

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