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La voglia di gol di una generazione di fenomeni

DI ALESSANDRA MATTANZA
IL 103 18.06.2018

La lunga strada che porta al torneo più ambito è costellata di sogni e sacrifici. Li ripercorre “Phenoms”, serie di documentari targata Fox, dedicata alle stelle nascenti del football mondiale

«Per il momento non sapete ancora chi sono, ma li conoscerete…». È quanto promette la mini-serie tv Phenoms di Fox Sports, che, con un taglio da documentario contemporaneo, pieno di suspense, emozione e attesa, segue le storie dei talenti del calcio che sperano di arrivare ai Mondiali. Ne parliamo con Mario Melchiot, ex calciatore olandese e ora commentatore sportivo per Fox, e David Worthen Brooks, vice presidente esecutivo di Fox Digital Studio. Siamo a Austin, in Texas, durante il South by Southwest, dove hanno ricoperto un intero edificio – ribattezzato Fox Sports House – con gigantografie a tema calcistico come in una grande opera di street art. Racconta David Worthen Brooks: «L’idea cominciò a prendere forma quando convinsi Mario a partecipare ad alcune partite che organizzavo con i miei amici. Noi eravamo tutti oltre i quarant’anni, lui era il più giovane. La sua presenza cambiò radicalmente il tenore dei nostri incontri. Fummo contagiati da un’inedita febbre del gioco: erano le storie vere che ci raccontava, quelle sensazioni  trasmesse dalla sua esperienza sul campo ad animarci». Continua Mario Melchiot: «Durante quelle partite mi resi conto che gli appassionati di calcio amano disperatamente questo sport, ma non hanno idea di che cosa precede una partita: i sacrifici, le rinunce, il duro lavoro, gli allenamenti, le scelte giuste e sbagliate lungo il percorso che un calciatore deve affrontare per farcela a livello professionale. Ci tenevo, poi, a diffondere una visione del calcio più elevata. Non è solo una disciplina sportiva, è qualcosa di più, un’emozione capace di aprire il dialogo fra persone diverse, di mettere in relazione squadre, nazioni e popoli distanti. Il calcio può cambiare il mondo, migliorandolo, come ogni passione forte che unisca anziché dividere. Decisi di partecipare a questo progetto per metterne in risalto un lato diverso e ancora poco esplorato, ma, contemporanemente, capace di rispecchiare lo spirito dei Mondiali: tifosi e culture di tutto il pianeta riuniti davanti a una semplice partita».

Nato ad Amsterdam nel 1976, Mario Melchiot è stato un difensore dell’Ajax, poi si è trasferito al Chelsea. Tra le altre squadre in cui ha giocato, oltre alla nazionale olandese: Birmingham City, Rennes, Wigan e Umm Salal. Di Phenoms Melchiot parla di come una missione: «Abbiamo coinvolto 12 registi  e 65 giocatori, sotto i 21 anni e probabili campioni del domani, girando in ben 20 Paesi. La sfida di questi ragazzi è riuscire ad arrivare alla loro squadra nazionale e contribuire alla qualificazione nel torneo sportivo più famoso. Ogni giocatore ha una sua storia, per questo per me era importante non generalizzare, andare oltre la superficie. Ogni puntata è un viaggio in un luogo del mondo diverso, tra la sua gente, la sua cultura, le sue tradizioni, il suo cibo. Io ho fatto base a Los Angeles, ma con questa miniserie abbiamo girato dagli Stati Uniti all’Africa, dall’Europa al Sudamerica. Ora che ci penso forse abbiamo lasciato fuori i Paesi scandinavi… Ma chi lo sa, forse ci sarà un seguito…», continua Mario Melchiot. Tante le storie interessanti. «A me sta particolarmente a cuore quella del ragazzo nigeriano che, grazie al calcio, è stato finalmente in grado di costruire una casa per la sua famiglia. Non gliel’ha ancora detto, vuole che lo scoprano quando vedranno la puntata di Phenoms a lui dedicata. Un altro giocatore africano mi ha raccontato che la sorella ha deciso di abbandonare gli studi per aiutarlo nell’allenamento: anche lui si augura di poterle restituire, un giorno, quello che ha ricevuto. Poi c’è un ragazzo sudamericano che gioca e si allena, ma per vivere lavora come pastore: la mattina munge le mucche e poi va in campo. Ho incontrato anche un pastore di pecore con gli stessi sogni… Tra i Paesi, primeggia l’Italia: qui ci sono club di lunga tradizione, luoghi straordinari come Napoli, dove il calcio è una ragione di vita, anzi lo specchio della vita e tifosi sfegatati, mamme in prima fila per seguire i loro figli in campo. È stato un duro colpo per voi non essere arrivati ai Mondiali, ma il nostro progetto televisivo vuole esplorare anche questi aspetti: le vittorie, come le sconfitte. Attraverso lo sport si può imparare a superare i momenti più difficili. È incredibile quanto lo spirito sportivo insegni a crescere in termini di dignità, rispetto e responsabilità», conclude.

Tra i calciatori raccontati dalla serie: Dele Alli, Davinson Sánchez, Marco Asensio, Paulo Dybala, Gabriel Jesus, Ousmane Dembele, Adrien Rabiot, Leon Goretzka, Corentin Talisso, Hirving Lozano e Marquinhos. Fra i fan di Phenoms c’è anche uno chef stellato, Gordon Ramsay. Non è un caso visto che avrebbe desiderato diventare un giocatore professionista: «In Scozia tifavo per i Glasgow Rangers con mio padre, mio nonno e i miei zii…». Il suo menù ideale per accompagnare le partite dei Mondiali? «Salsicce affumicate e arrostite, crauti e roll di patate con mostarda a grani, mais alla griglia o piccole pannocchie con lime aioli e cotija, albondigas in salsa di pomodoro affumicata, tartine di porro e piselli inglesi con salsa hollandaise, tartare di tonno con aceto chili di soia e taro o patate americane fritte e, come dessert, maccarons in cinque colori diversi». Non certo la classica birra e pizza davanti alla tv.

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