Questo articolo è stato scritto per l'annuario 2016 della Juventus e racconta l'incredibile serie di successi dell'anno scorso di una squadra che gioca sempre fino alla fine

Alla rimonta non ci credeva nessuno quella sera umida del 29 ottobre 2015. In macchina verso Milano, dopo la sconfitta con il Sassuolo a Reggio Emilia, ero senza parole. Com’era possibile che la squadra che solo pochi mesi prima, nella sfortunata finale di Berlino, aveva conteso al Barcellona la Champions League potesse prendere sberle dal piccolo Sassuolo? Una partita sbagliata ci poteva stare, naturalmente, perché i calciatori non sono dei robot programmati per vincere, ma quella era già la decima giornata di campionato e la Juventus le aveva buscate anche da Udinese, in casa, e da Roma e Napoli. E aveva pareggiato, sempre in casa, con Chievo e Frosinone, non con il Real Madrid, e poi fuori con l’Inter, vincendone soltanto due, con Genoa e Bologna.

Nove maledetti punti in dieci giornate, e un posto nella metà bassa della classifica. Se ne erano andati Vidal, Pirlo e Tevez, d’accordo, erano arrivati dieci nuovi calciatori e un paio di quelli fondamentali al momento erano infortunati, Marchisio, Khedira e poi si è scoperto che anche il guerriero Mandzukic giocava con un’infezione debilitante, però una Juve che iniziava il campionato così male non si era mai vista.

Di quel silenzioso viaggio di ritorno da Reggio Emilia, ricordo solo che avrei voluto trovare una scusa per dire all’amico che mi aveva trovato i biglietti per la partita successiva che no, tre giorni dopo il Sassuolo non me la sentivo di andare allo Stadium a vedere il derby con il Torino.

Il campionato ormai era finito, anzi nemmeno cominciato, i tifosi delle altre squadre cantavano a turno di salutare la capolista e i maniaci delle statistiche spiegavano che sarebbe stato addirittura impossibile qualificarsi per la Champions. Ma nessuno aveva fatto i conti con la Juventus, una squadra ferita che evidentemente viveva il motto #finoallafine come una filosofia sportiva e non come una campagna di marketing. E così, tre giorni dopo, il 31 ottobre, è iniziata la più improbabile rimonta mai vista nella storia calcistica moderna, e io c’ero perché non avevo avuto il coraggio di dire no all’amico dotato di biglietti.

La partita con il Torino era iniziata bene, con un fantastico gol al volo di Paul Pogba a chiudere un contropiede fulminante di una squadra che per un momento è sembrata libera dal peso che l’aveva frenata nelle giornate precedenti. Nel secondo tempo, però, è arrivato il pareggio del Torino e si prospetta un ennesimo e deludente pareggio interno. Senonché Massimiliano Allegri si è inventato un cambio che in tribuna è stato giudicato, diciamo così, irrazionale: Alex Sandro per Paulo Dybala. Mentre mi chiedevo come Allegri potesse pensare di vincere la partita togliendo l’attaccante più forte per inserire un terzino sinistro, Alex Sandro, in realtà schierato da attaccante esterno in un 433 molto offensivo, si è involato sulla sinistra, è entrato in area e ha messo un pallone in mezzo che, al 93esimo minuto, Juan Cuadrado ha spinto in rete. In quel momento è iniziata una rimonta con 24 partite vinte su 26.

Il colpo di genio di Allegri, ripetuto a febbraio contro il Napoli, non ha nascosto la realtà di una squadra che non era ancora la macchina perfetta che sarebbe diventata in seguito. A poco a poco però la Juventus è tornata ad acquisire le certezze perdute, anche grazie al ritorno in pianta stabile, perlomeno in campionato, del modulo con tre difensori, cinque centrocampisti e due attaccanti. Ricordo in particolare cinque partite decisive.

La prime tre sono ancora del 2015. La sfida con il Milan, a fine novembre, è stata decisa da un gran gol nel finale di Paulo Dybala. La squadra ancora faticava, ma non subiva gol e portava a casa i tre punti. Poi, il 4 dicembre, la trasferta a Roma con la Lazio. Una meravigliosa e quasi inaspettata doppietta di Dybala ha fatto capire che la Juventus era tornata.
Poi prima di Natale c’è stata la partita con la Fiorentina in casa. Dopo due minuti, ancora una volta, siamo andati sotto di un gol, su rigore. Questa volta, però, è stato come se lo schiaffo avesse definitivamente fatto uscire dal torpore la squadra. Alla fine, dopo aver pareggiato quasi subito con Cuadrado, abbiamo chiuso con altri due gol di Mandzukic e Dybala.

Le altre due partite fondamentali sono state quelle contro le due avversarie migliori, con la Roma e con il Napoli. Sono finite entrambe 1-0. La prima, il 24 gennaio 2016, con un gol di Dybala su assist di Pogba praticamente identico a quello segnato contro il Milan. Il 2 febbraio allo Stadium è arrivato il Napoli capolista, in campo con la divisa rossa. La partita l’hanno fatta loro, palleggiando a centrocampo con la spudorata consapevolezza della grande squadra. È stata la partita del salvataggio di punta di Bonucci su Higuain, nel primo tempo, con uno di quei gesti tecnici difensivi che resterà nella storia della Juventus, assieme all’intervento analogo di Sturaro su James Rodriguez dell’anno precedente contro il Real. È stata la partita di un’azione formidabile di Pogba conclusa con un tiro di controbalzo di Dybala uscito di niente. Poi è entrato Zaza, al posto di Morata. E, come era successo con il Torino, anche Alex Sandro al posto di Dybala, con la stessa costernazione di allora.

All’ottantottesimo minuto, lancio di Marchisio, colpo di testa stratosferico di Alex Sandro verso Evra, palla a Zaza che, spalle alla porta, con un rientro curvato si è liberato del difensore in modo da crearsi lo spazio e scagliare un tiro improvviso e violento, poi leggermente deviato, che si è insaccato alle spalle del portiere. Sono stato molte volte allo Juventus Stadium, ho visto gol formidabili e gol all’ultimo minuto, reti con cui sono stati messi sotto colossi come il Real e il Bayern, ma un entusiasmo come quello che si è scatenato alla rete di Zaza contro il Napoli non l’ho mai visto. Sono rimasto senza parole, proprio come alla fine della partita con il Sassuolo. Tre mesi e mezzo dopo quella notte piovosa, è arrivato il sorpasso, siamo tornati in vetta e si è spalancata la strada verso il quinto scudetto consecutivo.

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