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La Mecca si converte alla raccolta differenziata

IL 106 05.11.2018

La città sacra dell’Islam lancia una campagna per il riciclo e il rispetto dell’ambiente: troppi i rifiuti prodotti ogni anno dai pellegrini

Il verde è il colore dell’Islam, poiché rappresenta il Paradiso Terrestre, il giardino di Dio. Ma da qualche tempo la religione rivelata da Muhammad s’interessa di un altro tipo di verde: quello della sostenibilità del pianeta. «Nella tradizione islamica le aree verdi, i boschi hanno un posto speciale: sono luoghi sacri per Allah», spiega a IL l’imam Isa Abd al-Haqq Benassi, membro del Consiglio delle Guide Religiose della Comunità Religiosa Islamica Italiana. «L’uomo ha l’incarico di essere il vicario di Dio sulla Terra. Quindi ha una funzione di responsabilità sull’ambiente».

Nel Corano si afferma: «Il giardino è il simbolo del Paradiso, mentre l’avidità va rifuggita perché corrompe sia i cuori sia la terra». Un’indicazione che è stata presa seriamente alla Mecca, la città più sacra dell’Islam, che ogni anno è destinazione di milioni di pellegrini durante l’hajj. Principale obiettivo? Ridurre la montagna di rifiuti che ogni anno viene generata – circa 42mila tonnellate – e riciclare quanta più materia possibile. «Abbiamo iniziato ad affrontare il problema formando squadre specializzate, spiega Mohammed Al Sati, direttore ufficio ambiente della Mecca. «13mila lavoratori hanno accolto quest’anno i 2,4 milioni di pellegrini raccogliendo e differenziando tra i rifiuti la frazione organica, le lattine e la plastica». Lavorando a tempo pieno anche quando le temperature superano i 42 gradi. Tutti i rifiuti (organico, plastica, carta, vetro, indifferenziata) vengono raccolti in un centro nella vicina Mina, dove sono installate le tendopoli dei pellegrini in visita.

Pellegrini a Mina, nei pressi della Città Santa

«L’Islam non incoraggia lo spreco», continua Al Sati. I pellegrini devono diventare rispettosi dell’ambiente, anche questo fa parte dell’hajj. Per sottolineare il messaggio, la municipalità ha appeso numerosi cartelli con il logo del riciclo anche nei pressi della Ka’ba, il tempio a forma di cubo attorno al quale i fedeli camminano per sette volte in senso antiorario. Le autorità saudite vogliono ridurre il volume di rifiuti di due terzi entro il 2030. Tutti gli scarti raccolti saranno venduti a compagnie di riciclo, e i proventi saranno dati in sadaqah, la carità per i poveri.

La sfida riguarda anche una maggiore educazione dei fedeli. «La responsabilizzazione alla gestione dei rifiuti e all’ambiente inizia a casa e in moschea», spiega Sati. E secondo Benassi, sono sempre più gli imam che incoraggiano i fedeli a rispettare la Terra come dono di Allah. «Alla Mecca l’attenzione per il rispetto della natura, trattandosi di un luogo sacro, deve essere ancora maggiore che altrove; tradizionalmente durante il pellegrinaggio non è possibile tagliare alberi né cacciare». Ora anche creare rifiuti è haram, non gradito a Dio.

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