Non fatevi ingannare dalla bizzarra accoppiata piano jazz più mandolino bluegrass,“Chris Thile & Brad Mehldau” è uno dei dischi più belli di questo inizio 2017

Mettetevi comodi, questo è uno dei dischi più belli dell’anno. Brad Mehldau è Brad Mehldau, il più influente pianista jazz degli ultimi due decenni, e anche il più romantico. Chris Thile è un virtuoso del mandolino, oltre che un cantante suadente e un musicista capace di dare una curvatura progressive e cool all’obsoleta tradizione bluegrass.

Mehldau, 46 anni, non sbaglia un colpo, da solo, in duo, in trio, in quintetto, ogni suo disco è meraviglioso. Thile, 36 anni, ha fondato i Nickel Creek, i Punch Brothers, ha vinto la MacArthur Fellowship, il cosiddetto “premio per i geni”, e da ottobre conduce il leggendario show radiofonico Prairie Home Companion, celebrato dall’ultimo film di Robert Altman (in italiano era Radio America).

Mehldau e Thile sono due dei miei musicisti preferiti in assoluto e quando ho saputo che, a fine dicembre 2015, avrebbero suonato insieme alla Bowery Ballroom di New York, sono corso a comprare i biglietti. Sul palco hanno annunciato che l’indomani sarebbero entrati in studio per registrare un disco e questo doppio album, Chris Thile & Brad Mehldau, ne è il risultato.

Immagino già lo scetticismo del lettore: piano jazz più mandolino bluegrass, sai che palle. Fidatevi, però. Cominciate con l’unico brano originale scritto dai due, The Old Shade Tree. E poi continuate con Scarlet Town di Gillian Welch, Don’t Think Twice it’s Alright di Bob Dylan, Independence Day di Elliott Smith, Marcie di Joni Mitchell.

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