Sinatra è il classico contemporaneo per eccellenza. Onnipresente celebrità, protagonista di una vita che è meglio di un romanzo, è stato un marchio – un brand – quando ancora tale categoria commerciale non esisteva. Il Grande Secolo Americano è tutto qui

Poco dopo la morte di Humphrey Bogart, deceduto nel gennaio del 1957 di tumore, Lauren Bacall – Betty per gli amici – e Sinatra volarono a Las Vegas. Si baciarono ininterrottamente per tutta la durata del viaggio. Si andavano a sposare. Tuttavia la Bacall non sarebbe mai diventata la terza signora Sinatra, infatti le nozze non furono celebrate, perché Frank cambiò idea, ovvero non poteva dimenticare Ava. Lauren commentò stizzita che le aveva fatto un favore. Sinatra ebbe quattro mogli, un harem su cui imperò quella che non avrebbe mai dimenticato: Ava Gardner. La divina vantava qualcosa fuori posto che aveva modificato il corso della sua vita e degli uomini che si innamorarono di lei. Sinatra per lei abbandonò la prima moglie, da cui ebbe tre figli. Della terza moglie, Mia Farrow, sposata nel 1966 quando lui veleggiava per i cinquanta e Mia era a malapena maggiorenne, a coronamento della cerimonia Frank si lasciò scappare: «Sono abituato a bere scotch più vecchi di mia moglie». Con Mia probabilmente ebbe un quarto figlio: Ronan, venuto al mondo ai tempi del matrimonio della Farrow con Allen, nel 1987. Giovinotto di indubbia beltà il Ronan Farrow è sputato a The Voice.
La storia di Frank Sinatra corre lungo tutto il Novecento – era nato nel 1915 – nei suoi fasti, nelle sue lagune di mestizia e nel trionfo del canto, della danza e del cinema americano. Figlio di Natalina Garaventa da Torriglia, paesello dell’entroterra ligure, e di un emigrante siciliano divenuto poi vigile del fuoco, Frank nacque il 12 dicembre sull’altra sponda dell’Hudson, quella che dal New Jersey fronteggia Manhattan. Nel saggio di David Lehman, un secolo – il Novecento americano – viene raccontato attraverso brevi istantanee sulla vita di The Voice, che avrebbe compiuto cent’anni nel 2015. Sinatra non fu soltanto un cantante di fama internazionale, un attore pluripremiato, un sex symbol, il fenotipo di come si indossa uno smoking, si fuma una sigaretta e si beve un whiskey, un gran maschio sciupafemmine, un orgoglioso campione di italo-americanità, e infine l’amico dei mafiosi.

Frank Sinatra con Ava Gardner nel 1953

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Sinatra è stato un marchio, un brand, quando ancora tale categoria commerciale non esisteva. Genio musicale, interprete per eccellenza della canzone popolare americana, Sinatra fu già in vita un classico contemporaneo. Ha condiviso emozioni, sogni, speranze, fallimenti, lutti, guerre e la gioia di essere sopravvissuto con almeno tre generazioni. Le sue canzoni hanno accompagnato i giovani statunitensi nelle guerre più assurde che hanno insanguinato il secolo scorso, la voce di Sinatra ha indistintamente marchiato l’inconscio di chi ascoltava semplicemente la radio, sedesse in un cinema, non sia riuscito a cambiare canale prima di uno spot. Sinatra era ovunque, dalla musica di sottofondo dei pianobar a quella delle navi da crociera, fino alle sale d’aspetto dei dentisti. E il suo mito di cantante arrivò integro sempre piu in alto, quando fu celebrato ancora una volta, da Giancarlo Giannini, camionista inferocito con l’universo mondo, ne Il Bestione dove l’attore canticchia con accento siculo: «Stranger’s in the night, ma vaffan…».
La perdurante se non eterna fama di Sinatra non è data dal successo di una voce ma dalla celebrazione di se stesso, rito a cui The Voice si dedicò tutta la vita. Eroe della classe operaia, seduttore di intellettuali, benriuscito modello giovanile della middle class, amico di Sammy Davis jr, e de relato di tutti i neri, intonato, bello e simpatico, orgoglioso d’essere italiano, Sinatra fu da subito il figlio prediletto della comunità italoamericana. Nonostante la fama e l’amore che lo circondava, finì nel mirino di Hoover, capo dell’FBI, che lo trascinò a processo per le sue supposte amicizie mafiose. Su quelli che furono i legami fra the Voice e la Mafia ci illumina la testimonianza di Eddie Fisher, che ricorda di aver sentito dire a Sinatra che avrebbe voluto «rather be a don for Mafia than President of the United States». Sinatra fu tutto ed il contrario di tutto: l’unico uomo che sapeva come si indossi un tuxedo – lo smoking – e in contemporanea si fumi una sigaretta, si beva uno scotch e si corteggi una donna.
Sulla tomba di un uomo che ha venduto 150 milioni di dischi, e vinse due Oscar, l’epitaffio recita: «The best is yet to come». Il cognome Sinatra contiene l’anagramma di: sin, art, rain, trains, stair, satin, saint, stain, Tina, artisan, rat, rant, strain, star. A pensarci bene, è un po’ il bignami della sua vita, compresa la figlia Tina, la sua prediletta.

Sinatra’s Century di David Lehman

Harper Collins 2015
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