Chi se ne importa se “Per futili motivi”, il primo disco, compie 39 anni. O se la Warner ha ripubblicato “Il tuffatore” 35 anni dopo. Il primo vero cantautore indie italiano, fuori dalle regole dell'industria della musica, ha in testa solo le canzoni del suo prossimo concept album, che uscirà in autunno

De Il tuffatore sembra non importargliene più niente, nonostante sia ancora presente nelle classifiche dei dischi italiani più belli di sempre. Lui, Flavio Giurato, è uno che guarda avanti. «Se mi chiedi perché la Warner ha deciso di ristampare 500 copie di quel vinile per festeggiarne i 35 anni ti rispondo che non ne ho idea. Mi fa piacere, certo, ma sono sempre stato lontano dalle logiche delle case discografiche. Quello che mi interessa oggi è il disco che ho appena finito di registrare e che uscirà a settembre». Sta tutta qua l’essenza di Flavio Giurato, 68 anni portati a spasso come un cane senza guinzaglio: chissenefrega del disco dell’82, di quelli che gli chiedono ancora di Marco e Monica e persino di quelli che vogliono sapere di Majorana. Lui ha solo una cosa in testa, adesso: il concept album in uscita in autunno, un lavoro di cui è entusiasta. Il disco è pronto e lui fa una fatica tremenda a tenerselo in casa, vorrebbe poter aprire la gabbia e farlo volare via. «Se avessi i file te li farei ascoltare per telefono», dice con l’urgenza di chi ha bisogno di condividere le cose belle con gli altri.

Dal primo disco (Per futili motivi) sono passati 39 anni: in mezzo ci sono stati altri cinque album e una vita intera. «Non ho mai smesso di fare musica: ho lavorato un po’ nelle carceri e poi nei manicomi come musicoterapeuta. È stata un’esperienza che mi ha dato tantissimo».

Ancora per qualche mese Flavio Giurato dovrà convivere nella sua casa-bottega di Montesacro, a Roma, con gli inediti che ha scritto: «Parlano di immigrazione, è un tema che non si può evitare: accendi la tv e si vedono i barconi. I barconi esistono, non possiamo tenere una benda sugli occhi. E allora nelle canzoni provo a chiedermi cosa ne pensiamo, come conviviamo con questa realtà». Ogni tanto rispuntano l’entusiasmo e l’urgenza: «Vorrei che lo ascoltassi», «Se potessi fartelo sentire…», «Ti piacerà».

Camillo Corsetti Antonini

Al disco seguirà anche un tour insieme con i giovani musicisti che lavorano con lui da anni: «Ho fatto questo disco più per loro che per me – spiega –. Hanno iniziato a suonare con me da giovanissimi, li ho portati ovunque a fare serate in posti assurdi con pochissimo pubblico e pochissimi soldi, adesso sono cresciuti, si meritano un tour vero». Forse un po’ si sente in colpa per aver fatto pagare loro le conseguenze della scelta di «farmi suicidare dalle case discografiche»: «Nell’industria musicale ci sono delle regole, e io non ho voluto accettarle. Punto».

Flavio Giurato è il primo vero cantautore indie. «Volevo essere indipendente, scegliere i tempi e i modi dei miei lavori. Quando ho capito che non me lo permettevano sono sceso da questa giostra ma non sono pentito, sono contento di aver iniziato questo percorso da piccolo editore, sono un artigiano romano. Scrivo le mie canzoni, suono, produco i video: a qualcosa sono serviti tanti anni di lavoro in Rai con Pippo Baudo e gli altri. Mi piace non dover dipendere da nessuno. Sai una cosa? In fondo mi sono salvato la vita».

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