Yolo / Musica

Perché “Fenomeno” è importante per la musica italiana

02.05.2017

L'ultimo Fabri Fibra è un disco che consacra il rap italiano; ma con una canzone in particolare, “Stavo pensando a te”, il marchigiano travalica i generi trovando la sintesi con la tradizione

Se il rap negli Stati Uniti è giunto ad avere autorevolezza tale da poter pensare di scrivere il grande romanzo americano con l’epica black spirituale di Kanye West, Kendrick Lamar e Chance The Rapper, nel nostro paese Fabri Fibra sta lavorando al piccolo romanzo dalla provincia italiana.

Fenomeno, il suo ultimo lavoro, è il disco che consacra il rap italiano dopo vent’anni di lotta per l’autoaffermazione. Un album onesto, profondo, volutamente pop, con testi che toccano i temi cardine della nostra tradizione e i suoi grandi dualismi, il rapporto madre/figlio, provincia/città, società/singolo.

La storia del rap italiano è una storia complessa, partita dall’attivismo politico e sociale delle posse nei ’90 e arenatasi per un decennio nel macchiettismo di genere nel tentativo di superare la sindrome da wannabe d’oltreoceano. Un percorso di riconoscimento lento, iniziato con l’accettazione del white rap americano di Eminem (The Marshall Mathers LP, 2000) apripista dell’esplosione italiana di Fabri Fibra (Tradimento, 2006). In un paese predisposto alla melodia e al conservatorismo, addetti ai lavori, radio e pubblico hanno spesso considerato il genere come una moda d’importazione di cui non saremmo mai stati in grado di farne parte. Ma le classifiche di vendita da dieci anni a questa parte sono popolate dai principali rapper italiani (Fenomeno di Fabri Fibra ha esordito con facilità alla prima posizione), unico vero filone ad aver dato respiro al mercato musicale contemporaneo, a dimostrazione di come le nuove generazioni abbiano invece captato questo nuovo linguaggio, codificandolo e innovandolo (come ad esempio nella trap, voce principale delle odierne seconde generazioni).

Nonostante i successi ottenuti da Applausi per Fibra in poi, al rap è venuto meno il riconoscimento critico, rimanendo finora rilegato a controcultura adolescenziale. Oltre ad una poca lungimiranza dell’ambiente musicale, è stato lo stesso genere a mancare di maturità ed autocritica, incespicando tra la purezza degli esordi e il flirt baracco con la canzone italiana, perdendosi spesso nell’autoreferenzialità.

In vent’anni però si può crescere, come dimostra la musica di Fibra.

Fenomeno è il disco necessario per questo momento storico ma, in particolare, è un brano a garantire quel riconoscimento tanto voluto.

Stavo pensando a te è una canzone italiana. Recupera le lezioni musicali del pop di Battisti e le inonda di una nuova linfa contemporanea. Fa parte della nostra tradizione, ma al tempo stesso se ne discosta per estetica, musicalità, linguaggio. Il testo è onesto, nudo, intergenerazionale, così alto nella sua semplicità. Proprio come insegna Mogol. In un ascolto si percepisce che finalmente il passato e il presente si sono accordati, lasciando una grande libertà per il futuro.

Che fastidio sentirti dire sei pigro

Sei infantile, sei piccolo

Che fastidio guardarti mentre vado a picco

Se vuoi te lo ridico

Che fastidio parlarti, vorrei stare zitto

L’importanza di questo brano è quella di far riconoscere il rap come parte integrante della nostra cultura. Da questo momento risulterà anacronistico definirlo un sottogenere, una moda, un prodotto d’importazione. La sottocultura ha trovato la sintesi con la tradizione, aprendo nuovi scenari, allargando il racconto musicale italiano a quello di una più ampia cultura occidentale, espandendo gli orizzonti. Sarà possibile iniziare un nuovo percorso di analisi, dialogo, crescita. In poche parole, accettare il rap è una crescita culturale di respiro internazionale. E finalmente la musica italiana è giunta a questa conquista.

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