Il giovane brand, creato nel 2015 da Giovanni Pagani e Luca Montali, da settembre esporrà 60 pezzi all'interno del dipartimento “modern furniture” di Harrods a Londra

Dalla via Emilia alla Londra più cosmopolita: a settembre Giopagani arriva da Harrods. Il brand di design italiano nato nel 2015 dall’intuizione dell’architetto e designer Giovanni Pagani insieme all’imprenditore Luca Montali sarà al terzo piano dei grandi magazzini più famosi della capitale inglese, all’interno del reparto modern furniture, accanto ad altri nomi del Made in Italy quali Poltrona Frau, Fendi Casa, B&B Italia e Maxalto, Porada, Lago, Cattelan Italia, Flexform.

«Sono orgoglioso che un partner prestigioso come Harrods creda nella nostra idea di design. I 60 diversi pezzi appartenenti alle nostre capsule collection che saranno esposte sono pensati per definire lo spazio e veicolare diverse sensazioni ed emozioni a seconda di chi vive l’ambiente», ha commentato Pagani, che già aveva progettato l’Harrods Village a Porto Cervo in Sardegna. Ne ha fatta di strada il ragazzo che dava una mano nei negozi di arredamento della famiglia della madre, a Parma.

Dopo la laurea al Politecnico di Milano ha lavorato a progetti di interior design – case, negozi, hotel – ha collaborato con Giulio Cappellini, B&B Italia, Armani Casa, tra gli altri. «Con il tempo mi sono reso conto che il design è cambiato: prima le aziende facevano ricerca, volevano sperimentare. Con i passaggi generazionali sono diventati più industria, hanno perso un po’ l’anima», riflette all’ombra di edere e alberi che circondano il suo atelier milanese, 600 metri quadrati in due piani vicino a una chiesa protestante, nella parte del Brera Design District che volge verso i Giardini Montanelli, mentre il quartier generale dello studio è a Gattatico, 10 chilometri dopo Parma, ma già in provincia di Reggio Emilia, pianura padana piena. I suoi showroom sono già sparsi per il mondo, da Miami a Vancouver a Casablanca (ma anche a Tirana, Budapest, Düsseldorf, Treviso).

Sedia Rendez Vous, Chat Noir capsule collection

Poltrona, Senza Fine capsule collection

«Per me il design è una serie di sensazioni che danno un’identità, non la standardizzazione imposta dal mercato che porta l’appiattimento estetico. È come la moda, come gli oggetti che si portano addosso. Per questo le nostre capsule collection nascono in un momento ispirativo preciso, che attinge a linguaggi e ad atmosfere diverse». La Saint Ouen viene dal mercato delle pulci più grande di Parigi, la Chat Noir, con la sedia Rendez vous, ci riporta alle geometrie dell’Art Deco. La Senza Fine, presentata all’ultimo Salone del Mobile, sorge nel segno di un minimalismo prezioso che non ha paura di velluti, ottoni, laccature: «Il divano Senza Fine è in debito con Gavina, Fontana, una certa Italia degli anni 50», racconta mentre accarezza il velluto di seta rosa, «se fosse in pelle esprimerebbe tutt’altre emozioni. Un’idea, una forma a cui viene applicata una materia è una formula che crea combinazioni infinite», racconta.

Vestire i mobili giocando con i materiali è uno dei tratti distintivi di quella che lui chiama la sua «maison». E il riferimento alla moda è tutt’altro che casuale. Gio Pagani è come un sarto, che fa divani, letti, cabinet, lampadari, sedie, tappeti, vernici colorate come le 32 tonalità della collezione Crayon lanciata quest’anno.

Cabinet, Senza Fine capsule collection

Il piglio da rocker emiliano che può trasmettere a un primo sguardo, si scioglie quando l’architetto ci concede un giro guidato dell’atelier. Lo fa toccando le sue creazioni, divani, tavoli, lampadari, raccontando per ognuna la genesi artigianale, da dove viene la pelle, perché è stata martellata, o la ricerca dei tessuti che diano sensazioni tattili o cangianti come il jaquard. Ci sono dei manichini che indossano abiti fatti con lo stesso tessuto di un divano: «È un progetto che ho in mente, ci stiamo lavorando», sorride Pagani.

Si ferma davanti a un enorme lampadario, è una reinterpretazione del Rezzonico, un tipo di chandelier che risale al 700 veneziano, che prevede bracci formati da tanti piccoli pezzi di vetro: l’Éclat de Plomb. Realizzato in collaborazione con la famiglia Seguso, maestri vetrai di Murano, è in vetro incamiciato color piombo, con un unico fiore blu. «Per la pelle si va in Toscana per il legno in Brianza», a ogni materiale, la sua tradizione. Passiamo accanto al cabinet Essence, della capsule collection Esprit Noir: «Usiamo legni provenienti da una sola pianta, in modo da rendere ogni oggetto unico. Palissandro, ebano: mettiamo in risalto le sue venature chiare, rosa addirittura».

Uscendo dal mondo di Giopagani, in via Fatebenefratelli, si può passare davanti allo showroom di Zimmer + Rohde. In vetrina, tessuti preziosi, broccati, velluti: stoffe tedesche. Sono tra i fornitori del designer parmigiano. Il mondo è piccolo. Ma bisogna intraprendere un lungo viaggio prima di capirlo. Quello che porta da Harrods, al momento, è solo una tappa ulteriore.

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