Design

Garage Italia, un mese dopo

testo e foto di FRANCESCA MAGNANI
20.12.2017

Siamo andati col 14 a vedere come funziona la creatura di Lapo Elkann in piazzale Accursio. Già che c'eravamo abbiamo preso un risotto giallo

Ha aperto da un mese il quartier generale di Garage Italia Customs, risultato del lavoro di squadra di Lapo Elkann per l’idea, Carlo Cracco per i menu e Michele De Lucchi per la ristrutturazione. L’esito è un negozio- ristorante, oppure un’esperienza immersiva multisensoriale, dentro a una scultura anni ’50 la cui storia si intreccia con gli eventi della storia d’Italia. L’Agip Supercortemaggiore era il distributore – voluto da Enrico Mattei e da lui commissionato all’architetto Matteo Bacciocchi – che gli automobilisti trovavano viaggiando sulla Milano-Laghi. Il nome veniva da una benzina speciale raffinata e commercializzata in quegli anni: nel territorio del comune piacentino di Cortemaggiore era stata rilevata nel 1949 la presenza di un giacimento di petrolio. L’entità del giacimento era modesta ma ritrovamento ebbe un importante valore simbolico perché contribuì a convincere il mondo politico italiano e l’opinione pubblica del fatto che l’Italia dovesse perseguire una politica energetica autonoma. La Supercortemaggiore fu quindi l’unica benzina prodotta a partire dalla raffinazione di petrolio estratto in Italia. Per pubblicizzarla venne scelta la famosa immagine del cane a sei zampe, destinata a diventare il logo dell’ENI e di tutte le società collegate.

Il palazzo, «l’unico edificio streamline esistente in Italia», dice De Lucchi riferendosi a una derivazione dell’Art Déco americano, sta in un’intersezione, come un Flatiron nostrano a due piani. L’architetto e grafico Daniele Garnerone aveva proposto al responsabile scientifico Elisabetta Susani la catalogazione di questo edificio – che gli apparve eccezionale da ogni punto di vista – nel programma di ricerca  L’architettura e le sue fonti: il Novecento a Milano e in Lombardia. Garnerone ne ha scritto per l’Ente dei Beni Culturali, evidenziando gli elementi che ne determinano il fascino: «La particolarità del lotto a V determinata dalla convergenza sul piazzale degli assi stradali Certosa ed Espinasse ha condizionato il progetto che l’architetto Mario Bacciocchi ha risolto con un edificio esemplare, la cui architettura ben esprime l’immagine dinamica dell’industria dei trasporti e il mondo dei motori al quale con fiducia ed aspirazione si guardava all’inizio degli anni Cinquanta».

«Dominano l’edificio e ne determinano l’immagine fortemente plastica la rotondità della testata, i poderosi sbalzi delle pensiline, lo svuotamento dei volumi alle testate dei due piani, i diffusi elementi di dettaglio con cui sono risolti angoli, sempre arrotondati, cornici e mensole. Tutto concorre alla definizione di un’architettura tanto perfettamente rispondente alla funzione quanto innovativa nel linguaggio. Osservando l’edificio non c’è punto di vista che non metta in evidenza l’originalità del progetto; sembra di essere di fronte alla tolda di una nave, ma le pensiline sono “ali” di un aviogetto, e tornano alla mente le linee fluenti della carrozzeria di un’automobile degli anni Cinquanta. Questa architettura ne rappresenta lo spirito come nessun’altra. L’edificio presenta un piano completamente interrato a cantina e due piani fuori terra: uno prettamente commerciale con la stazione di servizio, l’altro al primo piano, con un gruppo di uffici e l’abitazione del gestore, spazi in verità mai occupati. La copertura a terrazzo, impermeabilizzato con asfalto, non è mai stata praticabile per l’assenza di ringhiere di protezione».

«Ogni volta che facevo quella strada e ci passavo davanti sognavo di farci qualcosa», ha detto di recente Lapo Elkann, «così ho aspettato un’asta giudiziaria, ed oggi il mio sogno si realizza». L’atelier che ha creato si occupa com’è noto dell’allestimento di vetture su misura: la clientela può scegliere colori e tessuti per gli interni e gli esterni di automobili e motoscafi. Però ci si può andare anche solo a bere un caffè o a mangiare un risotto. Così facendo il prezzo è come quello di un biglietto d’entrata al MoMA, ma l’esperienza è a portata di mano (il tram 14), gli ingredienti, i dettagli – dalle posate alle sedie, dalle scale alla terrazza e la clientela mista: quando ci siamo stati noi c’erano coppie, famiglie, un passeggino, e molti curiosi. Ci ha colpito anche la cortesia e professionalità dell’ “altro team”, cioè la squadra di camerieri, event manager, press people e security  che accolgono e accompagnano nell’esperienza. Infine, non snobbate i bagni: al piano inferiore in materiali nautici consentono un’immersione ulteriore nella bellezza e attenzione ai particolari, come all’interno di una barca Riva, con lavandini in acciaio color rame, grazie allo speciale trattamento di galvanizzazione, e il teak per pavimento e pareti.

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