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Omaggio a Dioniso, dio dell’era liquida

31.10.2018

Il suono penetrante di una zourna, una melodia esotica intonata da una gadulka e dei plugin digitali che simulano cori umani: è l'album “Dionysus”, il ritorno dei Dead Can Dance

Quando s’è trattato di musicare l’arrivo di Dioniso in Grecia, il compositore e polistrumentista Brendan Perry ha sovrapposto un ritmo ripetitivo e minaccioso, rumori di onde, il suono penetrante di una zourna (antico strumento a fiato dell’Europa orientale) e una melodia esotica intonata da una gadulka bulgara, che suona pressappoco come un violino proveniente da un tempo remoto. Roba che in un manuale su come si scrive e produce musica pop di successo nel 2018 finirebbe nel capitolo degli esempi da evitare. Eppure il nuovo album dei Dead Can Dance, Dionysus, disponibile dal 2 novembre, è sorprendentemente contemporaneo perché ci dice qualcosa sulla società in cui viviamo.

Perry l’ha pensato anzitutto come un oratorio in due atti. Al posto delle canzoni ci sono sette movimenti che rendono omaggio alle feste del raccolto derivanti dal culto dionisiaco. «Il mio Dioniso rappresenta il bisogno dell’essere umano di riconnettersi con il ciclo di vita, morte e rinascita. È una reazione allo spirito apollineo che oggigiorno si esprime in governi fascisti e autocratici», spiega a IL.

Dionysus è il suono di una comunità immaginaria che parla una lingua immaginaria. I canti sono stati assemblati grazie a plugin digitali che simulano cori umani partendo da un archivio audio di sillabe. Persino il bel timbro di Lisa Gerrard, l’altra cantante del duo, icona della new wave eterea e voce del colossal di Ridley Scott Il gladiatore, è trattato come uno dei tanti strumenti. Questo linguaggio fantastico serve per evocare il culto di Dioniso. Viene in mente quel che ha scritto Massimo Fusillo nel programma di sala delle Bassaridi di Hans Werner Henze. E cioè che il Novecento ha privilegiato la componente barbarica di Dioniso e che bisognerebbe darne invece una lettura contemporanea. «Un dio androgino […] che accoglie nel suo culto indiscriminatamente vecchi e giovani, donne e uomini, schiavi e padroni, un dio ibrido insomma, che mostra una straordinaria consonanza con alcuni nodi centrali della cultura contemporanea: con i nuovi modelli di una soggettività nomade». Perry ama l’idea di Dioniso come dio dell’identità liquida: nel suo oratorio pop è un outsider che protegge gli emarginati, è il dio degli allucinogeni e della follia mistica che ribalta le norme sociali, è il protettore di viaggiatori e immigrati.

È curioso che un disco ispirato a feste e baccanali non contenga melodie travolgenti e ritmi incalzanti, ma composizioni che invitano all’abbandono misticheggiante. Il suono esoterico e pan-etnico di Dionysus nasce dal temperamento di Perry, dal suo nomadismo artistico, dalle registrazioni sul campo che il musicista ha effettuato nell’arco di due anni, fra battiti di tamburi iraniani, campanacci, armonici di un flauto slovacco, suoni di liuti persiani, strumenti a corda greci, un corno di capra proveniente dalla Corsica. E così Dionysus finisce per somigliare a un mantra che mette in connessione in modo affascinante civiltà contadina e società liquida.

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