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Alla Fondazione Carriero il contemporaneo elabora il passato

IL 103 14.06.2018

Ripensare i grandi nomi di oggi e il Ventesimo secolo all’interno di un ambiente espositivo (sintesi di epoche diverse) che stimola cortocircuiti culturali. Nel cuore di Milano la riflessione sull’arte tenta nuove strade

Fondazione Carriero apre nel settembre 2015; nasce dalla passione per l’arte nutrita dal fondatore Giorgio Carriero, sin da subito accompagnato in questa impresa dall’amico Ennio Brion, presidente del comitato scientifico della Fondazione di cui fa parte anche la curatrice e storica dell’arte Paola Nicolin. La Fondazione ha sede a San Babila, nel centro storico di Milano, ed è un ente non profit; l’accesso alle mostre è gratuito: come sottolinea il curatore Francesco Stocchi, «quella intrapresa da Giorgio Carriero è una vera operazione filantropica».

Gli edifici che costituiscono la Fondazione sono importanti nel determinarne la filosofia espositiva. Casa Parravicini risale al Quattrocento, Palazzo Visconti di Modrone – comunicante con la Casa – al Seicento; nel 1991 Gae Aulenti unì i due ambienti, e con essi le diverse epoche in cui furono edificati, grazie a un intervento autoriale che ebbe il merito – come puntualizza Stocchi – di «far sì che non si viva in una storia, né nell’altra». Qui il contemporaneo elabora il passato: «Grazie a Gae Aulenti le mostre si allontanano dal binomio antico-moderno; è stato aperto un terzo panorama. Il programma non può prescindere dallo spazio». Tra le altre peculiarità che denotano Fondazione Carriero come spazio di ricerca, c’è quella di non partire dal nucleo di opere collezionate dal suo fondatore. Racconta Olimpia Piccolomini, direttrice della Fondazione: «Giorgio Carriero ha dedicato tutta la sua vita al lavoro; è un imprenditore, un velista, un uomo guidato dalla curiosità, oltre che una persona di grande riservatezza. L’idea è stata creare uno spazio di produzione di mostre che vivesse in maniera totalmente indipendente da quella che è la sua collezione privata. Giorgio Carriero è coinvolto in prima persona, segue dall’inizio alla fine l’intero processo di produzione e realizzazione delle esposizioni, che sono due all’anno, presentate in ottobre/novembre e marzo/aprile».

In ordine cronologico, dall’apertura a oggi, le mostre proposte dalla Fondazione sono state: imaginarii (2015), FontanaLeoncillo. Forma della materia (2016), Fasi lunari (2016) e Pascali Sciamano (2017), Sol LeWitt Between the Lines (2018), tutte curate da Francesco Stocchi, affiancato dall’artista Albert Oehlen per Fasi lunari e dall’architetto Rem Koolhaas per Sol LeWitt Between the Lines. «Le mostre di Fondazione Carriero – spiega Stocchi – si articolano in due tempi, quello dell’azione (l’esposizione) e quello della riflessione (il prodotto editoriale che ne deriva, dove s’intende studiare lo sguardo inedito sull’artista suggerito dalla mostra). Le idee proposte sono sperimentali; si parte dal presupposto che l’opera d’arte vada letta all’interno delle dinamiche della società attuale. I tagli di Fontana, il razionalismo di LeWitt, il Mediterraneo di Pascali, il non accademismo di Oehlen… Si sta parlando di artisti fortemente connotati, su cui abbiamo cercato di offrire un punto di vista inesplorato, si è offerto un détournement, e questo è potuto avvenire grazie alla convocazione di interlocutori; Fontana è stato affiancato a Leoncillo, si è indagato il taglio come idea di materia; per Pascali l’interlocutore è stata l’Africa; ora abbiamo riletto LeWitt, che per molti rappresenta un’idea cartesiana dell’arte, tramite l’architettura e l’interpretazione autoriale di Rem Koolhaas».

Una Fondazione, quella fondata da Giorgio Carriero, che intende invitare il più vasto pubblico a ripensare i grandi artisti attuali e il Ventesimo secolo secondo coordinate storiche e letture nuove, inedite.

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