Un divano di grandi dimensioni dove il disegno dei volumi è sottolineato dal “piping”: quasi una scrittura a mano, una linea continua in nabuk che corre lungo cuscini e braccioli, esaltandone i profili. Con l’inconfondibile firma della Selleria.

«Sloane è arrivato in un momento in cui ci sembrava importante creare un divano classico, con dettagli decisamente meno classici». Bastano poche parole scambiate con Toan Nguyen per inquadrare i codici estetici di Fendi Casa. Era il 1988 quando Anna Fendi e Alberto Vignatelli di Luxury Living Group diedero vita al brand: decisero che avrebbero arredato gli ambienti con lo stesso approccio della maison romana. Un progetto pioneristico. Per la prima volta, l’azienda di moda presentava una linea di mobili e accessori per l’home decor dalla visione globale: collezioni sofisticate, arricchite da materiali pregiati, con forme reinventate. Un’ulteriore svolta arriva, nel 2012, dalla matita del designer di origini francesi (ma residente a Milano) Toan Nguyen. È grazie a lui che è nata la collezione Fendi Casa Contemporary, fatta di tradizione e innovazione, lusso sussurrato ed elementi di chiara contemporaneità. Come il divano Sloane: «Sono partito dalla voglia di affrontare un divano con caratteristiche formali opulente, cercando tuttavia di alleggerirlo, creando un grafismo che richiama e caratterizza anche la moda Fendi», premette Toan Nguyen.

Il progetto si fonda proprio sulla necessità di trovare dettagli tanto evidenti quanto silenziosi e sottotraccia: «Non volevamo niente di troppo esplicito e discorsivo. Nessun eccessivo inquinamento di segno. Ho iniziato da una tipologia di divano “monolitico”, dalla proporzione equilibrata, ma massiccia, creando incastri che ne cambiassero la percezione d’insieme: da qui l’interferenza tra schienale e braccioli, visibile solo a chi lo osserva di lato». A saltare immediatamente agli occhi è il bordo, che corre sul velluto di un intenso blu di Prussia. Si tratta del piping della Selleria in pelle nabuk, i cui codici estetici risalgono alle origini della maison, quando il cuoio romano viene tagliato dai sellai e modellato dai maestri artigiani, dando vita alle prime valigie e borse, cucite interamente a mano. «È un dettaglio fondamentale, che sottolinea i vari elementi del divano e, al tempo stesso, snellisce i volumi importanti». Proprio questa linea delicata è stata decisiva nella elaborazione del prototipo e poi nello sviluppo: «Ho realizzato un schizzo a mano su un quaderno, poi rielaborato in studio con i miei collaboratori, a livello tridimensionale e virtuale. E lì il piping è venuto fuori a dividere i volumi tra braccioli e schienale: volevo comunicare le parti che compongono il divano, rendendolo perfettamente leggibile, mentre tensioni e differenze volumetriche aumentano la sensazione di morbidezza».

La sfida è stata quella di realizzare il bordo e farlo girare in modo armonioso e compiuto: «Cercare la perfezione nel prodotto fatto a mano ha voluto dire trovare una strategia nella struttura interna, che consentisse di ancorare il piping rendendolo impeccabile alla vista nonostante il vincolo di rigidità dato dal materiale, mantenendo una precisa linearità tra un raccordo e l’altro».

Collezione Fendi Casa Contemporary: il divano Sloane disegnato da Toan Nguyen

Questo lavoro si innesta nel solco della tradizione, ma raccoglie la modernità della sfida produttiva: «Se un artigiano mi dice: “Facilissimo, lo faccio tutti i giorni”, lo trovo frustrante. A me interessano progetti di ricerca per i quali mi venga detto: “È difficile, ma forse si può fare”», ammette Nguyen. Da qui soluzioni che si avvalgono della grande pratica, know how e abilità manuale, mai applicata a soluzioni preesistenti. «Qualcosa che solo chi ha un’enorme esperienza alle spalle riesce a fare: non a caso, quest’anno si celebra il nostro trentesimo anniversario».

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