Origini caraibiche, 47 anni. Shaun Bailey è il candidato conservatore contro il sindaco Sadiq Khan. Il suo motto: «La mia politica è la strada»

Per scoprire il multiculturalismo di Londra e le sue contraddizioni percorrete la Ladbroke Grove. A Sud di questa strada si trova il ricco quartiere di Notting Hill; a Nord, una delle zone più povere della capitale, North Kensington. Su quella via ha lavorato per anni Shaun Bailey. Origini giamaicane, 47 anni, sarà lui nel 2020 il candidato del Partito conservatore contro il sindaco uscente di Londra, il laburista Sadiq Khan (di origini pachistane). Lui, il ministro Sajid Javid (figlio di un autista di pullman pachistano) e Ruth Davidson, la leader dei Tories scozzesi incinta della compagna grazie alla fecondazione in vitro, sono per il premier Theresa May tre dimostrazioni che il suo è «il partito delle opportunità».

Bailey è un ragazzo nato e cresciuto a North Kensington che attraversando la Ladbroke Grove è finito a un passo dal cosiddetto “Notting Hill set”, un gruppo che faceva base nel ricco quartiere e su cui l’ex premier David Cameron puntava per modernizzare i Tories. Nel suo accento street quanto i suoi modi, Bailey ripete spesso «la mia politica è la strada». Quella strada in cui i suoi amici vendevano droga e armi, e da cui la madre lo salvò. A 12 anni lo convinse ad arruolarsi nei cadetti. La famiglia e i 7 anni di addestramento l’hanno cambiato, Bailey lo racconta sempre. Dopo una laurea in ingegneria informatica, conseguita mantenendosi agli studi con qualche lavoretto saltuario in cui sfruttare il suo fisico (per esempio, la sicurezza dello stadio), Bailey è tornato sulla Ladbroke Grove per aiutare gli emarginati e soprattutto i giovani.

Shaun Bailey è nato nel 1971

Si è occupato di temi sociali come ricercatore del Centre for Policy Studies, think tank contiguo al mondo Tory. Lì ha conosciuto David Cameron, che nel 2010 l’ha voluto al governo come consulente su giovani e criminalità di Downing Street. La sua storia l’ha reso il perfetto ambasciatore della “Big Society” cameroniana, quella visione conservatrice che riconosce le disuguaglianze prodotte dal liberalismo, ma non vuole che sia lo Stato a risolverle. Ma l’élite dell’Eton College che sussurrava a Cameron non lo vedeva di buon occhio: nel 2013 fu “retrocesso” al Cabinet Office e, raccontano i suoi amici, non è mai riuscito a entrare alla Camera. Anche perché quel piccolo, ma potentissimo club non l’ha mai davvero sostenuto. Ci riproverà più avanti, assicurano.

Ora, dall’Assemblea di una Londra multiculturale alle prese con l’emergenza criminalità, si sente l’uomo giusto al momento giusto. Si gode il sostegno del London Evening Standard, il quotidiano gratuito più diffuso della capitale, oggi diretto dall’ex cancelliere cameroniano George Osborne. È deciso a farcela, anche per dimostrare ai laburisti che lui non è una scelta furbetta dei Tories per riscattarsi nella capitale. Brucia ancora il ricordo di una campagna, quella del 2016 condotta dal candidato Zac Goldsmith contro il musulmano Khan, che da molte parti era stata bollata come islamofobica. Nel frattempo, la campagna laburista è partita e si preannuncia senza esclusione di colpi: in questi giorni stanno riemergendo scritti e dichiarazioni razziste e sessiste di Bailey. Stavolta però, giurano i suoi, sarà diverso.

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