Esce domani "Humanz”, il ritorno della band di Damon Albarn. È un disco profondamente politico, ispirato al peggior scenario possibile, divenuto incredibilmente realtà

Nell’Aprile del 2016, Damon Albarn sta lavorando a Humanz, il nuovo disco dei Gorillaz . Trump non è ancora il candidato unico del partito repubblicano per le elezioni di Novembre e la Brexit niente più di un imminente referendum. Per gli artisti invitati a collaborare, Albarn decide di proporre una precisa ispirazione da cui attingere,

Immagina il peggiore degli scenari possibili. Immagina la fine del mondo.

Immagina che Trump diventi il presidente degli Stati Uniti.

Humanz nasce per raccontare una fantasia, e finisce per prevedere la realtà.

Lo si intende subito in Hallelujah Money (con Benjamin Clementine), uno dei brani più politici della discografia dei Gorillaz, che rompe un silenzio di sei anni e viene rilasciato intenzionalmente il 19 gennaio, il giorno precedente all’insediamento di Trump alla Casa Bianca.

When the morning comes, we are still human

How will we know?

How will we dream?

How will we love?

Don’t worry, my friend,

if this be the end, then so shall it be

until we say so, nothing will move

La domanda che emerge è urgente: come deve porsi l’uomo di fronte a questi avvenimenti?

I Gorillaz, che uomini non sono, in quanto personaggi virtuali, decidono di rispondere liberando musica alla stessa velocità con cui Trump scrive i suoi tweets. Un fiume di dark-pop.

Il 23 marzo la band pubblica il videoclip di Saturnz Barz (Spirit House), in cui i disegni di Jamie Hewlett tornano a dominare la scena. Un video in VR a 360° capace di segnare il record come miglior debutto di un clip di realtà virtuale su youtube (con oltre 3 milioni di views nelle prime 48 ore) e di cui l’esperienza sarà allargata a degli Spirit House pop-up, installazioni musicali/visuali che si terranno a Brooklyn, Berlino e Amsterdam.

A seguire, un trittico di canzoni dall’accesa ispirazione in scrittura. In Ascension (con Vince Staples), si toccano i temi della diaspora (they hated on us since days of Moses), della tensione razziale (police everywhere, it’s like a nigga killed a white man), della guerra (attack on Iraq, it’s on a line, typing it fast, then it’s slipping my mind), tutti a seguito della splendida e drammatica apertura (heard the world is ending soon, I assumed that they told ya, they tryna dinosaur us, so now it’s time to go up). In We got the power (con Jehnny Beth), si indaga il positivismo alla base dell’essere umano (we got the power to be loving each other), mentre Andromeda (con D.R.A.M.), riferendosi ad un club soul degli anni ’80 nell’Essex, definito da Albarn qualcosa di positivo in un mondo truce, tocca delicatamente il tema della morte e della perdita. Tutte le tracce sono state successivamente pubblicate con remix di Banx e Ranx, Nic Fanciulli, Claptone, Bonobo.

Il 6 aprile (in sfortunata concomitanza con l’attacco missilistico USA in Syria), l’ultima anticipazione di Humanz, il brano Let Me Out con Pusha T e la cantante di gospel Mavis Staples. E proprio Pusha T, in un’intervista promozionale, a svelare la preveggente richiesta di Albarn. Basta un ascolto per capire quanto il worst case scenario proposto dal musicista inglese possa aver inciso nello smuovere le paure di un cittadino afroamericano. Lo sfogo è un attacco diretto al Potus (the say the devil’s at work and Trump is calling favors), in una strofa che non nasconde i timori di una generazione,

Look into my eyes, mama, tell me what you see
Tell me there’s a chance for me to make it off the streets

Tell me that i won’t die at the hands of the police

Promise me I won’t outlive my nephew and my niece

Promise me my pastor isn’t lyin’ as he preach

Tell me that they’ll listen if it’s lessons that i teach

Tell me there’s a heaven in the sky where there is peace

But until then, I keep my piace in arm’s reach

Il 28 aprile uscirà Humanz, la dark fantasy dei Gorillaz divenuta realtà.

Il titolo è Humanz e non Humans, poiché – a detta del duo- l’umanità è in transizione, in procinto di trasformarsi in qualcosa di differente. O come canta 2D, alter ego cartoon di Albarn, something I’ve begun to fear is about to change its form, yeah, it’s a shift in time, but I won’t get tired at all.

Quello che dobbiamo aspettarci è sicuramente il disco più politico dei Gorillaz.

Quello che possiamo aspettarci è sicuramente il disco più intenso dei Gorillaz.

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