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Liberi, feroci e audaci: così si racconta la realtà

IL 106 31.10.2018

Una vita cinese, autobiografia di Li Kunwu in tre volumi editi da add editore

A Lucca Comics & Games (dal 31 ottobre a 4 novembre) si celebra un momento di grandissima forma degli autori di graphic novel

Ci sono eventi che si impongono per valore sociale ed economico. È la storia del Lucca Comics & Games, fiera che unisce gli amanti del fumetto a quelli dei giochi di ruolo e del gaming, seconda manifestazione mondiale del settore dopo il Comiket di Tokyo. Questa cinque giorni lucchese, nel 2017, ha contato 250mila biglietti venduti e 700mila presenze in loco. I dati rilevati dalla Scuola IMT Alti Studi di Lucca parlano di un valore di business attivato di circa 100 milioni di euro; a beneficiarne sono anche albergatori, ristoratori, negozianti, musei. Sono cifre importanti per un festival di qualità: su novemila intervistati, il 98 per cento afferma di aver intenzione di ritornarci.

Per questa nuova edizione (31 ottobre-4 novembre) la nostra attenzione si posa su alcune figure che, negli ultimi anni, hanno inciso nel mondo delle graphic novel grazie a lavori appassionanti, feroci, audaci.

Li Kunwu è un cartoonist nato nella provincia dello Yunnan, in Cina. Una vita cinese è la sua autobiografia in tre volumi editi da add editore, disegnata dallo stesso Li Kunwu e scritta da e con Philippe Ôtié. L’esistenza di Kunwu viene scandita dai grandi eventi che hanno costituito il percorso di formazione della Cina moderna. L’infanzia e l’adolescenza trascorse a memorizzare il Libretto Rosso di Mao Zedong durante il grande Balzo in avanti e le repressioni delle Guardie Rosse nella Grande rivoluzione culturale, i vent’anni, dopo la morte del Grande Timoniere, trascorsi a cercare di entrare nel Partito, l’età adulta tra le riforme e le privatizzazioni che hanno formato quella Cina che, ora, tentiamo di conoscere e capire nel suo presente. Come scriveva Mao, la rivoluzione è un’insurrezione, un atto di violenza e il tratto forte, nero su bianco, deciso come quello di Li Kunwu sembra preciso per raccontarci carestie e rinascite, agricoltura rurale e turbocapitalismo di una macro-nazione da 1,3 miliardi di abitanti. Le vignette sono spesso colme, dense, sovrappopolate. Agorafobici in una civiltà così differente. Una vita cinese è uno splendido triplo bignami sugli ultimi 50 anni del Paese, nonché il modo più diretto per avere una chiave di lettura di come è ora, attraverso la sua storia.

Per Sara Colaone, coadiuvata da Francesco Satta e Luca de Santis, raccontare Leda Rafanelli è un’occasione per ripercorrere parte della storia d’Italia. Leda, pubblicato da Coconino Press, è una graphic novel dai tratti morbidi e sinuosi, orientaleggianti come la sua protagonista. Leda Rafanelli fu un’anarchica toscana, musulmana, che fece della propria passione e dei suoi contrasti la forza della sua vita. Scrittrice, giornalista, attivista, si schierò con i non interventisti nella Prima guerra mondiale, promuovendo un’idea di anarchia individualista di cui il suo compagno, Giuseppe Monanni, fu portabandiera. Convertita al sufismo, intrattenne relazioni sentimentali con il pittore futurista Carlo Carrà e, ai tempi della sua direzione nell’Avanti!, con Benito Mussolini. Sarà proprio il tradimento di Mussolini, schierato con gli interventisti, a costringere Leda, nel ventennio fascista, a interrompere il rapporto, rifugiandosi in pubblicazioni sotto falso nome, prima di cadere in rovina e divenire un’umile cartomante genovese.

Slasher (001 Edizioni), thriller-horror firmato da Charles Forsman

Leda, di Sara Colaone, Francesco Satta e Luca De Santis (Coconino Press)

Jérémie Moreau presenta La saga di Grimr, pubblicato dalla Tunué e vincitore del prestigioso Fauve d’Or di Angoulême come Miglior Fumetto. Una saga islandese dai tratti poetici che ribadisce, nuovamente, il suo enorme talento pittorico. Dell’autore francese, in collaborazione con Wilfried Lupano, è assolutamente da recuperare La Scimmia di Hartlepool, anch’esso edito Tunué, una fine rappresentazione di un’antica leggenda anglosassone per affrontare il più che mai onnipresente tema del razzismo. Siamo nel teatro dell’assurdo di Ionesco. Gli abitanti di Hartlepool, piccolo paese sulla costa britannica, scambiano una scimmia in divisa per un odiato francese, costringendola in un processo grottesco. La motivazione è semplice: ad Hartlepool nessuno ha mai visto una scimmia, o un francese. La paura di ciò che non si conosce, madre di tutti i razzismi, è trattata con maestrale ironia da Lupano, riscaldata dalla matita pittorica di Moreau. A concludere l’opera, un saggio di Pierre Serna, professore universitario a Parigi, intitolato La finta vera storia degli inizi del razzismo.

Se, nelle precedenti opere, per raccontare la contemporaneità si è ricorso al passato, Charles Forsman è completamente immerso nel presente. The End of the Fucking World (001 Edizioni), da cui è stata tratta l’omonima serie per Netflix, è un capolavoro minimalista. Il mondo dei teenager attraverso mutismi e disagi, vocabolario di una generazione dispersa in un mondo che non riesce a comprendere, e che a sua volta non riesce a comprenderli. Una generazione in fuga che Forsman continua a indagare nella spietatezza di Slasher (001 Edizioni), thriller-horror ambientato nei suburbs americani, dove sesso, scoperta di sé e violenza sono un’ulteriore chiave interpretativa.

La graphic novel mondiale gode di una forma strepitosa e ognuna di queste letture ne è la conferma. Nel disegno stiamo trovando una libertà di narrazione in grado di insegnarci a leggere il presente da angolature che non avevamo considerato. Come scriveva Francesco Pacifico su queste pagine riferendosi al mondo dei fumettisti (IL numero 94), questi artisti stanno dipingendo fantasiosamente la realtà come la sentono. E a noi non resta che leggerli.

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