Come un amico di vecchia data con cui farsi una birra e concedersi l’intimità di un abbraccio... Esce il settimo album della band di Manchester e parte il tour che li porterà a giugno nell'anfiteatro del Vittoriale, sul Lago di Garda

 

«You read me
like you wrote
this book»
(Head for Supplies)

Lo scorso 10 giugno, nel municipio di Manchester, Guy Garvey ha sposato Rachel Stirling, attrice e figlia d’arte – la madre è Diana Rigg, “bond girl” in 007-Al servizio di Sua Maestà e volto di Lady Tyrell in Game of Thrones. La coppia ha iniziato a frequentarsi nel 2005, dopo la fine della relazione di Garvey con la scrittrice Emma Jane Unsworth. Cerimonia essenziale, marito e moglie, due testimoni e l’officiante; il best man dello sposo era Peter Jobson, bassista degli I Am Kloot, altra storica band locale. A cerimonia terminata, per festeggiare, il gruppetto è andato da Asha – lì vicino, lungo Peter Street –, che secondo il leader degli Elbow è il posto migliore dove mangiare curry in città. «Li ho provati tutti, fidatevi di me», ha dichiarato. Nonostante la sposa abbia casa a Londra, Garvey ha confidato che non ha intenzione di abbandonare il luogo dove è nato, qui ci vivono i familiari, gli amici, il resto della band; così i due faranno la spola tra il Nord Inghilterra e la capitale.

La gioia di ritrovare l’amore quando hai ormai superato la soglia dei quarant’anni spira molto in Little Fictions, che esce in questi giorni. Settimo album in studio per la band, il disco è la conferma che un gruppo come gli Elbow semplicemente non c’è: suonano insieme da un ventennio e passa, continuano a tessere la loro tela musicale con perizia, mai un colpo di testa o una rivoluzione; eppure, sempre ispirati, solidi, mai a corto di slanci. Non tradiscono mai.

Immediati senza essere banali – tutt’altro, gli Elbow. È un rock-pop ricercato, quello che propongono; a tratti epico, profondamente inglese nell’inclinazione nostalgica che lo pervade in controluce. Emergono il gusto per l’arrangiamento complesso, le fughe sinfoniche, il pianoforte e i cori che sono condivisione di voci e stati d’animo. Nel gioco dei rimandi viene spesso evocato il nome di Peter Gabriel, a partire soprattutto dalla voce sofferta – in questo caso screziata di birra – e dal lirismo immediato di Garvey. «Quando tutte queste cose vanno al loro posto», si leggeva giorni fa sul sito di un tabloid, «una canzone degli Elbow diventa come una manifestazione di bellezza (a thing of beauty), fatta apposta per fare ondeggiare le braccia al cielo».

Godono di una fama costante e di un seguito fedele; apprezzati dalla critica, famosi anche, però sempre lontani dai canoni banali della celebrità. Privi del physique du rôle delle rockstar e senza nemmeno la voglia di diventarlo, i componenti della band preferiscono concentrarsi sulla loro ricetta e proseguire per la gioia di suonare insieme, senza l’ansia di reinventarsi, ma togliendosi lo sfizio di assecondare nuove suggestioni; come succede ora, con questo ultimo lavoro.

Hanno pubblicato il disco d’esordio nel 2001, Asleep in The Black, bloccato da anni in un’intricata vicenda di case discografiche e scaricabarile; atmosfere plumbee, echi di Radiohead, ma la cifra stilistica era già forgiata. Il disco entra nella short list del Mercury Prize, riconoscimento prestigioso che conquisteranno qualche anno dopo, nel 2008, con il quarto album, The Seldom Seen Kid: l’apice della loro parabola in termini qualitativi e di successo, il disco che contiene One Day Like This, la canzone eseguita alla cerimonia di chiusura dei Giochi Olimpici di Londra nel 2012, durante l’entrata degli atleti, nonché uno dei pezzi più suonati ai matrimoni d’Oltremanica.

Nel corso degli anni, l’inquetudine degli esordi si è stemperata, senza però sparire del tutto; ora è uno dei tasselli che costituiscono l’identità della band, avvolta in un calore familiare dove convivono amore, ottimismo e una sorta di paterna preoccupazione per la piega che ha preso il resto del mondo (definizione azzeccatissima tratta di peso da una recensione di Roisin O’Connor dell’Independent). Per chi li segue da tempo, gli Elbow è così: come un amico di vecchia data con cui farsi una pinta e concedersi l’intimità di un abbraccio.

Lo scorso anno, il batterista Richard Jupp ha abbandonato i compagni; nulla di traumautico, solo l’intenzione di intraprendere nuovi progetti dopo 25 anni di consuetudine artistica e affettiva – che continua. Non c’è ancora un sostituto definitivo, e infatti nelle foto ufficiali sono solo in quattro; ma Alex Reeves, che si è seduto dietro i tamburi in studio di registrazione, ha creato trame inedite per il gruppo: un tappeto ritmico più incisivo e contemporaneo, che strizza l’occhio all’elettronica. È la novità più rilevante del disco, che nel complesso suona più quadrato e asciutto rispetto alle prove precedenti.

Si parte con Magnificent, il singolo, sostenuto da un poderoso arrangiamento d’orchestra; poi – per citare solo alcuni episodi – Gentle Storm, una ballata costruita su percussioni e accordi di piano, e basta; l’anthem atteso dai fans, ovvero All Disco, fatta apposta per il sing-along dei concerti («I can hear how deep you’re going/ Pull the cord / I can feel your tempo slowing / Pull the cord»); i beat che spingono Firebrand & Angel e K2; ma soprattutto Little Fictions, batterie distorte e incidere marziale, stacco dopo due minuti e mezzo (il brano ne dura ancora sei) e poi di nuovo avanti, verso la tempesta finale di archi ed effetti digitali. Si chiude con Kinding, che si scompone lentamente, fino a terminare con i frammenti di una conversazione in studio tra i membri della band («We got that good, in the middle there», «Yeah, there’s a few bars that sounded good»).

Ecco, questi sono gli Elbow. Sarà bello ritrovarli la notte del 15 luglio, all’anfiteatro del Vittoriale – davanti alle acque del Lago di Garda – per l’unica tappa italiana del loro nuovo tour (Festival Tener-a-mente, Gardone Riviera, Brescia).

Little Fictions

1 Magnificent (She Says); 2 Gentle Storm; 3 Trust the Sun; 4 All Disco; 5 Head for Supplies; 6 Firebrand & Angel; 7 K2; 8 Montparnasse; 9 Little Ficions; 10 Kindling.

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