Magazine / Glocal

La diplomazia soft che fa decollare l’India

IL 104 21.09.2018

Il volto del Mahatma Gandhi sulla banconota da 50 rupie


©Pexel

Il tessuto khadi, lo yoga, i film di Bollywood. Per rafforzare le proprie ambizioni globali, il sub-continente punta su cultura e tradizione

La strada “morbida” della diplomazia indiana si muove su un triplice binario: tessuti di gandhiana memoria, yoga e Bollywood.
Quanto ai primi: secondo la commissione nazionale del khadi, le vendite delle stoffe sono aumentate del 34% in tre anni, tanto che i designer del momento (da Payal Singhal a Rohit Bal) hanno reso questo ex materiale povero parte integrante dei trend di stagione. «Il filato tradizionale usato da Gandhi in chiave anticoloniale serviva per diffondere un messaggio di autodeterminazione e di auto-sostentamento, soprattutto nell’India rurale», spiega Nicola Missaglia, analista Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). «Oggi assistiamo a un suo ritorno a livello globale in forza di una nuova domanda: l’India sta capitalizzando la nuova coscienza ecologica per rilanciare una tradizionale risorsa nazionale, con una ricaduta positiva in fatto d’immagine». Anche il premier ha fatto delle casacche kurta in khadi bianco l’elemento distintivo del proprio personaggio, quasi quanto la spiccata passione per lo yoga. «Con 30 milioni di persone che praticano lo yoga solo negli Usa, Modi ha compreso che questa disciplina è portatrice di un forte capitale culturale da istituzionalizzare (per esempio, con la promozione di una Giornata Mondiale dello yoga), rafforzando l’immagine di un’India legata all’induismo, religione cui si rifà il suo partito». Una scelta di promozione politica e salvaguardia di un asset nazionale.

Infine, la soft diplomacy indiana confida in Bollywood, l’industria cinematografica di Bombay, che sta ottenendo risultati record in Cina, superando al botteghino persino Hollywood: una tendenza iniziata lo scorso anno con il dramma sportivo Dangal (190 milioni di dollari d’incasso) fino alla più recente commedia Toilet-Ek Prem Katha. Distensione e pop-corn? «Tra Cina e India ci sono state aperture diplomatiche e credo che sia in atto un tentativo, da parte del primo ministro Modi, di appianare le tensioni, almeno fino alle elezioni del 2019. Ma il merito va soprattutto agli imprenditori di Bollywood, che hanno iniziato a puntare sul grande mercato cinese», continua Missaglia. Insomma, il pachiderma asiatico si muove con docilità, per diverse ragioni: «Si tenta di redimere un’immagine in parte ancora offuscata, per quanto riguarda il radicalismo religioso. Modi potrebbe aver scelto d’investire in una forma “soft” di internalizzazione culturale del Paese, che faccia da contraltare dall’espansione cinese più “hard”: la cultura come via alternativa che assicuri miglioramento dell’immagine interna».

Chiudi