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Russia: la nostra nazionale dei saranno famosi

DI EMANUELE ATTURO
IL 103 14.06.2018

Mondiali senza Italia? Vi diamo 15 motivi per mettervi lo stesso davanti allo schermo: 15 giocatori (ruolo per ruolo, riserve comprese) che hanno tutto il talento per trasformarsi definitivamente nelle nuove stelle del pallone

Siamo abituati ad avere un rapporto quasi mistico con il talento calcistico: pensiamo nasca spontaneamente, come un frutto della terra o del caso, ma Russia 2018 sarà soprattutto la testimonianza che oggi il talento non nasce né si sviluppa accidentalmente, ma nei Paesi che meglio hanno imparato a coltivarlo. Questo è quindi il Mondiale dei movimenti calcistici che si sono meglio attrezzati per rispondere alle esigenze sempre più complesse del calcio contemporaneo, battendo strade nuove e coraggiose, ripensando il modo di fare calcio nel contesto nazionale.
Tutte le squadre che arriveranno competitive a questa sfida vengono da un percorso lungo e da un progetto d’ampio respiro. Questo è il Mondiale dell’inesauribile fucina di talenti francesi, cresciuti nelle accademie nazionali istituite già negli Anni 70, ma anche sui campi di cemento della periferia parigina (a cui Nike ha dedicato il documentario Ballon sur Bitume). È il Mondiale della programmazione calma della Germania campione in carica; della nuova generazione spagnola – di Isco e Asensio – e della maturità di quella belga, le cui basi sono state gettate anni fa con decisioni radicali della Federazione, che ha imposto il 4-3-3 e un gioco che privilegiasse la tecnica e l’uno contro uno.
Anche l’Inghilterra, dopo anni di fallimenti, è uscita dal proprio orgoglio isolazionista e ha cominciato a lavorare con calma nei centri federali, aprendosi alle conoscenze estere. Oggi il campionato inglese è quello che può vantare i migliori allenatori al mondo e in parte questo si rispecchia in una squadra che prova a giocare senza lanciare lungo e provando a controllare il pallone. Una Nazionale che ha forse a disposizione alcuni dei talenti più eccitanti della competizione – Kane, Alli, Sterling – e che lavora già per il futuro. L’Inghilterra ha vinto gli Europei U-19, è arrivata terza a quelli U-21 e ha vinto i Mondiali U-20.
L’Argentina – nel Mondiale che definirà la legacy di Messi – ha scelto un allenatore ossessionato dalla tattica come Jorge Sampaoli, e persino il Brasile, il Paese con il rapporto più religioso e irrazionale con il calcio, ha dovuto imparare dal fallimento del 2014 per scendere a patti con il professionismo del calcio di oggi. Tite è forse il primo ct brasiliano più attento alla tattica che alla tecnica, studiata alla scuola europea di Arsène Wenger e Carlo Ancelotti.
Questo è, quindi, soprattutto il Mondiale del trionfo della progettualità e della coltivazione attenta del talento. A differenza delle ultime edizioni, quasi tutte le squadre ci arrivano a un buon punto del processo di ricambio generazionale. Giocatori come Neymar, Harry Kane, Kevin De Bruyne, Isco, Paul Pogba arrivano all’apice della loro carriera; dietro di loro, però, ci sono giovani di culto che in Russia potrebbero rivelarsi al mondo. Tra le vetrine che espongono i talenti del calcio contemporaneo, il Mondiale è la più prestigiosa. Nessuna competizione ha lo stesso potere di definire il valore di un giocatore, riscriverne la narrativa, gonfiarne il prezzo. Abbiamo scelto quindici talenti, ruolo per ruolo, che in Russia potrebbero portare la propria carriera su un nuovo livello. Quindici motivi per mettervi davanti al televisore anche senza la Nazionale italiana.

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Alisson Becker

BRASILE-PORTIERE
25 ANNI

L’età di un portiere si conta in modo diverso da quella di un giocatore di movimento. Un portiere raggiunge il prime della carriera attorno ai trent’anni ed è raro che diventi titolare di una squadra d’alto livello prima dei 23/24 anni. Per questi motivi Alisson Becker, 25 anni, è ancora giovane. Alla prima stagione da titolare nella Roma, è già entrato nel novero dei migliori portieri al mondo; di sicuro è il più moderno. Alisson continua a leggere il gioco anche quando la palla è distante, così da uscire in anticipo sugli avversari lontano dalla porta. Sarebbe impossibile per la Roma giocare con la difesa alta senza un portiere così. Ha un grande gioco di piedi (il suo campionato è zeppo di dribbling pazzi sugli attaccanti) e un senso della posizione raffinatissimo, che fa sembrare ogni tiro avversario attratto da un campo gravitazionale. Il fatto che nel Brasile sia titolare al posto di Ederson, portiere del Manchester City e altra grande rivelazione della stagione, è la migliore certificazione del suo valore.

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2

Benjamin Pavard

FRANCIA-DIFENSORE
22 ANNI

Pavard ha 22 anni, la pelle bianca come la ceramica e dei capelli ricci che gli danno un’aria patrizia da personaggio di un film di Rohmer. A differenza dei centrali difensivi di oggi, così esplosivi e aggressivi, Pavard ha un’interpretazione elegante e tecnica del ruolo. Usa poco il corpo, contende sempre il pallone, preferisce un tackle pulito a un anticipo irruente. La sua modernità sta nella confidenza con cui tratta il pallone. Il suo destro ha la sensibilità di un centrocampista, tanto nei rasoterra verticali che nel gioco lungo verso le punte, dove cerca soluzioni anche fin troppo complesse. La sicurezza con il pallone, unita all’affidabilità nell’uno contro uno, lo ha portato a giocare spesso terzino destro, soprattutto in Nazionale. Pavard gioca nello Stoccarda e il suo presidente ha già detto che ci vogliono non meno di 30 milioni per comprarlo. Spera che il prezzo  cresca al Mondiale, dove Pavard potrebbe giocare sia come centrale sia come terzino destro più conservativo del cavallo pazzo Sidibé.

03

3

Davinson Sánchez

COLOMBIA-DIFENSORE
22 ANNI

Se Pavard è un giocatore tecnico ed elegante, col suo stile aggressivo ai limiti dell’incoscienza, rappresenta l’altro prototipo del centrale difensivo di nuova generazione, velocissimo e inossidabile nei contrasti, che preferisce la corsa al pensiero. Sánchez è alto un metro e 90, ha le spalle larghe ma una velocità da quattrocentista. I suoi recuperi in velocità in campo aperto sono diventati un vero culto negli ultimi due anni. Sánchez è un difensore dal pensiero ottimista: ingaggia ogni contrasto e si lancia in qualsiasi intervento, in recupero o in anticipo, con l’assoluta certezza di uscirne vincitore. Si esprime meglio quando può difendere in avanti e non all’indietro. È il difensore perfetto per le squadre che vogliono giocare alte e aggressive come il Tottenham, che lo ha comprato in estate per 44 milioni. Al Mondiale la sua esuberanza agonistica, il suo coraggio, la sua attitudine al rischio lo renderanno uno dei giocatori più spettacolari da veder giocare.

04

4

Andreas Christensen

DANIMARCA-DIFENSORE
22 ANNI

Pavard colpisce per la sua eleganza, Sánchez per la sua forza, mentre non c’è niente di davvero appariscente nel gioco di Andreas Christensen. A vederlo giocare, nella difesa del Chelsea di Conte, sembrerebbe un giocatore persino limitato: troppo lento per il calcio di oggi, con un fisico non all’altezza dei ritmi folli della Premier League. Eppure Christensen è stato, tolta qualche sbavatura, uno dei migliori centrali difensivi della Premier League. Fra gli U-23, quello con il maggior numero di intercetti e quello con il più alto minutaggio dopo Davinson Sánchez. Christensen ha uno stile cerebrale, che padroneggia tutti i piccoli dettagli invisibili che compongono la raffinata arte difensiva: la distanza dall’uomo, la lettura della situazione, i tempi dell’anticipo. Questo controllo mentale sul gioco gli permette di nascondere i limiti fisici di un corpo dinoccolato da difensore degli Anni 50. Se siete degli ammiratori del lavoro oscuro e preciso degli artigiani della difesa, amerete Andreas Christensen.

05

5

Youri Tielemans

BELGIO-CENTROCAMPISTA
21 ANNI

Youri Tielemans è sempre stato più avanti di tutti: capitano dell’U-17 dell’Anderlecht a 15 anni, capitano della prima squadra a 18. A 21 anni ha già messo insieme 213 presenze e 36 gol tra i professionisti. Da tempo è considerato uno dei centrocampisti più dotati del calcio mondiale. Quest’anno, però, l’evoluzione di Tielemans si è fermata per la prima volta. Dopo una stagione da 18 gol – un numero assurdo per un centrocampista centrale – è passato al Monaco per una cifra vicina ai 25 milioni, ma Tielemans ha sofferto più di tutti il ricambio generazionale della squadra di Jardim, che aveva ceduto in estate i pezzi più pregiati. Ha giocato poco, una ventina di partite, spesso partendo dalla panchina e, per la prima volta in vita sua, è sembrato timido su un campo da calcio. Nel Belgio parte dietro nelle gerarchie, ma chissà che non possa trovare spazio per farci vedere i suoi cambi di gioco fatti con il compasso, i suoi filtranti da golf, le sue protezioni palla glaciali.

06

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Rodrigo Bentancur

URUGUAY-CENTROCAMPISTA
21 ANNI

«Conservatelo in una vetrina di cristallo e fate in modo che non se ne vada mai via da qua» diceva uno dei primi allenatori di Rodrigo Bentancur al Boca Juniors. Una frase che fa capire il tipo di venerazione che da sempre è stata riservata a questo centrocampista alto ed esile, che si muove per il campo con la lentezza sensuale dei migliori talenti sudamericani. In una squadra razionale come la Juventus, dove è arrivato quest’estate, Bentancur non ha deluso. Certo, non ha neanche brillato, ma alla prima stagione nel calcio europeo ha offerto prestazioni solide e mostrato una capacità di gestione dei tempi di gioco che gli hanno regalato una maglia da titolare anche in sfide complicate. Nel calcio sempre più veloce e ipercinetico di oggi, Bentancur sembra un comandante calmo al timone di una barca che cerca di resistere alla tempesta. Un giocatore di controllo, prezioso nei contesti disordinati del calcio fra Nazionali, che Tábarez fa spesso partire titolare nel suo Uruguay.

07

7

Aleksandr Golovin

RUSSIA-CENTROCAMPISTA
22 ANNI

Golovin è nato a Kaltan, in Siberia, dove il clima insostenibile ha reso il calcio a 5 più popolare del calcio. Come altri talenti cresciuti negli spazi stretti e duri dei campi indoor, Golovin ha un’ottima tecnica nello stretto che gli permette di giocare bene sotto pressione, anche in partite più complicate di quelle del campionato russo, dove ancora gioca col CSKA Mosca. Golovin si è messo in mostra nell’ultima Europa League, dove ha realizzato uno splendido gol su punizione a Londra, contro l’Arsenal. È una mezzala dinamica, che gioca con i calzettoni bassi e che sa fare più o meno tutto discretamente bene, senza spiccare in niente: proprio come richiesto ai centrocampisti universali del calcio di oggi. Questa duttilità lo sta rendendo molto richiesto sul mercato: le voci di mercato legano il suo futuro a Napoli, Arsenal, Juventus e Chelsea. Il Mondiale, dove sarà una delle pochi giocatori interessanti della squadra di casa, chiarirà meglio il suo valore.

08

8

Dele Alli

INGHILTERRA-TREQUARTISTA
22 ANNI

Nel 2015 Dele Alli vestiva la maglia del MK Dons, in terza divisione inglese; nel 2018 Alli è uno dei giocatori più eccitanti del calcio contemporaneo, e uno dei più attesi al Mondiale. Ad appena 22 anni ha già 227 presenze e 68 gol tra i professionisti, ma non sono di certo le statistiche a rendere i contorni di un talento unico nel suo genere. Alli è l’ultimo prototipo di numero dieci. Si muove sulla trequarti con movenze goffe eppure eleganti, da ballerino trap; raramente gioca una palla uguale all’altra; abbonda di tunnel cervellotici, colpi di tacco, primi controlli ambiziosi. Ha un gioco rischioso, quasi sempre verticale, ma prezioso in un calcio dove gli spazi per giocare si stanno facendo sempre più angusti. Alli ha anche un talento meno immediato, che si esprime in letture senza palla che lo rendono micidiale in inserimento. La sua freschezza è quella che meglio rappresenta la new wave calcistica dell’Inghilterra, che in Russia proverà, ancora una volta, a risorgere dalle delusioni del passato.

09

9

Hirving Lozano

MESSICO-ATTACCANTE
22 ANNI

Lozano è alto 1 e 77, ha le spalle strette e gli occhi piccoli da uccello: quando corre verso la porta sembra un proiettile sparato sulle difese avversarie. È arrivato tardi al calcio europeo, a 23 anni, ma la sua stagione al PSV è stata folgorante. In 27 partite di Eredivisie, ha segnato 17 gol e servito 8 assist, battendo a ferro e fuoco la fascia destra e offrendo un contributo fondamentale alla vittoria del campionato dei biancorossi. Lozano è il tipo di ala esplosiva, tutta dribbling e corse a tavoletta in verticale, che il calcio sudamericano ha faticato a sfornare di recente. Non ha solo un grande dribbling, ma anche un piede destro dolcissimo, con cui rendersi pericoloso sia sui calci piazzati sia quando arriva in corsa a ridosso dell’area. La capacità di calciare di interno e di collo, tanto di destro quanto di sinistro, lo rende un finalizzatore temibile. Prezioso in un calcio che sta trasferendo gli oneri realizzativi dai centravanti alle ali, figure che si sono scambiate i compiti di rifinitura e definizione dell’azione.

10

10

Kylian Mbappé

FRANCIA-ATTACCANTE
19 ANNI

Nell’ultimo anno e mezzo Mbappé ha: segnato la sua prima tripletta in Ligue 1 (il più giovane a segnarne una); segnato più di 10 gol in Ligue (il più giovane a riuscirci); segnato 6 gol in Champions League (il più giovane a raggiungere questa cifra); segnato in semifinale di Champions League (il più giovane a farlo); vinto il campionato francese. È quasi naturale che Mbappé sia passato al PSG per una cifra complessiva di 190 milioni di euro. Non solo il teenager più caro della storia, ma il secondo giocatore più caro di sempre dopo Neymar. In una squadra caotica e nichilista, dove ognuno ha giocato per il proprio ego, Mbappé ha comunque confermato le qualità che lo rendono un incubo per le difese. Una velocità prodigiosa, un controllo in conduzione semplice ed efficace, un istinto quasi misterioso nei movimenti e nelle conclusioni in area di rigore. A differenza degli altri, Mbappé non giocherà per rivelarsi al mondo, ma per dimostrare di poter giocare a un livello ancora più alto.

11

11

Marco Asensio

SPAGNA-ATTACCANTE
22 ANNI

A 22 anni Marco Asensio ha già vinto un campionato spagnolo, una Supercoppa spagnola, due Champions League, due Supercoppe UEFA e due Mondiali per club. Si potrebbe pensare che sia inevitabile per un calciatore del Real Madrid di questi tempi, ma Asensio ha avuto un ruolo importante in questi successi. Ha segnato il gol del 4 a 1 che ha chiuso la finale contro la Juventus lo scorso anno e anche in questa edizione della Champions il suo ingresso in campo è stato decisivo per ribaltare il punteggio contro il PSG. Zidane lo utilizza spesso a gara in corso: in mezzo ad avversari stanchi, le sue progressioni palla al piede diventano ingestibili. Il talento di Asensio ha qualcosa di fumettistico: quando accelera sembra piegare l’aria e con la palla va più veloce che senza; quando tira, il pallone pare ovalizzarsi, prendere effetti obliqui e inediti anche per le imprevedibili traiettorie di oggi. Asensio è forse il giocatore che tira più forte con l’interno piede al mondo.

12

12

Kepa Arrizabalaga

SPAGNA-PORTIERE
23 ANNI

Nato nel piccolo paese basco di Ondarroa, Kepa è entrato giovanissimo nell’accademia dell’Athletic Bilbao, un club che schiera solo giocatori della propria regione. A 22 anni è diventato il portiere titolare della squadra, oggi ha già accumulato più di 50 presenze. A gennaio non aveva ancora rinnovato il contratto in scadenza con il club; sembrava già fatta per il suo trasferimento al Real Madrid, ma alla fine Kepa ha rinnovato fino al 2025, anche se il suo futuro sembra lontano dai Paesi Baschi. Se non siete amanti dei portieri moderni, delle loro parate con i piedi, delle uscite istintive, dell’ostinazione a giocare come un difensore, Kepa è il portiere che fa per voi. Ha un’interpretazione quasi vintage del ruolo. Sta molto tra i pali, dove sfrutta un ottimo posizionamento e un’agilità fuori dal normale, permessa anche da un fisico più minuto rispetto allo standard dei portieri di oggi. A novembre ha esordito con la Nazionale, al Mondiale dovrebbe fare il secondo di De Gea.

13

13

Amine Harit

MAROCCO-CENTROCAMPISTA
20 ANNI

Amine Harit è tra i giocatori francesi di seconda generazione che hanno imparato il calcio per strada, sui campetti di cemento. Il fatto di venire dal settore giovanile del Nantes, lo stesso di Dimitri Payet, ha suggerito un paragone facile. Del fantasista dell’OM Harit ha l’uso di entrambi i piedi, il talento in conduzione, la capacità innata di creare gioco offensivo anche nelle situazioni più aride. È alto un metro e 79, ma le gambe lunghe e magre lo fanno sembrare più alto, quando passa in mezzo agli avversari sembra possedere la leggerezza aerea dei talenti più puri. Per sfruttare le sue corse col pallone, le sue squadre – prima il Nantes, ora lo Schalke 04 – lo hanno allontanato dalla porta, schierandolo spesso mezzala. Harit però ha un talento offensivo universale: può giocare mezzala, trequartista, ala, e non è ancora chiaro dove lo farà giocare il Marocco. In Russia saranno da tenere d’occhio i suoi scambi palla a terra con altri compagni dalla tecnica lussureggiante, Ziyech, Amrabat e Belhanda.

14

14

Marcus Rashford

INGHILTERRA-ATTACCANTE
22 ANNI

Rashford ha l’aspetto del giocatore di nuova generazione che sembra fatto di una materia diversa rispetto ai calciatori del passato: più forte, più resistente, più veloce. È alto 1,85 e tocca una velocità di punta di 35 km/h. In più è anche tecnico: ha un’ottima conduzione palla, anche negli spazi più stretti, e un’ottima tecnica di tiro. Più si aprono gli spazi, più Rashford diventa devastante, per questo Mourinho al Manchester United lo schiera più da ala che da centravanti – il ruolo in cui si è formato – cercando di sfruttare al massimo la sua progressione palla al piede. Nell’Inghilterra parte appena dietro i titolari, ma Southgate potrebbe sfruttarlo a partita in corso per aprire le difese avversarie.

15

15

Gonçalo Guedes

PORTOGALLO-ATTACCANTE
21 ANNI

Se siete fan delle ali dribblomani che sembrano state progettate a FIFA dovete tenere d’occhio Gonçalo Guedes. L’ala del Valencia è stata una delle rivelazioni di questa stagione: ha segnato 4 gol, servito 9 assist e fatto aumentare i rimpianti del PSG, che lo aveva ceduto in prestito al Valencia dopo averlo comprato l’anno prima per 30 milioni. Guedes è un’ala che può giocare sia a destra sia a sinistra, sempre con uno stile diretto. Ha un controllo del corpo eccezionale, che gli permette di giocare benissimo anche spalle alla porta. Il suo talento è forse ancora grezzo e istintivo, ma al Mondiale – in un contesto tattico poco codificato – potrebbe proprio per questo fare la differenza.
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