Design

È il vetro di Murano, bellezza

06.06.2017

La lavorazione di un bicchiere a ballotton della famiglia Ola, di Lanzavecchia + Wai

Andrea Penisto

Coincasa lancia Best of Italy, viaggio attraverso i distretti produttivi italiani fatto insieme a un gruppo di designer under 35 chiamati a reinventarne le lavorazioni. Prima tappa: una linea di bicchieri e brocche Made in Murano, a un prezzo accessibile

Il maestro attinge con la canna la massa di vetro incandescente da uno dei due crogioli nel forno e comincia a lavorarla. Ci soffia dentro, la inserisce in uno stampo, alla bisogna, la continua a girare, la riscalda, la strozza con la borsella (una sorta di pinza), taglia il materiale in eccesso e la rimpicciolisce (prima di cominciare ha preso le misure col compasso), ci soffia ancora dentro, la “apre” all’estremità esterna, ed ecco che si intuisce la forma di un bicchiere. Ci sono ancora da aggiungere eventuali decorazioni, una granella di pasta di vetro di un altro colore, una foglia d’argento, il filo da far aderire sul bordo a caldo, dipende.

I gesti sono veloci, chirurgici, ritmici. Quando il bicchiere è pronto, bisogna correre a metterlo nel forno di ricottura, per farlo raffreddare lentamente, altrimenti si rischia la rottura. «Per un pezzo finito come questo, a 520° C di temperatura, ci vogliono 7-8 ore», spiega Simone Mian della Fornace Mian che si affaccia sulle Fondamenta dei Vetrai. Naturalmente, siamo a Murano. È qui che comincia Best of Italy, il nuovo progetto di Coincasa, marchio del gruppo Coin nato nel 1962 e dedicato all’home decor: un viaggio nei distretti della grande tradizione manifatturiera italiana, ciascuno specializzato in un materiale, fatto però insieme a un gruppo di designer emergenti chiamati a reinterpretarne le lavorazioni classiche. Ragazzi under 35 (circa) che ci mettono la firma. Il tutto si sviluppa all’interno del perimetro di Coincasa Design, già usato per le creazioni speciali, estemporanee, che però adesso vuole vivere una certa regolarità: si comincia ora e ci si dà appuntamento al Salone del prossimo anno per il secondo distretto e il secondo materiale.

Per la prima tappa, intanto, la prima storia da raccontare, la scelta è sembrata obbligata. Coin è nato, e fa base, a Mestre: Murano è a un tiro di schioppo, in linea d’aria. Poi però bisogna attraversare un pezzo di laguna. I designer chiamati in questo caso a prendere la barca sono stati Matteo Cibic, il duo Francesca Lanzavecchia e Hunn Wai, il duo Giorgia Zanellato e Daniele Bortotto: hanno progettato tre linee di bicchieri e brocche. È una capsule collection nel tema tropicale delle collezioni di quest’anno di Coincasa, in cui si inserisce come campione di Made in Italy, a un prezzo più accessibile possibile. La vera sfida di un progetto come questo. Con 49 euro a bicchiere e 199 a caraffa ci si può portare a casa un pezzo di vera Murano. Quella del Vetro Artistico (c’è una speciale certificazione), del lavoro manuale sopravvissuto alla tecnologia e di attrezzi vecchi di secoli e mai cambiati. Il dettaglio più digitale che si vede all’interno della Fornace Mian è il rilevatore di temperatura dei forni: 1.100°C circa (a forno chiuso), su classico display a sette segmenti. Ed è sicuramente la cosa meno interessante.

Dettagli all'interno della Fornace Mian di Murano

Andrea Penisto

Andrea Penisto

Andrea Penisto

Andrea Penisto

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Oltre all’analogicità, a tempi e lavorazioni secolari (i primi reperti di vetro muranese risalgono al Medioevo), a Murano si paga anche la logistica: è un’isola, vicino a Venezia per di più, ma senza il ponte che la leghi alla terraferma. «Sono stato a Murano la prima volta 15 anni fa, per produrre, ma dopo che mi hanno presentato il conto sono scappato e non sono più tornato», confessa Matteo Cibic, che per Coincasa ha creato la famiglia Gondolo’s: brocca e bicchieri in vetro soffiato e incamiciato, cioè decorato con graniglia di pasta vitrea non trasparente che crea un effetto marmorizzato. «Mi sono immaginato una donna dai fianchi larghi, una classica veneziana del Settecento, ma in versione colorata, tropicale. In fondo Murano è forse l’unico posto al mondo dove si hanno a disposizione vetri di così tanti colori senza piombo all’interno», racconta accanto ai suoi colleghi davanti all’allestimento delle tre linee nel negozio Coin Excelsior vicino al ponte di Rialto, il primo a mettere in vendita i pezzi (seguiranno Milano, Roma, Firenze, Treviso, Napoli e l’e-shop coincasa.it).

Compay è la creazione di Zanellato Bortotto: un bicchiere per l’acqua, una flûte e una caraffa realizzata con la tecnica dell’incalmo, cioè l’unione a caldo di due vetri soffiati aperti di colori diversi. «È un’antica lavorazione che non permette lo stampo ed è molto difficile. Ogni pezzo sarà diverso dall’altro», spiega Daniele Bortotto. «Con Compay, che vuol dire “amico stretto”, vogliamo ricordare la convivialità cubana», aggiunge Giorgia Zanellato: «Non è scontato poter sperimentare con il vetro di Murano. È stata una bella opportunità». E nel caldo della fornace, davanti ai forni, i maestri vetrai concordano nel ritenere l’incalmo l’elemento più complicato della collezione. Di certo, l’effetto di elegante leggerezza e contemporaneità fa valere la pena.

Ola di Lanzavecchia + Wai

Andrea Penisto

Andrea Penisto

Andrea Penisto

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Compay, di Zanellato Bortotto

Andrea Penisto

Gondolo's di Matteo Cibic

Andrea Penisto

Andrea Penisto

Lanzavecchia + Wai hanno scelto per Ola la lavorazione a rigadin (costolature ottenute con la soffiatura in uno stampo aperto di legno di pero) e a ballotton (in questo caso lo stampo è a rilievi incrociati), per bicchieri e caraffe forse stroboscopici se fatti roteare e colpiti dalla luce, di certo somiglianti nella forma ad ananas e frutta tropicale.

«Con questo progetto vogliamo portare una pluralità di esperienze all’interno di Coincasa. Cercando la contemporaneità, la valorizzazione delle eccellenze italiane, ma anche l’accessibilità. È una ricerca culturale, da diffondere», spiega Alessandro Massa, direttore commerciale di Coin e Coin Excelsior. Marta Giardini, responsabile stile, osserva: «Mai forse come in questo momento le lavorazioni artigianali sono al centro dell’interesse, con la loro matericità, storia e bellezza che si contrappongono all’evoluzione tecnologica. La nostra è anche una risposta alla richiesta di autenticità». Aggiunge Cecilia Chizzali, direttore prodotto di Coin: «È una produzione speciale. La quantità dipenderà dal successo di pubblico e dalla domanda». Poi per il futuro, i colori potranno cambiare, i pezzi entrare nel catalogo continuativo, vedremo. In più, a settembre, verrà presentata una collezione di bicchieri realizzati in bianco, colori minerali e argento dalla vetreria Antica Murano. Sempre nel segno del Best of Italy, ma in questo caso i pezzi erano già fatti, è bastato scovarli tra i canali dell’isola lagunare.

Per realizzare un bicchiere è necessario il lavoro di tre persone per circa 15 minuti, per la caraffa mezz’ora in quattro (incalmo a parte). I progetti dei designer sono stati tarati anche in questo, per mantenere i costi contenuti. Per il resto è stata tutta una variazione sul tema soda, sabbia e calce. Il piombo no, non c’è: usato per togliere tutte le impurità, rimane una delle caratteristiche del cristallo boemo. «La cosa difficile del vetro trasparente è decolorarlo, lo facciamo aggiungendo minerali, come erbio e neodimio, che sono terre rare. Il vetro è chimica, non bisogna dimenticarlo», dice ancora Simone Mian. E allora via col cobalto per i blu, al bicromato di sodio per il verde smeraldo, al nickel per il grigio. L’arsenico non si usa più per legge. Per prassi invece, per evitare che nel vetro fuso si formino le bolle, nei crogioli si getta una patata, che facilita il rimescolamento del materiale grazie al rilascio dell’acqua sotto forma di vapore. La strada del Best of Italy passa anche, e forse soprattutto, per segreti come questo.

MATTEO CIBIC

Nato nel 1983, ha lo studio a Vicenza. Tra i suoi ultimi progetti la collezione Vaso Naso: un vaso speciale, con una o più protuberanze, al giorno per tutto il 2016. Ora diventerà un libro e poi, forse, un’animazione.

 

LANZAVECCHIA + WAI

Francesca Lanzavecchia, nata nel 1983, è di Pavia. Hunn Wai, nato nel 1980, è di Singapore. Lavorano insieme dal 2009 dopo essersi conosciuti alla Design Academy di Eindhoven. Lei ha presentato al Salone la serie di tavolini Cribble nella collezione Tracing Identity per De Castelli

 

ZANELLATO BORTOTTO

Giorgia Zanellato, nata nel 1987, e Daniele Bortotto, nato nel 1988, hanno lo studio a Treviso. Lavorano insieme dal 2013 dopo essersi conosciuti all’Ecal di Losanna. Tra gli ultimi progetti presentati al Salone lo specchio muranese Redor per Nilufar Gallery, le sedie Rose e le poltrone Haiku per Novamobili.
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