Explicit / Fiction

La niña mala di Vargas Llosa

01.12.2016

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Dei cinque personaggi di “Crocevia” rimane in mente il sesto, una di quelle figure irresistibili che talvolta luccicano nelle pieghe di una storia. È lei a riscattare un romanzo minore, che il grande scrittore peruviano illumina con l’esperta leggerezza della sua prosa

La ragazza cattiva è cresciuta. Ha sposato un uomo di potere, stende le gambe sul letto mentre si fa passare una telefonata dal maggiordomo, organizza leziosi fine settimana con l’amante (donna) nella casa delle vacanze a Miami. La ragazza cattiva, adesso, si è sdoppiata.

Chabela e Marisa, la bruna dalla lunga treccia e la bionda dai capelli scompigliati, sono amiche da una vita e mogli di due amici da una vita; una sera a cena si perdono fra alcol, chiacchiere e confidenze e non si accorgono di aver passato l’ora del coprifuoco. Purtroppo nel Perù del terrorismo, dei ricatti e dei sequestri nessuno può girare per strada come e quando vuole, è tardi ormai per tornare a casa: le due finiscono per dormire insieme e scoprire quali gioie segrete può riservare dividere il letto con la migliore amica. Così, se anche avessimo saltato frontespizio e quarta, con questa scena di sesso fra donne già a pagina due sapremmo senza dubbi che stiamo leggendo un romanzo scritto da un uomo. Crocevia (Einaudi, traduzione di Federica Niola) si apre con una delle più classiche e usurate fantasie maschili, e solo la leggerezza esperta della prosa di Mario Vargas Llosa scansa per un soffio la noia, rendendo non del tutto insopportabili le garrule borghesi che con l’entusiasmo di due adolescenti decidono di regalarsi un libero sconfinamento dell’amicizia.

«Non si sa niente di sé finché non accadono le cose», ammette Chabela, che come Marisa fino a quel momento non aveva mai pensato a sfiorare una donna, ed è una di quelle frasi addette a salvare tutto un romanzo, perché esprime più del contesto in cui è pronunciata e la si può estendere e moltiplicare fino a coprire ogni angolo della trama (e della nostra vita). Così è la letteratura di Vargas Llosa: poca teoria e poco astrattismo, ma uomini e donne sempre alla resa dei conti con la Storia, la cronaca e l’erotismo. Così sono i suoi romanzi, costruiti su giornate che passano dentro le case, attraversano i letti e le cornette del telefono urtando la vita di chiunque, costruiti intorno a fatti che sottomettono gli umani, a correnti inevitabili e fortissime che spazzano via intenzioni, apparenze e buoni propositi. Sempre, il sesso compare inopportuno e festoso mentre l’uomo vive a ridosso della morte, mentre intorno ci si uccide e spara e per strada si combatte una guerra. In una certa tradizione letteraria sudamericana l’unico modo per salvarsi e non morire è introdurre una nuova e leggera sregolatezza, una diversa ossessione comica e sensuale insieme.

Dunque, se il primo capitolo è saffico, il secondo è incentrato su un ricatto: Enrique detto Quique, marito di Marisa, due anni prima ha partecipato a un’orgia organizzata da un losco affarista jugoslavo. Un giorno Rolando Garro, viscido cronista scandalistico, va a trovarlo con una valigetta piena di foto. Ma né il lesbismo né i retroscena politici sono il centro del romanzo: siccome ogni storia è la storia di un matrimonio, ci appassioniamo soprattutto a Quique e Marisa. Con un po’ di sforzo partecipiamo dei loro problemi anche quando, come campanello di crisi, Vargas Llosa scrive che i due non fanno l’amore ormai da dieci giorni con la disperata costernazione di uno che intende dieci anni o almeno dieci mesi. Per ciò il lieto fine non arriverà con la fine del ricatto, ma con la soluzione di quell’increscioso decadimento della vita sessuale che – ce ne siamo persino convinti – è l’origine di tutti i mali e potrà essere risolto solo liberando una nuova privata trasgressione.

Il romanzo di Vargas Llosa è ambientato nel Perù degli anni Novanta. In quel periodo, il Paese sudamericano era scosso dal terrorismo di Sendero Luminoso e del Movimiento Revolucionario Túpac Amaru ed era soggetto al regime del controverso presidente Alberto Fujimori, qui fotografato insieme al ministro degli Interni, il generale Victor Malca, nel 1992

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È impossibile non pensare alla vita privata del premio Nobel, paparazzato sotto casa del suo ultimo amore Isabel Preysler, ex modella ed ex moglie di Julio Iglesias, quasi bigamo (per la legge peruviana era ancora sposato quando, pare, l’ha chiesta in moglie), ed è impossibile non ritrovare in questo romanzo le atmosfere e gli ambienti della sua produzione precedente: il giornalismo, l’ironia, il potere, il sesso, la corruzione. Tuttavia i cinque personaggi che Vargas Llosa muove in un incastro godibile e fin troppo perfetto non sono fra i più originali della sua letteratura. E, nonostante il fuorviante incipit, la ragazza cattiva non è Chabela e non è Marisa, e non è nemmeno il gioco fra le due. La niña mala, a volerla stanare, si nasconde in un sesto personaggio che rimane minore, almeno all’inizio: Julieta Leguizamón, ovvero la Retaquita. Basta la prima descrizione:

La Retaquita era così piccola che, vista di spalle, chiunque l’avrebbe presa per una bambina. Scura di pelle, con i capelli crespi, sempre in pantaloni della tuta e camicia stropicciata, scarpe da basket, magrolina e mingherlina, aveva nondimeno qualcosa che colpiva: i grandi occhi incisivi e intelligenti, caratterizzati da una strana immobilità e intrepidezza che a Rolando pareva di aver visto soltanto in certi animali. Sembrava che perforassero la gente, facevano sentire a disagio le persone che guardava, come se esponessero le proprie vergogne.

Su questo minuscolo e selvatico animale di redazione, su questa donna votata a scrivere per colpire fin da quando era poco più che una bambina può poggiare un intero libro. A tenere in piedi il romanzo minore di un Nobel di successo c’è dunque una donna più intelligente degli altri, uno di quegli irresistibili personaggi nascosti tra le pieghe di una storia che vorrebbe portarci altrove. Un po’ come accade con la Gertrude manzoniana, voltata l’ultima pagina è lei che rimane impressa: impura, fragile e solida, scaltra, troppo umana, involontariamente indimenticabile.

Mario Vargas Llosa

Crocevia

Einaudi 2016
248 pagine, 19,50 euro
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