Freelance in disperata ricerca di contatti, in attesa dell'occasione giusta e del rapporto stabile, ai margini della Milano economica ma al centro di quella alimentata a spritz e kebab. Una webserie divertente, da guardare

Essere giovani, creativi, freelance. A Milano. Partita IVA, casa da condividere, pagamento – nel migliore delle ipotesi – a sessanta giorni.

Età dell’oro è la nuova serie ideata da La Buoncostume, visibile online su DPlay e prodotta per Discovery Italia da Indiana Production, maturazione ed evoluzione dell’ultimo lavoro del collettivo, la web serie Klondike. Se i The Pills raccontano l’indolenza romantica di Roma, La Buoncostume ci porta all’aperitivo milanese, nella famelica ricerca del contatto, figura mitica che potrebbe procurare un qualsiasi genere di lavoro creativo ai nostri liberi professionisti. Il freelancer moderno non ha remore, è pieno di risorse, recupera ogni opportunità caduta dal buffet perché è capace di fare un po’ di tutto.

Possa essere la scrittura di notizie fasulle per un sito di clickbaiting, produzione video per il greenwashing (pubblicità in cui l’azienda tenta di dare un’immagine di sé più verde) di una banca, strategia pubblicitaria di una piccola focacceria ligure. Gli otto episodi ruotano attorno a quattro figure principali, accomunate dal desiderio di raggiungere un equilibrio economico-sentimentale. Da una parte la coppia lavorativa Fabrizio e Carlo, creativi freelance che tentano relazioni pubbliche tra partite al campetto e aperitivi, dall’altra la controparte femminile con Federica, intenta a trovare la propria maturità in un’agenzia pubblicitaria seria, e Camilla, pronta a mettere in discussione le sicurezze di un futuro scritto.

Età dell’oro alterna il pragmatismo meneghino al grottesco mondo del lavoro, trovando la sintesi in una scrittura comica e realista. Non manca una bella rosa di ospiti: Sergio Rubini, Jake La Furia dei Club Dogo, Matilda De Angelis, Costantino Della Gherardesca, Bebo Storti, Sofia Viscardi, Luca Vecchi dei The Pills. La colonna sonora, tramite la consulenza di Giulio Fonseca (in arte Go Dugong), si appoggia alla scena indipendente italiana, marcando il carattere fortemente contemporaneo dell’opera.

Il risultato è una serie che ti invoglia al binge watching selvaggio mentre col mouse aggiorni insistentemente il sito della tua home banking nella speranza che quei sessanta giorni di attesa siano finalmente una cifra nel conto corrente.

Chiudi