Explicit / Idee

Io odio, ma odio odiare

16.12.2016

Scenari personali / 2017: propositi terapeutici. L’odio, proprio come l’invidia e la gelosia, a meno che non si faccia azione, inquina la vita dell’odiatore e non quella dell’odiato

Con tutti i retrospettivi scongiuri del caso posso dire che il 2016 è stato per me un anno ricco di soddisfazioni su cui per pudicizia e per non annoiarvi sorvolo volentieri. Non altrettanto posso dire della cosiddetta sfera pubblica. Ho ardentemente tifato contro la Raggi, contro la Brexit, contro Trump, contro il “no” al referendum costituzionale, divorando rospi panciuti e indigesti, assistendo nottetempo agli spettacoli di giubilo di individui che disprezzo moralmente e intellettualmente. Un paio di volte tali sconfitte sono state corredate da beffe tanto spiacevoli quanto impreviste. La notte in cui ho fatto quasi mattina convinto che l’Inghilterra facesse ancora parte dell’Unione europea, e quella in cui ho spento ancora più tardi soddisfatto per la vittoria alle presidenziali di Hillary Clinton. Ah, gli amarissimi risvegli! E visto che la superstizione influisce sulle nostre vite più di quanto non siamo disposti ad ammettere sono stato tentato dal sospetto che se solo avessi vegliato fino al mattino quei responsi non si sarebbero così clamorosamente ribaltati.
Cos’hanno lasciato tali reiterate delusioni nel mio spirito irrequieto? Difficile dirlo. Amerei parlarvi di una costruttiva mortificazione, di un desiderio di rimboccarmi le maniche. Ma sarei un ipocrita. Ciò che resta in me di questo anno politico è solo odio. Un odio tanto generico quanto generalizzato. Il che potrebbe non essere poi così male. Conoscevo un tipo che sosteneva che l’odio è nutritivo, ci rende intelligenti, vigili e reattivi. Sarà, ma la verità è un altra: l’odio, proprio come l’invidia e la gelosia, a meno che non si faccia azione, inquina la vita dell’odiatore e non quella dell’odiato. Per questo è inutile. Su di me poi ha effetti devastanti. Mi rende cupo, risentito, intrattabile se non addirittura bilioso. Favorisce l’insonnia e attenta alla pace dei risvegli. Mi espone a lunghi periodi di inappetenza interrotti da disgustosi accessi di bulimia. L’odio s’insinua subdolamente in quello che scrivo, facendone strame. L’odio mi trasforma in un docente intemperante, in un pirata della strada, in un marito distratto e in un figlio poco sollecito. Ma soprattutto, e questa è la cosa più grave, l’odio fa di me un conformista. Come non accorgersi che viviamo nell’epoca dell’odio? Su questo naturalmente non posso esercitare alcuna vigilanza e nessun controllo. Ma forse posso lavorare su di me, e proverò a farlo. Gli impegni per l’anno nuovo non hanno più senso delle promesse elettorali o dei propositi dietetici. Diciamo che hanno un valore ideale, di tensione. E allora lo dico: m’impegno per il prossimo anno a odiare il meno possibile. Mica perché odiare sia sbagliato o eticamente riprovevole, mica perché ho finalmente inteso la forza del messaggio evangelico, ma perché l’odio mi fa stare male.

Chiudi