L'“Autonomous Sensory Meridian Response”, la risposta neurologica automatica, genera una sorta di solletico che dalla nuca scende lungo la spina dorsale ascoltando suoni o guardando video tranquillizzanti. Analisi di un fenomeno che dalla Rete è entrato nella nostra vita di tutti giorni

Mentre scrivo questo articolo, il crepitio del caminetto si mescola con il vento che passa tra le fessure delle finestre di Grifondoro. È un sottofondo così conciliante che mi sono scaldata una tazza di brodo da sorbire mentre fisso gli occhi sul video che, attraverso YouTube, sta trasformando il mio assolato studio sul Mar Ligure nella crepuscolare sala studenti di Harry Potter.
Oddio, definirlo video è molto generoso: diciamo che è una GIF sonora che dura otto ore invece di cinque secondi.

Sto sperimentando su di me gli stimoli che producono una ASMR, una “Autonomous Sensory Meridian Response”, ovvero una risposta neurologica automatica che si traduce in una sorta di solletico che dalla nuca scende lungo la spina dorsale quando si ascoltano suoni dall’effetto particolarmente tranquillizzante, come sussurri o picchiettii. Nel mio caso, però, il suono della legna che arde è solo di conforto e compagnia: non provo alcun brivido di piacere come riportano invece i milioni di iscritti ai canali specializzati di YouTube, Vimeo e Instagram.

Il cosiddetto “orgasmo del cervello” che io non riesco a provare è infatti per molti ma non per tutti. Non esistono ancora statistiche affidabili in quanto il fenomeno viene studiato solo da pochi anni, ma secondo Craig Richard, ordinario di scienze farmaceutiche della facoltà di Winchester in Virginia, e fondatore della ASRM University, il sito-hub che raccoglie tutti i dati ufficiali sull’argomento, «circa il 20% della popolazione può provare una reazione completa (il solletico al cervello) e un altro 20% una reazione più blanda (rilassamento)».

Secondo Richard, dato che rimango incantata a guardare chi riduce una saponetta in mirepoix e avverto un lieve frisson quando Jeff Goldblum pronuncia suoni sibilanti, appartengo alla seconda fetta demografica. Posso distrarmi, ma non mitigare l’insonnia, l’ansia e la depressione traendone benefici tali da poter ridurre o eliminare gli psicofarmaci come quei felici pochi del primo 20%. Magari si può allenare il nostro cervello a provare il solletico? Oppure sfruttare i device che aumentano le nostre percezioni, come il gilet o il bracciale creati da NeoSensory che permettono ai ciechi di vedere e ai sordi di sentire attraverso vibrazioni che gli arrivano sulla pelle? Per il professore, «la tecnologia non darà modo al 100% della popolazione di esperire un’ASMR, ma estenderà i modi in cui le persone potranno esperire un’ASMR. Un giorno potrai guardare il tuo artista ASMR preferito che fa finta di sfiorare la tua schiena e con una maglia tattile sentirai davvero il movimento delle sue dita».

Anche se l’ASMR non è relegata alla sfera dei video e dei podcast, ma si può “creare” interagendo con un’altra persona nella vita reale, non va confusa con la pelle d’oca che segue un sussurro nell’orecchio o una carezza sul collo perché in questi casi il trigger è di tipo emotivo. L’ASMR è invece fisiologica: le mappature condotte nell’Università di Winnipeg hanno evidenziato degli schemi di connessioni precisi, presenti solo in chi ha appunto una risposta automatica a certi stimoli. Per quanto gli stessi ricercatori siano i primi a lamentare la lacunosità di questi screening (il rumore della macchina che esegue le risonanze magnetiche copre i fruscii, i ticchettii e i sospiri), è comunque assodato che i pattern di chi è in grado di provare un’ASMR vanno a braccetto con alcuni tratti caratteriali, come una spiccata apertura verso nuove esperienze, una vivace immaginazione e una profonda autocoscienza, ma anche una certa bruschezza nei rapporti interpersonali e una tendenza verso gli stati neurotici e l’instabilità emotiva. Tratti che potrebbero spiegare il motivo per cui il popolo ASMR si trova più a suo agio a guardare una signorina che fa finta di tagliargli i capelli mentre guarda dritto nella telecamera e ad ascoltare in cuffia i suoi sussurri e lo snip-snip delle sue forbici, piuttosto che ad andare dal parrucchiere e avere un’interazione con una persona vera.

Bisogna poi mettere in conto che voyeurismo, giochi di ruolo, attenzioni materne e ammiccamenti sessuali creano un surrogato di indubbio successo commerciale: sarebbero 11 milioni i filmati con il tag “ASMR” caricati nell’ultimo anno solo su YouTube; mentre su Instagram #ASMR si incrocia e si sovrappone spesso con #oddlysatisfying, l’hashtag dedicato a tutto quello che troviamo ipnotizzante e stranamente soddisfacente – come una mano esperta che decora una torta, che taglia una forma di sabbia cinetica o che stringe e allunga un pezzo di slime.

E non ci sono solo gli youtuber che ne hanno fatto un mestiere; il mondo della pubblicità ha preso nota del trend e, sotto il radar dei vecchi canali istituzionali, ha creato campagne che durano fino a trenta minuti, rivolte a un pubblico giovane che, anche quando non può provare un’ASMR in prima persona, sa di cosa si tratta e ne è intrigato: KFC ha sfruttato il “crunch” che si sente quando si addenta e si mastica un Extra Crispy Chicken, imitando quello che già da anni facevano i loro fan su internet (ovvero: registrarsi mentre mangiano pollo fritto) e ingaggiando l’attore George Hamilton per impersonare l’iconico Colonnello del logo; Ogilvy ha prodotto dei video intitolati Oddly IKEA in cui una dolce voce femminile spiega come arredare una stanza da studente universitario usando mobili e biancheria svedesi; Toyota sostiene che la campagna per la Camry 2018 sia basata sull’ASMR, più per attirare l’attenzione che per aver usato dei veri trigger o l’atmosfera giusta; Dove Chocolate invece, già nel 2015, ha lanciato due video per il mercato cinese associandoli a ricerche sulle reazioni del pubblico al suono dell’incarto e del cioccolato spezzato sotto i denti.

La possibilità di generare con un bassissimo costo di produzione visualizzazioni organiche e potenzialmente creare dei casi virali attira tutti: IKEA quanto “Magical Ambience and ASMR Worlds”, che ringrazio ancora per il caminetto a Grifondoro. Anzi, scusate ma ora vado a riaccenderlo.

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